domenica 25 gennaio 2015

Il Vescovo di Lodi mons. Malvestiti in visita alla nostra parrocchia

Breve ma intenso il momento di incontro con il nostro Vescovo, mons. Malvestiti, che ha celebrato la santa Messa in occasione della festività di San Bassiano. Al termine il caloroso incontro con i sanfereolini.


















Quaresima: ritorniamo al Signore

Il tempo vola e non ci si accorge. Siamo già agli inizi di una nuova Quaresima che è e rimane per tutti un tempo di grazia per ritornare al Signore.

LA QUARESIMA
E’ sempre stata vista come un tempo nel quale ogni cristiano cerca di rimettersi sulla strada del ritorno al Signore. Il termine che maggiormente risuona in queste settimane è “conversione”. Siamo infatti chiamati a rivedere le nostre scelte, il nostro stile di vita, le nostre aspirazioni per confrontarle con il Vangelo, per vedere le nostre possibili deviazioni dalla volontà del Padre. Compiuto questo confronto e constatata la nostra infedeltà a Dio, si tratta di ritornare al suo amore. In una parola di ritornare a casa come ha fatto il figliol prodigo.

TUTTI IMPEGNATI
Questo invito a ritornare a casa per riprendere a vivere nell’amore del Padre, è rivolto a tutti indistintamente. Nessuno è dispensato da questo cambiamento di vita. Siamo infatti tutti peccatori. L’infedeltà al Vangelo, la mediocrità nella vita spirituale, il fascino del male toccano tutti. Tocca pure me vostro parroco. Anche la stessa Chiesa è chiamata a rivedere la sua più o meno fedeltà al Vangelo, per essere in grado di lasciarsi rinnovare dalla grazia della conversione Quaresimale.

A UNA CONDIZIONE
Ma questo ritorno al Signore sarà possibile se prima ci assumeremo le nostre responsabilità. Non è infatti possibile convertirsi veramente se prima non prendiamo coscienza dei nostri sbagli. In una parola, dei nostri peccati. Chi non si riconosce vero peccatore, non sentirà mai il bisogno di cambiare vita e quindi di ritornare al Signore. Solo la sincerità con se stessi e nei confronti di Dio, fa scattare il desiderio della conversione. Il primo passo da fare è allora quello di guardare senza giustificazioni il nostro stile di vita per vedere le nostre personali responsabilità. 
Come vostro parroco mi faccio allora voce di uno che grida nel deserto di questo mondo e della nostra realtà per richiamare l’attenzione su alcuni aspetti della nostra vita personale e comunitaria che più di ogni altro hanno bisogno oggi di una vera conversione.

COME CRISTIANI
Se c’è una pecca che squalifica in pieno il cristiano è di non essere felice e pienamente convinto del valore della fede che porta nel cuore. Da questa mancanza derivano, a mio avviso, tutte le altre infedeltà al Vangelo. Se non si è convinti e felici della fede cristiana, tutto diventa peso e, di conseguenza, si cercherà di sbarazzarsene o di farne un miscuglio con le proposte che la società offre. La gioia e la convinzione poste a fondamento di una vita cristiana, sono la testimonianza di cui oggi la nostra società ha quanto mai bisogno. Come può un ragazzo o un giovane sentire il desiderio di essere cristiano, se noi adulti non ne siamo convinti e tanto meno contenti di esserlo?

COME FAMIGLIE
Siamo più che mai convinti che non basta sposarsi in chiesa per essere una famiglia cristiana. E’ necessario che la vita tra le mura domestiche sia contraddistinta dai valori evangelici, cercando di divenire sempre più una nuova famiglia di Nazaret. Ciò che oggi manca in modo particolare alle nostre famiglie è l’impronta cristiana viva e chiara. Vale a dire quello stampo cristiano che subito balza agli occhi di chi guarda anche solo superficialmente i componenti di una famiglia. Se infatti diamo uno sguardo alle nostre famiglie che cosa vediamo di cristiano? Su cosa si diversificano da quelle che hanno lasciato tutto in fatto di fede? Dove si trova la sobrietà di vita e l’essenzialità delle cose? Dove è possibile vedere la presenza del Signore? Che cosa testimoniano del Vangelo? 
Basta solo una sottolineatura. E’ inutile, a mio avviso, rammaricarsi perché i figli percorrono strade poco raccomandabili, se in famiglia non ricevono nessuna impronta cristiana, non sono aiutati a vivere con gioia l’appartenenza al Signore e alla sua Chiesa.
Le nostre famiglie hanno quindi bisogno anche loro di un sincero ritorno al Signore.
La prossima Quaresima sia allora un’occasione perché ciascuno si assuma le proprie responsabilità.

COME COMUNITA’ PARROCCHIALE
Non deve sembrarvi strano: anche la nostra parrocchia deve convertirsi al Signore. Non deve soltanto invitare i suoi figli a ritornare a casa, anche lei deve rinnovarsi per essere sempre più conforme alla volontà del Padre. Mi chiedo allora: da che cosa deve convertirsi la nostra comunità? Penso che non debba stancarsi di crescere nella comunione fraterna. Su questo aspetto c’è sempre da migliorare. Penso che debba farsi maggiormente carico delle povertà del nostro quartiere. E sono tante. In modo particolare le difficoltà di tanti anziani soli e abbandonati. Penso anche alla sua opera di evangelizzazione. Questa andrà avanti solo se oltre alle forze disponibili dei suoi figli per quest’opera, sarà sempre più innamorata del Signore e se saprà rappresentarlo al vivo nelle sue celebrazioni, nella sua predicazione, nella sua attività pastorale a favore degli ultimi. Per giungere ad essere così, di strada ne deve fare ancora molta.

CI AFFIDIAMO AL SIGNORE
Consapevoli che da soli non siamo capaci di nulla in fatto di conversione, ci affidiamo al Signore. E’ lui che ha il potere di rinnovare pienamente i nostri cuori. Le proposte della parrocchia per la prossima Quaresima sono un’occasione per assumerci le nostre responsabilità in ordine ad una sincera conversione.

La comunità ha ringraziato

Riportiamo l’omelia del parroco alla Messa solenne del 31 dicembre 2014 perché il grazie della comunità parrocchiale sia condiviso da più cuori.

Carissimi questa è la sera nella quale sentiamo più di ogni altro momento la realtà della vita. Infatti tra poche ore un altro anno in più peserà sulla nostre spalle.
Due possono essere i sentimenti che possiamo provare: quello dell’amarezza, perché un altro anno se ne va e quindi più o meno diventiamo sempre più vecchi o, se preferite, sempre più maturi. Oppure quello della serenità, perché siamo ancora qui, perché la vita, più o meno segnata da qualche acciacco, va avanti e quindi abbiamo speranza che il nuovo anno, che tra qualche ora inizieremo, sia migliore. 
Infatti gli auguri che ci facciamo questa sera e in questa notte sono auguri di speranza.
Non so quale sentimento prevalga nel vostro animo. Come vostro parroco vi invito a non lasciarvi prendere dall’amarezza. E’ vero, tutto passa, gli anni passano, ma l’amore del Signore è sempre per noi. 
Se abbiamo qualche sprazzo di serenità nutriamo fiducia che se anche gli anni passano la mano del Signore continua a sostenerci. 
Ma noi questa sera siamo qui per dire grazie al Signore per il suo amore che non viene mai meno, ma anche per gli aiuti che ci ha dato in questo anno anche se noi non ce ne siamo accorti. Diciamogli allora grazie sia a livello personale che famigliare.
Io, come parroco, mi farò voce per voi perché è stato ancora grande l’aiuto che il Signore ci ha dato come parrocchia in questo anno che ormai passa alle nostre spalle.
Di che cosa dobbiamo ringraziare il Signore?

Primo dono
Lo ringraziamo in primo luogo perché in tutto questo anno ha continuato ad amarci, a volerci bene. Non deve sembrarvi strano questo grazie. Se non ci avesse amato, noi saremmo caduti nel nulla o peggio nella dannazione. Se lo ringraziamo per averci amato, è perché noi non vogliamo dare troppo per scontato l’amore del Signore. Oggi diamo infatti per scontato l’amore di chi ci sta accanto. Chi di noi sa ringraziare ? Chi di noi sa dire espressamente la parola “grazie” per l’amore dei genitori, per l’amore dello sposa e della sposa? Tutto è dovuto. 
Questo atteggiamento non deve esistere nei confronti dell’amore del Signore. Lui ci ama pur non avendo bisogno di noi, Lui ci ama perché sa che la nostra vita si realizza pienamente solamente lasciandoci amare da lui. E il suo amore è vero, è gratuito, è immenso. È strettamente personale.
Alcune volte abbiamo difficoltà a dirgli grazie per il suo amore perché siamo sotto il peso della croce. Non c’è contrasto tra lui che ci ama e la nostra sofferenza. Anzi il suo amore è più grande e più potente quando siamo uniti a Lui sulla croce. E allora diciamogli almeno questa sera: Grazie o Dio, nostro Padre, per il tuo amore. Grazie perché continui ad amarci nonostante le nostre povertà, la nostra scarsa generosità nel contraccambiare il tuo amore. 

Secondo dono
In secondo luogo lo ringraziamo per l’attività pastorale che ci ha dato di iniziare. Ci ha illuminato e poi sostenuto nel dare inizio a questo anno caratterizzando tutta la nostra attività pastorale circa lo Spirito Santo. Per qualcuno sarà poca cosa, ma per me è stata, come ho già detto diverse volte, una scelta qualificata. E’ infatti lo Spirito Santo che ci fa grandi, è lo Spirito che ci fa Chiesa, è lo Spirito che ci fa partecipi della stessa vita trinitaria. Prendere coscienza di possedere, o meglio, di essere posseduti da questo dono, è qualcosa di veramente grande. Posso attestare che in questo anno vedo che qualcosa sta movendosi nella nostra comunità e nella vostra vita spirituale personale. Tutto questo non è frutto dei nostri sforzi, ma è opera dello Spirito che sempre guida non solo la Chiesa, ma anche la nostra stessa vita di figli di Dio.
Grazie, o Padre, che ci hai dato la grazia di caratterizzare la vita e le attività di questa tua e nostra comunità parrocchiale impegnandoci a conoscere, a riflettere, a pregare sul dono che il tuo cuore ci ha dato, lo Spirito Santo. Grazie perché è lui che ci fa tuoi figli, è lui che ci fa essere una cosa sola con te, è lui che ci assicura che la vita è un camminare verso la gioia senza fine.

Terzo dono
Come già abbiamo fatto lo scorso anno, ancora anche in questa sera dobbiamo dire grazie al Signore che, oltre ad aiutarci nella nostra vita spirituale, ci ha aiutato a qualificare ancora maggiormente il nostro servizio ai poveri e a chi versa in necessità. Non vi deve sembrare strano questo grazie. E’ invece vero ed autentico, è un bisogno che la nostra comunità parrocchiale sente in questo momento. Guai a noi se fossimo solo impegnati a celebrare l’amore del Signore con liturgie solenni e poi ci dimenticassimo dei poveri. Se nella liturgia esaltiamo e celebriamo il Signore, noi lo troviamo invece vivo nel povero che chiede sinceramente aiuto. Di questo ne siamo pienamente convinti. E di conseguenza cerchiamo di lodare il Signore, ma anche di servire il povero. E qui entra in primo piano l’opera della nostra Caritas parrocchiale. Carissimi, permettete che vi dica sinceramente come vedo la nostra Caritas. E’ un po’ il fiore all’occhiello della nostra comunità parrocchiale.
Quest’anno abbiamo lavorato parecchio per riorganizzare maggiormente il servizio ai poveri. Qualcosa si sta muovendo anche per i nostri fratelli nelle carceri, consapevoli che anche loro sono nostri fratelli. Ma ciò che rende bello tutto questo è che all’organizzazione corrisponde anche la generosità di tutti voi. Lo stile dell’aiuto ai poveri sta diventando, a mio avviso, uno stile ordinario. Vedo che non c’è un’attenzione ai poveri solo durante il tempo dell’Avvento e della Quaresima, ma è una attenzione che dura tutto l’anno. Infatti il cestone della Caritas in Chiesa parrocchiale è sempre disponibile ad accogliere, ma anche vi si trovano sempre numerosi vostri sacchetti. Giustamente il Signore ce lo aveva detto: “I poveri li avrete sempre con voi”.
E noi, anche se a volte può essere difficile, li vogliamo amare e servire perché in essi vive il Signore. 
E allora anche qui diciamo: Grazie o Padre che ci hai sostenuto ancora nel servizio ai poveri, a chi versa in necessità. Noi vogliamo servirti, consapevoli che tu vivi in loro perché con loro tu ti sei identificato.
Ti diciamo grazie anche perché muovi il cuore di tanti sanfereolini che con i loro piccoli o grandi sacchetti dimostrano di vederti in chi ha bisogno. Il nostro grazie è anche per chi si spende per mandare avanti questa organizzazione caritativa, cioè tutti i nostri volontari. 
Signore, fa’ che la tua e nostra comunità parrocchiale ti lodi celebrando il tuo amore e ti serva nei poveri. L’amore per te non può mai e non deve mai disgiungersi dall’amore a chi soffre e versa in necessità.

Quarto dono
Carissimi, anche quest’anno sento il bisogno di invitarvi a dire grazie al Signore per la vostra generosità nel sostenere le necessità della parrocchia. La nostra fiducia nella provvidenza si manifesta attraverso la vostra generosità. 
Con il prossimo mese di gennaio sono passati ormai cinque anni da quando abbiamo iniziato ad avere sulle spalle il pesante mutuo per il rifacimento di questa Chiesa. E in questi anni, alternandoci fra alti e bassi, non abbiamo fatto brutte figure. Siamo andati avanti con una certa serenità. E’ vero che abbiamo davanti a noi altri dieci anni. Ma se abbiamo incominciato bene, speriamo di continuare bene. Posso dire dopo tutto questo che le vostre piccole e grandi gocce di generosità fanno veramente il mare della generosità. Vi confesso che ogni giorno invoco dal Signore il suo aiuto nella sua mano provvidente e nello stesso tempo prego per voi che condividete con me questa grande fatica. 
Siamo però sicuri che il Signore ci sarà sempre vicino. Abbiamo fatto tutto per lui, per la sua Chiesa. Il Signore che vede i nostri sforzi, ci sia sempre accanto con la sua generosa provvidenza. E allora anche qui dico:
Grazie o Padre, che sempre ci sostieni nel faticoso cammino non solo per l’aspetto spirituale, ma anche materiale. La tua provvidenza ci sostenga sempre, la tua mano generosa si apra e ci dia conforto. Siamo più che mai consapevoli che senza di te non possiamo far nulla. A te tutto è possibile. Guarda alle nostra fatiche finanziarie e aiutaci. Guarda a chi ci aiuta con la sua offerta e ricompensalo come tu solo sai fare.

Carissimi, il mio grazie questa sera è rivolto anche a voi. Non è retorica, non è un proforma, ma è un grazie sincero ed esce dal mio cuore. 
Da quando sono arrivato vi porto tutti con me. Per voi prego ogni giorno. Anche se gli anni passano vi confesso che non mi sembra vero che siano così tanti quelli passati insieme. Il bene che ho ricevuto e che continuamente ricevo è veramente grande.
Per tutto questo vi dico grazie, grazie di cuore. Come vi ho già detto lo scorso anno, vi dico ancora: se sono quello che sono a livello spirituale, è non solo un dono di Dio, dei miei cari ormai arrivati in paradiso, ma è anche opera vostra, della vostra vicinanza e soprattutto della vostra testimonianza cristiana.
Non conosciamo il futuro. E’ nelle mani di Dio e noi sappiamo che lui fa sempre le cose per bene. A noi il compito di essergli obbedienti. E allora anche qui dico: Grazie, o Padre per questa comunità che mi hai affidato. E’ grande il bene che ricevo da lei, da tutti questi tuoi figli. Per lei io faccio qualcosa, ma so che sei tu a condurla, a santificarla, a renderla bella e significativa. Conducila ancora, conducila sempre più a scoprire il tuo amore e ad accoglierlo, ma anche a testimoniarlo a tutto il quartiere. Ricompensala per il bene che vuole ai suoi sacerdoti. 

Concludendo. celebriamo allora con sentimenti di ringraziamento questa eucarestia e mettiamo nel cuore del Signore questo anno ormai alle nostre spalle, consapevoli che Dio Padre farà ancora meraviglie nel nuovo anno che tra poco inizieremo nel suo nome, sostenuti e animati dalla potenza dello Spirito Santo.
Amen.

I doni dello Spirito Santo - Il Consiglio

La nostra vita è continuamente piena di scelte, più o meno importanti che noi siamo chiamati a fare ogni giorno e che, a volte, facciamo senza troppo riflettere. Poco male se si tratta di scegliere tra cose di poca importanza, il guaio è che, troppo spesso, le nostre scelte sono troppo avventate anche quando si tratta di cose importanti o molto importanti. Questo è possibile perché non sempre ci ricordiamo di avere una natura inquinata dal peccato originale. Il buon senso, in questi casi, ci suggerisce di non fidarci di noi stessi, ma di fare un bell’atto di umiltà e chiedere consiglio a chi sa più di noi in quel campo. Il nostro Creatore, che ci ha combinati Lui in questo modo, ci ha dato la possibilità di avere un Consigliere straordinario, esperto in ogni campo: lo “Spirito Santo” il quale, attraverso il dono del Consiglio è in grado di orientarci in modo giusto verso qualunque scelta noi siamo chiamati a fare in ogni circostanza della nostra vita.

FRAMMENTI DI VITA QUOTIDIANA
1. Trepidazione di una giovane mamma: “Forse si vede già! Forse quello sguardo che mi segue nella folla ha già indovinato il mio segreto! Forse non dovrei andare così in fretta, né salire su una metropolitana in cui si sta così pigiati! Chissà cosa dirà! E mia madre? E le mie colleghe di lavoro? Il mio terzo figlio! E dopo cinque anni! 
La gioia mi ha travolto questa mattina quando ho avuto la certezza. Poi una specie di ansia. Paolo è via per lavoro fino a domani: con chi mi confido?
Questa specie di fastidio che sento è forse il segno che qualche cosa non va? Come lo spiegherò agli altri due figli, oramai grandicelli? Inoltre mi trovo così spossata che mi chiedo se avrò energia sufficiente per far vivere questa nuova creatura, se riuscirò a mantenerla, a tenerla in grembo... La competenza del medico che mi assicura: “Tutto va bene!” mi sembra troppo professionale e cerco di osservarne il volto col sospetto che non mi dica tutto! Ho come una nostalgia, ora che mi trovo in una nuova maternità, di un abbraccio di madre in cui potermi abbandonare e sentirmi sicura!”

2. Scelte dei giovani, domande dei genitori:
Il figlio maggiore ha fatto di testa sua ed ha sbagliato! Si è iscritto ad una facoltà prestigiosa, di sicuro avvenire - come dicevano - ma troppo difficile. Non è stata una scelta giusta, perché era mossa dalla moda e dall’ambizione! Ricordo che anche noi, genitori, eravamo orgogliosi, ma a torto ed ingenuamente! Infatti, subito ai primi esami, sono incominciati i problemi: il ragazzo era teso, irrequieto ed impreparato! Tornava a casa umiliato! Abbiamo sbagliato anche noi ad insistere!
Ora tocca alla ragazza scegliere. Lei è più diligente ed ordinata, ha avuto risultati migliori: anche lei punta ad una facoltà difficile. Come capire se si tratta veramente di una vocazione, se è veramente la sua strada o se è una velleità! Dobbiamo spingere verso traguardi impegnativi o consigliare percorsi più modesti? Come distinguere il dovere di mettere a frutto le proprie doti, dal presumere oltre le proprie forze? D’altronde, bisogna scegliere ed ogni scelta ha conseguenze rilevanti. Non vorremmo che, incoraggiando ad ardue scelte, dovessimo poi raccogliere una vita spezzata dalla depressione! Non vorremmo neppure che, consigliando più agevoli percorsi, ci sentissimo, un giorno, rimproverare: “Non avete creduto alle mie possibilità! Eccomi qui, ora, senza prospettive e senza soddisfazioni!” Che suggerimenti possiamo dare noi genitori? 

PREGHIERA E RIFLESSIONE
Nell’intimità con Dio e nell’ascolto della sua Parola, noi acquistiamo la forza di mettere in disparte la nostra logica personale, suggerita, il più delle volte, dalle nostre chiusure, dai nostri pregiudizi e dalle nostre ambizioni ed impariamo invece a chiedere al Signore quale sia la sua volontà, il suo desiderio. In questo modo si sviluppa in noi una profonda sintonia con lo Spirito, e lo Spirito ci consiglia, ma noi dobbiamo dare spazio allo Spirito. Dare spazio allo Spirito, vuol dire: “Pregare!”.
Invoco, allora, con voi e per voi, lo Spirito Santo, affinché effonda su di voi il dono del Consiglio.
Il dono del Consiglio aiuta a scegliere bene di fronte alle alternative diverse che la vita ci propone, guida nella provvisorietà e nella incertezza a non fare passi falsi, ci aiuta a discernere, a non essere precipitosi ed a non assolutizzare nulla di ciò che è meno di Dio.
Forma pratica del dono del Consiglio è la direzione spirituale che aiuta la persona a orientare ed a vivere la propria vita secondo Dio (C. M. Martini: Tre racconti dello Spirito).

Illuminati dal dono del Consiglio, vediamo come vengono risolti i fatti sopra descritti:
1. La giovane mamma che aspetta il terzo figlio ha trovato finalmente le parole desiderate dalla compagna di scuola che, da anni, vive in un monastero. Proprio quella donna, che non sa nulla di maternità, ha trovato la via del cuore dell’amica-giovane mamma, più di Paolo, il marito affettuoso, più della sua mamma che pure ha esperienza, più del medico con tutta la sua competenza. Davanti all’amica-monaca, alla sua grata ed al suo silenzio, la giovane mamma ha sentito sciogliersi le sue paure e come l’abbraccio di una indescrivibile pace l’ha avvolta alla promessa: “Ogni giorno pregherò per te e per il tuo figlio che aspetti!”. L’amica-monaca non le ha consigliato nulla, non le ha raccomandato nulla, ma l’arte di trasformare in preghiera un dubbio e una paura, ha insegnato alla giovane mamma la via della fiducia.

2. L’anziana maestra non insegna più da tanto tempo, è quasi cieca, esce da casa solo nei giorni di festa perché i figli l’accompagnano alla S. Messa, non gode buona salute ed anche la voce che zittiva numerose scolaresche irrequiete e rumorose, si è calmata. Si direbbe che oramai vive fuori dal mondo, ma ha molta saggezza di chi ha molto vissuto, ha molto sofferto ed ha molto pregato. Ecco perché ricorrono a lei per un consiglio genitori incerti sulla scuola da scegliere per i figli, perfino qualche scolaro di un tempo, fattosi giovane, ha il piacere di presentare alla maestra, la fidanzata, nella speranza che possa darle qualche buon consiglio.
L’anziana insegnante, senza darsi tanta importanza, si rende ancora utile, dando consigli con prudenza ed umiltà, raccontando storie del tempo passato, realmente avvenute o inventate. Sorridendo, arguta, dà l’impressione che i suoi occhi, stanchi ed annebbiati, siano capaci di vedere più lontano.Accettare un consiglio in un mondo così superbo come quello in cui viviamo è un’impresa non da poco! Facilmente, infatti, ci capita di vedere persone che, solo perché hanno la lingua sciolta, si arrogano il diritto di dare consigli a destra ed a sinistra e pretendono di insegnare a tutti, arrabbiandosi se non vengono prese in considerazione.
Accettare un consiglio e vagliarne il valore, è un atto di umiltà e può servire molto a migliorare noi stessi e la nostra condotta. Non dimentichiamo che, tra i primi cristiani era molto ln voga la “correctio fraterna”, cioè i primi cristiani, costituiti in massima parte da persone economicamente povere, ascoltavano volentieri Gesù perché ricordava loro che qui siamo di passaggio e siamo diretti verso il Paradiso, dove ci troveremo eternamente nella gioia. Ma, per poter entrare in Paradiso, bisogna, in questa vita, correggere i propri difetti e, siccome i nostri difetti li vedono più facilmente gli altri di noi, pregavano allora i fratelli di far loro presente i difetti che riscontravano nel loro comportamento, onde poterli correggere. Indubbiamente, come ci ricordano gli Atti degli Apostoli e le lettere degli Apostoli, anche nelle prime comunità vi erano contrasti e divisioni, erano però casi isolati e le comunità cristiane apparivano piuttosto come un insieme di persone, non prive di difetti, ma che si volevano veramente bene e che si aiutavano sinceramente a migliorarsi vicendevolmente.
Questo modo di vivere, destava meraviglia nei pagani e faceva sorgere in loro il desiderio di ricevere il Battesimo per poter così entrare a far parte di quel gruppo di persone.
Questa correzione fraterna dovrebbe trovare vita anche nelle nostre comunità, diventerebbero veramente un polo di attrazione, non di ripulsa, come, purtroppo appaiono oggi! Certamente ci vuole carità nel riprendere un fratello od una sorella che, inavvertitamente, sbaglia, e ci vuole una forte dose di umiltà nell’accettare una giusta correzione.
Già nell’Antico Testamento Dio, per bocca del profeta, diceva: “Se tu vedi che tuo fratello sbaglia, riprendilo in disparte, se ti ascolterà, avrai guadagnato tuo fratello, se non ti ascolterà, io chiederò conto a lui, ma tu ti sarai sgravato la tua coscienza!”.
Il codice stradale punisce per omissione di soccorso chi non si ferma per prestare aiuto ad un infortunato, i difetti in una persona sono come ferite nell’anima di quella persona, quindi si ha l’obbligo morale di tentare di guarirla....
Purtroppo, col nostro menefreghismo, abbiamo creato una società talmente superba e corrotta, da rendere quasi impossibile per una comunità cristiana adottare la “correzione fraterna” anche nel suo interno. Questo, però, non ci esime dal tentare, anzi, poiché è vero che il Signore proporziona il suo aiuto alla gravità delle difficoltà che incontriamo, dobbiamo veramente mettercela tutta, aumentando la preghiera ed il sacrificio: lo Spirito Santo interverrà!
Dobbiamo aver fede e perseveranza!

domenica 14 dicembre 2014

Natale: Dio ci ama!

Tra pochi giorni sarà di nuovo Natale. E gli uomini in un modo o in un altro lo vivranno. Non si può far diversamente. E’ un giorno come gli altri che arriva e non si può far diversamente se non viverlo come normalmente si fa con tutti gli altri giorni. Ci sono infatti diversi modi di accoglierlo e di viverlo. Qualcuno passerà questo giorno senza sapere che avvenimento lo ha fatto nascere e che cosa significhi far Natale. Altri, pur sapendo che cosa significa Natale per i cristiani, lo vivranno senza far nessun riferimento al mistero che viene celebrato. Per noi invece, che sappiamo e che desideriamo viverlo nel suo significato più profondo, vuol dire prendere coscienza che Dio ci ama. Ecco allora a voi che ancora una volta condividete con me e io con voi questa gioia, il mio più grande e significativo augurio.


BUON NATALE
Carissimi, vi dico queste parole e soprattutto vi faccio questo augurio con tutto il mio cuore. Passiamo insieme ancora un nuovo Natale. Ne abbiamo vissuti tanti: 23! Se ogni Natale è sempre bello, questo, vi assicuro, ha un sapore tutto particolare. E i motivi sono diversi. Ne conoscete senz’altro alcuni. Per un parroco le feste grandi del Signore sono un’occasione per sentirsi maggiormente padre, quindi responsabile della vita cristiana di tutti coloro che, in nome del Signore, gli sono stati affidati. In tutti questi anni ho sempre cercato di vivere i miei rapporti con voi cercando solo ed unicamente di aiutarvi a conoscere, ad accogliere e ad amare il Signore. Il Natale che stiamo per vivere sia allora una nuova occasione per crescere tutti insieme in questo grande e immenso amore. Qui in questo bambino che di nuovo si presenta a noi nel mistero della sua nascita, si trova la nostra più vera ed autentica ricchezza. Accogliendolo e poi vivendo il suo amore tutto si illumina, tutto trova il suo significato. Ecco allora il mio augurio.


VI AUGURO
Vi auguro di prendere coscienza che siete grandemente amati dal Signore. Convincetevi, carissimi, che questa è la scoperta più grande e fondamentale della vita. Tutto il resto passa in secondo ordine. Convinto di questo in tutti questi anni che ho vissuto con voi non ho fatto altro che chiedere al Signore di farvi questa grazia. Immersi nel suo amore che è grande e immenso, che non fa distinzioni di persone, noi affrontiamo la battaglia della vita con serenità, con la certezza che il bene trionferà presto o tardi.
E allora dico alle famiglie: fate posto al Signore, fateglielo in questo nuovo Natale, come pure ogni domenica con la Messa festiva. Sappiate che quando il Signore abita con voi, è presente in casa vostra, il suo amore vi aiuterà con grazie particolari. So che oggi più che mai avete problemi di vario genere. Alle famiglie che vivono particolari situazioni di sofferenza dico: sappiate che il Signore è con voi, non scoraggiatevi. Se gli farete posto avrete più luce per guardare avanti, avrete più forza per continuare il vostro cammino.
Faccio gli auguri anche ai giovani. Carissimi giovani, non so se verrete, come si dice, a fare Natale accostandovi al Signore con una buona confessione e ricevendolo poi nel vostro cuore. Sappiate che qui nel quartiere c’è una comunità, la vostra parrocchia, che vi ama e prega sempre per voi. Non dimenticate quei felici momenti trascorsi in questi ambienti nati e conservati tuttora per voi. L’oratorio è sempre lo stesso: vuole il vostro bene offrendovi momenti di formazione perché l’amore del Signore sia sempre più conosciuto e radicato nei vostri cuori. Se ora l’oratorio è fuori dalle vostre attenzioni, non dimenticate però il Signore.
Poiché nel nostro oratorio c’è un buon gruppo di adolescenti che vanno ormai verso la piena giovinezza, anche a voi dico: buon Natale! Quando vi vedo in oratorio, quando partecipate agli incontri programmati per voi, per la vostra crescita umana e cristiana, vi dico sinceramente che provo una grande gioia. Siete infatti la speranza della nostra parrocchia e soprattutto dell’oratorio. Carissimi, auguri di buon Natale. Non ho regali particolari da darvi, ma vi offro quello che forma il tutto della mia vita: Gesù. E’ Lui che rende bella la vita. E’ Lui che dà senso e significato ad ogni cosa, compresa l’esistenza stessa. E Lui non delude mai. Ne sono fermamente sicuro. Accoglietelo allora nel vostro cuore e lasciatevi amare come Lui solo sa amare.
Agli anziani, agli ammalati, anche se lasciati per ultimi, il mio augurio non è meno sentito e tantomeno insignificante. Mi trovo tra voi. Ormai sono uno di voi anche se la passione e l’amore per la comunità parrocchiale e quindi per tutti i sanfereolini, è ancora vivo e sempre più deciso a spendersi per tutti fino alla fine. Vi auguro un felice Natale. Sappiate che il Signore nasce anche per voi. Lui non guarda all’età, guarda il cuore. Apritegli allora il vostro cuore, anche se ha qualche difficoltà. Lui non ve lo guarisce, lo sapete bene, ma lo riscalda del suo amore. E questo vale molto di più. Con il vostro cuore pieno del suo amore potrete riscaldare tanti altri cuori, specialmente quelli dei vostri figli e dei vostri nipoti.


E ALLA PARROCCHIA?
Auguro non solo di aiutare tutti i sanfereolini a vivere nei dovuti modi il mistero della nascita del Figlio di Dio, ma di essere sempre più segno vivo e concreto nel quartiere dell’amore che questo dono del Padre ha fatto e continua a fare all’umanità intera. E voi carissimi fedeli che sempre amate non solo la comunità parrocchiale, ma anche noi sacerdoti, chiedete al Signore che i vostri sacerdoti continuino a farvi conoscere l’altezza, la profondità e la meraviglia dell’amore di Dio per tutti e per ciascuno di voi. E anche voi ricordateci al Signore perché non vi deludiamo con la nostra vita. E allora Buon Natale dai vostri sacerdoti!

Riflessioni di fine anno

Vi sono alcuni momenti della nostra vita nei quali si fa un po’ il resoconto di come stanno andando le cose. Uno di questi è proprio l’ultimo giorno dell’anno. In questa circostanza infatti, mentre ci si prepara a chiudere un anno ed aprirne un altro, si passano in rassegna le cose che si lasciano alle spalle e pensando al nuovo anno si nutrono diverse speranze. E così nel ripensare al passato e guardando al futuro si tirano un po’ le somme, si fanno un po’ di conti. Ci auguriamo che ognuno, facendo un buon esame di coscienza si prepari ad un futuro migliore. Se questo vale per ognuno di noi e per le nostre famiglie, lo stesso deve avvenire per la comunità parrocchiale. Ecco ciò che il vostro parroco pensa mentre con voi chiude un altro anno e ne apre uno nuovo. Sono riflessioni ad alta voce che non vogliono essere un’esaltazione di ciò che il Signore ci ha dato di compiere, nè tanto meno un testamento. Ecco allora tre riflessioni.

IL NOSTRO QUARTIERE
Molto spesso penso al quartiere consapevole che è in questa terra che la parrocchia deve evangelizzare. Conoscere la terra, conoscere i suoi abitanti e le loro origini con i loro usi e costumi è fondamentale per il sacerdote che deve raggiungere tutti per portare a ciascuno l’annuncio della buona novella. Non si può amare e tanto meno servire se prima non si conosce. 
Non so quanti siano veramente a conoscenza della realtà del nostro quartiere. Si considera giustamente realtà di periferia, lo è veramente anche se tutti si sentono legati alla città. Per quanto riguarda il numero di abitanti, è il più popoloso della città. Infatti si presume che raggiunga per ora circa 10.000 abitanti, e nel prossimo futuro andrà ancora aumentando. Basti pensare ai nuovi caseggiati in attesa di essere venduti e a quelli che verranno nella grande spianata delle vecchie officine ABB e sul terreno della Pharmagel. Se questa è la realtà edilizia, ciò che lo caratterizza in particolare è il suo tessuto umano. Vediamo infatti che la maggior parte delle case popolari della città si trova in questo quartiere. C’è poi una grande varietà anche nella qualità delle abitazioni. Vediamo infatti una grande differenza tra i caseggiati costruiti negli anni dello sviluppo e quelli costruiti recentemente. Ma ciò che fa impressione a chi è un po’ attento alle persone, è scoprire che in questi vent’anni vi è stato un grande cambiamento degli inquilini delle case popolari. Se in un primo tempo erano occupate dai giovani sposi italiani arrivati soprattutto da altre parti della città, ora sono subentrate molte famiglie venute da terre lontane. Basta leggere i nomi sui citofoni. 
Guardandolo e conoscendolo sempre di più, è un quartiere che come gli altri della città ha i suoi problemi, le sue caratteristiche, ma anche tante cose belle.


LA VITA PASTORALE E SPIRITUALE
Un prete, soprattutto se è parroco, vive normalmente la sua vita animata e coinvolta sempre più nella pastorale. Ttutto quanto, il suo cuore e il suo amore al Signore, lo sollecita a realizzare il bene di coloro che gli sono stati affidati. Sotto un certo aspetto la sua vita si identifica con la pastorale. L’elaborazione dei piani pastorali parrocchiali serve sia per sostenere e ravvivare la fede, sia per farla nascere in chi si apre al Signore.
In questi anni la nostra parrocchia ha cercato sempre di seguire le indicazioni del Vescovo, ma anche di concretizzarle nella nostra concreta realtà. Siamo passati da un forte e articolato progetto di pastorale missionaria improntato all’evangelizzazione per arrivare ora ad uno spirito missionario più semplice e fecondo. Ora desideriamo essere significativi per il quartiere lasciandoci lavorare dalla Parola di Dio e dalla preghiera per diventare significativi. La missionarietà ora è nel nostro stile di vita, aperto e accogliente verso tutti, e con il servizio della Caritas. Con tutto questo cerchiamo di far crescere la comunità nella conoscenza del Signore e nell’accogliere il suo amore, ma anche di servire il quartiere cercando soprattutto di testimoniare a tutti e a ciascuno che qui c’è una particolare porzione di popolo che crede in Dio, che spera nel suo amore e vuole servire ogni fratello.
A tutti coloro che lavorano per la pastorale vada il mio grazie e il mio augurio. Spesso vi penso e sempre vi raccomando al Signore. Siate sempre generosi in questo servizio. 


LA CARITAS PARROCCHIALE
Un parroco cerca di voler bene a tutti, di aiutare tutti ad aprirsi e ad accogliere il Signore. Nel vivere questa preoccupazione non può non avere a cuore chi sta vivendo situazioni difficili, chi vive sotto il peso della croce per povertà, malattia, problemi esistenziali. Non potendo arrivare a tutti, ecco allora che con la comunità dà vita alla Caritas. Questa infatti è l’espressione dell’apertura e del servizio al quartiere. E quindi si rivolge prevalentemente a chi vive situazioni di particolare necessità. 
Guardando a cuore aperto e con vivo senso di gratitudine al Signore, a ciò che ha fatto la nostra Caritas in questi anni, non possiamo far altro che ringraziare il Signore in primo luogo e poi tutti i volontari che si prestano per i numerosi servizi che svolge. Diciamo grazie al Signore perché è lui che facendoci sperimentare il suo amore nel profondo del cuore ci invia poi ai fratelli poveri e in difficoltà.
Il nostro grazie va anche ai volontari. Sono tanti. Tutti generosi nel servire con disinteresse. Se non ci fossero non potremmo servire il quartiere. Dico grazie anche a chi nel silenzio con la sua generosità sostiene le iniziative della Caritas. Sono tanti. Li incontro normalmente nel silenzio quando apro la busta chiusa trovata nella cassetta della posta, in quella stretta di mano con l’offerta per i poveri, quando qualcuno porta ciò che è stato raccolto nelle case dove ci si raduna per l’ascolto della Parola di Dio, oppure il contributo di alcuni gruppi del quartiere, e poi coloro che ogni settimana mettono il loro sacchetto di generi alimentari silenziosamente nel cesto in Chiesa.
A tutti i volontari della Caritas dico: andate avanti, non scoraggiatevi. A chi ci aiuta: se appena potete, continuate ad aiutarci con le vostre offerte e con i sacchetti. Il Signore che vive nei poveri ha bisogno di voi. Cerchiamo anche in questo Natale e nel prossimo anno di essere la mano di Dio che soccorre e aiuta chi versa in necessità. Il Signore vi riserva qualcosa di grande nella sua casa.


AVANTI CON TANTA FIDUCIA
Questa riflessione ad alta voce che come vostro parroco vi ho voluto comunicare al termine di questo anno, vuole solamente invitare tutti ad andare avanti con fiducia, con tanta speranza. Gli anni passano, ma l’amore del Signore non viene mai meno. Le parole degli uomini passano pure loro, ma il suo progetto d’amore su di noi e sull’umanità intera non viene mai meno, anzi va verso la sua piena realizzazione. Le difficoltà ci saranno sempre, non siamo ancora in paradiso. Il bene che stiamo facendo sta lasciando un segno nel cuore di tanti sanfereolini e nel quartiere, anche se nessuno se ne accorge. Lo vede il Signore. E questo ci basta. 
In questo Natale che per me ha un significato particolare, prego per tutti voi impegnati in parrocchia. Chiederò in modo particolare al Signore che ci faccia sperimentare nel profondo del nostro cuore e nel cuore di questa nostra amata comunità parrocchiale il suo grande amore e la gioia di essere e di lavorare nella sua e nostra amata parrocchia per il bene di tutto il quartiere.

I doni dello Spirito Santo - L'intelletto

Il dono dell’Intelletto, dal latino: “intus-legere”, cioè: “leggere dentro”, ci dà la possibilità di capire le cose non dal nostro punto di vista, che può essere anche umano e prudente, ma dal punto di vista del Signore. Ci vuole, quindi, la fede che ci fa vedere i vari avvenimenti della vita alla luce del piano della Provvidenza divina e non di una programmazione umana. Quello che il papa S. Giovanni XXIII chiamava i “segni del tempo”.
Per poter arrivare a questo, però, è sempre necessaria una approfondita riflessione unita ad una umile preghiera per chiedere al Signore che ci aiuti a lasciare in disparte le nostre vedute umane per dare la precedenza al suo progetto di vita, al suo disegno di salvezza che raggiunge tutti.

Frammenti di vita quotidiana
1. La bambina e la nonna. Le hanno detto: “Mettiti l’altro vestito perché tra poco arriverà gente!” Papà e mamma discutevano tra loro stranamente sotto voce, uomini vestiti di scuro parlavano con papà di addobbi e di manifesti.
Le hanno detto: “La nonna è andata in Paradiso!” e la mamma aveva gli occhi lucidi e rossi. Durante le preghiere della sera, la bambina inseguì il viaggio della nonna con la sua puerile fantasia, ma era un viaggio popolato da spaventi e da domande: “Ma, dov’è il Paradiso? La nonna andrà in Paradiso con quei capelli che non le stavano mai pettinati? Ma quanto ci vuole a risorgere?”. Tra quelle domande, la bambina si smarrì e incominciò a piangere..
2. Nella vita ci sono certi momenti di frenesia e di scontentezza nei quali sembra che tutto vada storto: le varie scadenze arrivano troppo presto e ti tolgono il sonno. Arrivi a casa già nervoso per il lavoro o per il viaggio e trovi anche dei musi lunghi e non riesci a capire perché sia il caso di fare tante storie per cose da nulla: la moglie si risente per una battuta infelice, anche se spiritosa, i ragazzi non finiscono di litigare tra loro per delle sciocchezze. A finire l’opera, entrando in garage troppo in fretta, prendi la curva stretta e la fiancata della macchina resta segnata...e non puoi dare la colpa a nessuno! Che vita balorda!
La mattina dopo, percorrendo la strada di sempre per il lavoro, dopo giorni di nebbie e di foschie, ti sorprende il vedere le montagne nitide e fatte così vicine dal vento della notte ed il meraviglioso azzurro di un cielo che ti fa sciogliere ogni tensione. 
3. Non posso lamentarmi dei miei figli: studiano, lavorano, danno una mano alla mamma a sparecchiare la tavola, tengono abbastanza ordine nella loro camera, sono educati coi nonni, ma nei giorni di festa, non vogliono più venire alla S. Messa! Vengono a Natale, a Pasqua e quando c’è la S. Messa per i famigliari defunti, tutto qui!
Qualche volta ne parlo con loro, mi dicono che pregano, credono in Dio, ma non capiscono perché devono andare a Messa tutte le Domeniche!
lo non riesco a pensare una domenica senza S. Messa, loro, invece, pur così educati, pensano diversamente! Ecco il mistero della libertà! Non si può far altro che pregare e sperare!

Preghiera e riflessione
Invoco lo Spirito Santo perché effonda il dono dell’Intelletto.
Questo dono ci fa penetrare nell’intimo del mistero di Dio, cogliendo la radice unitaria da cui scaturiscono tutte quelle verità che sono alla base della nostra vita di fede: creazione e redenzione, l’alleanza di Dio con l’uomo, la predicazione del Regno, la morte e la risurrezione, la S. Scrittura e la tradizione.
Questo dono di uno sguardo profondo, affettuoso ed unificante, lo si riceve e lo si sviluppa sottomettendosi sempre al giudizio della Parola di Dio quale è proclamata, spiegata e testimoniata nella comunione della fede ecclesiale e perseverando nella preghiera contemplativa e nella lectio divina (C. M. Martini, Tre racconti dello Spirito).
Il dono dell’Intelletto rende attenti alla Parola di Dio che, come luce amica, offre fiducia, perché rivela l’infinito amore del Padre che si prende cura delle sue creature e salva i suoi figli.... Il dono dell’Intelletto rende semplici e genuini ed apre la mente a comprendere le S. Scritture, ed allora, può capitare che quello che tante volte si è sentito leggere in Chiesa, un bel giorno, sotto l’incalzare delle domande essenziali o per l’occasione di un dramma che non lascia scampo, diventa, all’improvviso, luminoso e comprensibile. Ecco, allora, che i fatti sopra ricordati, diventano comprensivi ed istruttivi.
1. La bambina che saluta la nonna per l’ultimo viaggio terreno, rivolge il suo sguardo supplichevole e fiducioso al Tabernacolo (la casetta di Gesù, come le hanno insegnato) e, proprio di là, viene la Parola: “Io sono la risurrezione e la vita, chi vive e crede in me, anche se morto, vivrà! (Gv. 11,25).
Quindi, il morire, che ha fatto piangere la bambina ed ha arrossato gli occhi della mamma, per la nonna, vuol dire: “Entrare nella vita di Gesù!”.
2. La frenesia di giornate stressanti ed opprimenti oltre il sopportabile, viene vinta dalla voce così mite e discreta, eppure così vera e persuasiva che dice: “Venite a me voi tutti che siete affaticati ed oppressi ed io vi darò ristoro!” (Mt. 11,28). Parole che ti fanno conoscere Gesù come l’amico che ti dona la pace, che conosce le tue fatiche e che ti regala il riposo.
3. I genitori scoraggiati dall’impressione di non essere riusciti ad educare alla fede i loro figli, vengono provvidenzialmente raggiunti dall’indiscutibile promessa di Gesù: “Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me!” (Gv. 12,32) e trovano motivo di sperare. Là dove non sono bastati l’esempio, l’insegnamento ed il precetto, sarà decisiva l’attrattiva di Gesù crocifisso…


A questo punto, penso, sia molto importante fare almeno due osservazioni:
• Gesù ha detto: “Io sono la vite, voi i tralci”, quindi Lui vuole avere bisogno di noi per produrre frutti di salvezza e, nel nostro caso, Dio vuole aver bisogno della nostra voce per far arrivare la sua Parola ai fedeli, quindi, i lettori che si prestano a proclamare la Parola di Dio nella celebrazione della S. Messa (sia feriale che festiva) devono rendersi conto che in quel momento, mettono a disposizione del Signore la loro voce. Abbiano la preoccupazione di scandire bene le parole e di avere il microfono a giusta distanza: è Parola di Dio e, in quel momento, può generare conversioni in chi l’ascolta! Leggendo la storia della vita dei Santi, si viene a conoscere come tante volte la loro conversione è iniziata proprio dall’aver ascoltato la Parola del Signore proclamata nella S. Messa. Lo Spirito Santo che hanno ricevuto nel Battesimo e perfezionato nella Cresima, in quel momento, con il dono dell’Intelletto, ha fatto capire loro che, se volevano salvarsi, dovevano prendere quella Parola di Dio che avevano ascoltato e viverla nella loro vita, cioè, dovevano “convertirsi”!
• E’ un auspicio anche di papa Francesco che ogni famiglia tenga sempre a portata di mano almeno il Vangelo ed ogni giorno, specialmente alla sera, leggerne almeno una pagina. Servirebbe molto per sentirsi uniti e, pregando insieme, la famiglia potrebbe avere dal Signore tutti quegli aiuti necessari e sufficienti per superare le inevitabili difficoltà e prove quotidiane della vita.
Perché lo Spirito Santo possa agire con il dono dell’Intelletto, è, però, necessario che i fedeli, venendo in Chiesa per partecipare alla S. Messa, amino un po’ di più il silenzio ed il raccoglimento! Le distrazioni volontarie, e sono le più numerose, impediscono allo Spirito Santo di agire e, quindi, rendono inutili tante pratiche religiose.

domenica 30 novembre 2014

Noi siamo sempre in attesa

La nostra vita è un’attesa unica. Basta aprire un poco gli occhi e subito vediamo che sia da piccoli che da adulti siamo sempre in attesa. Giustamente è stato detto che “il nostro essere ha come caratteristica di essere proiettato verso un altrove”. In forza di questa propensione noi siamo sempre in attesa.

TUTTI ATTENDIAMO QUALCOSA
Se guardiamo al bambino appena nato, vediamo che tende alla vita. Con le sue braccia allungate anela a qualcosa. Il ragazzo guarda in avanti e spesso si proietta nei suoi gesti e nelle sue parole più avanti in età. L’adolescente con il suo corpo in veloce crescita cerca e vive già un’età più avanzata della sua. Il giovani poi, pur essendo contenti di essere ormai arrivati ad un certo traguardo, vogliono, desiderano e cercano la loro sistemazione sia lavorativa che affettiva. E l’adulto? Anche lui porta nel cuore il desiderio di vedere sistemati i propri figli, aspetta con gioia che i nipoti crescano e gli diano quel supplemento di vita che ad una certa età si desidera. C’è poi l’anziano. Anche lui cerca di star bene, di guardare avanti con una certa serenità, si aspetta di non essere dimenticato e di avere giorni sereni. Lo stesso ammalato sente in sé una certa attesa. Di che cosa? Della guarigione. Nessuno aspetta la morte. E’ la nemica da fuggire a tutti i costi e a tutte le età.

E INVECE…
Questa attesa, della morte, è quella più concreta ed inevitabile. Non si tratta però di vivere nell’angoscia. Nemmeno Gesù ha vissuto con tremore il suo calvario finale. Desiderava sì bere quel “calice” perché sapeva che avrebbe ottenuto la vita vera per tutta l’umanità, ma l’ha bevuto con quell’abbandono fiducioso alla volontà del Padre. Così dovremmo fare anche noi.
Attendiamo allora con fiducia il meglio della nostra vita, sia che siamo ragazzi o giovani, sia pure come adulti e anziani. Il Signore ci ha creati per vivere la vita sia in questo tempo terreno sia in quello della gioia eterna. La morte, come ci dice la Bibbia, non l’ha creata lui, ma è nata per l’invidia del diavolo. L’uomo che vive bene la sua esistenza dà gloria a Dio e nello stesso tempo può arricchirsi interiormente per essere pronto alla vita che non conosce tramonto. 

VIVIAMO L’AVVENTO
E’ l’invito del Signore. Proprio perché ci vuole preparati nei dovuti modi per la gioia eterna, ci dona questo tempo di sacra attesa. L’Avvento infatti è il tempo nel quale siamo chiamati, come hanno fatto i profeti, a prepararci ad accogliere il Signore che viene a nascere in mezzo a noi. Già lo abbiamo accolto in tutti gli avventi e i natali che abbiamo alle spalle. Ora con questo nuovo Avvento dovremmo prepararci ad accoglierlo sempre più in profondità nella nostra vita personale, familiare e comunitaria. Stiamo allora per iniziare un nuovo tempo di grazia. Il Signore bussa ancora alla porta del nostro cuore. Non facciamo i sordi. Ne va di mezzo la nostra vita. Lui infatti non ne ha bisogno, se ci dona ancora questo tempo di grazia è perché vuole arricchirci ancora di più del suo amore.

ALLORA SAREMO PRONTI
Se ci impegneremo allora saremo pronti a vivere il suo Natale non come un giorno di festa consumista o anche solo umanitaria, ma come forte esperienza dell’amore del Signore. La festa consumista, o anche solo umanitaria, passa. Invece l’amore del Signore ricevuto e vissuto resta e cambia la nostra vita. Se vivremo così il nuovo Natale allora saremo pronti anche per la sua ultima venuta. 
Facciamo allora dell’Avvento che tra poco inizieremo un’occasione per crescere nell’amore del Signore che nonostante le nostre povertà e lentezze ci ama di vero ed eterno amore.

In doni dello Spirito Santo - La Sapienza


Mi sembra opportuno, dovendo parlare dei doni dello Spirito Santo, ricordare, come punto di partenza, quello che ha fatto il Signore quando ha deciso di creare l’uomo: ha dato vita ad una serie di creature (luce, terra, aria, acqua, animali...) delle quali sapeva che l’uomo avrebbe avuto bisogno per vivere. Creandole, ha dato a ciascuna una legge, l’osservanza della quale, manteneva nel creato un ordine meraviglioso, basta leggere i primi due capitoli della Genesi per rendersene conto. Quindi anche l’uomo ha avuto dal Creatore una legge, osservando la quale, sarebbe stato conservato questo ordine: l’uomo avrebbe dominato tutto il creato perchè, a differenza di tutte le altre creature, era stato fatto ad immagine e somiglianza di Dio, ed avrebbe trovato nelle creature (i frutti della terra) il necessario per vivere.
Il peccato originale ha sconvolto tutto ed ha portato l’uomo a cibarsi anche della carne degli animali ed il loro ribellarsi è segno che “all’inizio non era così”. Questo però non toglie che gli animali, che devono sempre essere trattati bene, devono sempre essere a servizio dell’uomo e non l’uomo a servizio degli animali, come, purtroppo, sembra che si sia incamminati per questi animalisti esagerati! Non dimentichiamo che Gesù ha promesso la ricompensa per quello che facciamo per gli uomini, non per gli animali! In questo periodo di crisi (molte famiglie vivono quasi in miseria) non so come si possano giustificare le ingenti cifre di risorse economiche (centinaia di migliaia di euro) spese per canili riscaldati e con assistenza medica!
La Sapienza, dono dello Spirito Santo, dovrebbe guidarci anche in queste scelte, come nelle normali scelte della vita quotidiana, se, però, l’ascoltiamo!
La Chiesa, guidata da papa Francesco, sta impegnandosi in modo particolare per la famiglia, istituzione fondamentale sia per la società civile come per quella religiosa, penso, quindi, che sia una buona scelta quella di lasciarci guidare dalla lettera che il cardinal Martini ha indirizzato alle famiglie in occasione del S. Natale del 1997: Lo Spirito Santo in Famiglia. La liturgìa ambrosiana, infatti, suggerisce la benedizione delle famiglie a Natale.
La lettera, per ogni dono dello Spirito Santo, riporta: “Frammenti di vita quotidiana” poi una preghiera ed una riflessione. 

Frammenti di vita quotidiana
1. Ti ho sentita gridare l’altra sera a tuo marito: “Non capisci proprio niente!” Come è successo che la persona alla quale hai legato la vita, l’uomo che in altri momenti ti ha fatto sentire così importante, così amata, abbia meritato di essere così rimproverato? Ti sembra che delle cose veramente importanti non si riesca più a parlare e ti ferisce constatare che lui non s’accorga di quanto ti faccia male quella sua aria superiore: sembra sempre compatirti, t’ascolta distratto, mentre parli dà un’occhiata all’orologio e già pensa ad altro... Possibile che non capisca!
2. “I miei genitori non mi capiscono proprio!” Ti ricordo qualche anno fa, quando ammiravi tuo padre che “sapeva fare tutto”, aveva sempre una risposta per le tue domande.... Ricordo quando correvi da tua madre per sentire lodare i tuoi disegni o per medicare un graffio… Eri certo, allora, che papà e mamma capissero tutto e che potevi andare sicuro incontro alla vita perché potevi contare su di loro. Ora, invece, ogni tua richiesta sembra scontentarli, vedono pericoli dappertutto, a scuola potresti fare molto di più. Insomma, non ci si capisce più, sembra di vivere in mondi differenti! 
3. “Ed ora, che faccio?” Ho dovuto andare in pensione prima del previsto e adesso non so più che cosa fare. Avevo la giornata piena, prima, sognavo il tempo libero per i miei passatempi, ora, che ho tutto il giorno libero, mi trovo spaesato, non mi capisco. Nel mio lavoro ero competente, un consigliere stimato per i giovani, mi piaceva il lavoro ben fatto, senza stupide vanterie. Ed ora, eccomi qui, mi aggiro per casa inconcludente e brontolone per trovarmi a sera inutile e nervoso.

Preghiera e riflessione
Invoco lo Spirito perché effonda su voi la sapienza. La sapienza è il dono per il quale ogni casa è misurata sulla carità di chi ci ha amato fino alla morte in croce; sapiente è chi si lascia amare da Dio; sapiente è chi non vuoI convincere con la sola forza della ragione, ma, pur utilizzando l’intelligenza ed amandone l’esercizio, sa che la verità si irradia anzitutto per mezzo della carità. II dono della sapienza ti raggiunge come una luce nuova di cui si illuminano i volti consueti.
E così una sera, mentre torni dal lavoro, ti sorprende lo stupore di avere una casa, una moglie, dei figli. La sapienza è quel dono per cui il sapore delle cose vere, delle persone care, degli affetti più profondi, ti visita come la luce del mattino: ti rivela il bene che c’è in te, il cammino da compiere e quale sia la fonte inesauribile della speranza. Ti fa sentire una stretta al cuore per le occasioni perdute, per i gesti, le parole, le dimenticanze con cui hai fatto soffrire le persone che ami di più. La sapienza ti suggerisce come chiedere perdono e come regalare di nuovo la gioia. Ti fa riflettere sui motivi di tante discussioni e ti fa sorridere: arrabbiarsi per così poco! Ma ne valeva la pena?
La sapienza ti fa considerare le cose dal punto di vista dell’altro (del papà, della mamma, del figlio adolescente) e ti rendi conto che, forse, non ha tutti i torti! Forse anche tu avresti fatto così!
Il dono della sapienza ti visita come una nuova vocazione e, mentre cominciavi a pensare di essere diventato inutile (pensionato), di essere stato da tutti dimenticato, ti arriva una voce per telefono o per l’aria, che ti invita a una presenza, che ti assegna un compito.
Allora si ridesta la gioia dell’agire, ritrova un ordine lo scorrere delle ore, finalmente la vita ritrova in gesti di carità il sapore di essere vissuta.
Come avete potuto constatare, il cardinale descrive autentiche scene di vita famigliare, c’è solo da osservare che le divergenze che sorgono in famiglia possono avere una lieta conclusione solo se i vari componenti riescono a dedicare ogni giorno qualche tempo al silenzio che favorisce la riflessione e la preghiera.

sabato 22 novembre 2014

Allo Spirito Santo chiediamo

Abbiamo iniziato un nuovo anno pastorale. Come già abbiamo detto ci soffermeremo a riflette e a pregare sul grande dono dello Spirito Santo che il Padre celeste ci ha fatto e ci fa continuamente. Lo terremo presente sia nelle nostre diverse attività pastorali, ma anche nel nostro impegno di vita spirituale personale. La nostra vita infatti si realizza pienamente nella misura in cui ci lasciamo trasfigurare dallo Spirito Santo.

UN GRANDE DONO
Sia come parrocchia, sia come parroco sentiamo vivamente il bisogno del suo aiuto. Siamo più che mai convinti che senza la sua presenza e senza la sua opera, nella vita della Chiesa e nella nostra vita personale, nulla si costruisce di valido e di eterno. Se è grande il dono dell’Eucarestia che, oltre a renderci partecipi della passione, morte e risurrezione del Signore, come cibo ci fa crescere nella vita cristiana, non è di meno ciò che opera in noi lo Spirito Santo. E’ infatti lui che, entrando nel nostro cuore, lo purifica, lo rinnova e ci fa figli di Dio. Immersi nell’acqua battesimale nella quale è stato infuso lo Spirito Santo, noi nasciamo alla vita trinitaria dove Dio diventa nostro padre, Gesù il nostro salvatore, lo Spirito il nostro dolce ospite. Ne viene, di conseguenza da questa immersione, che noi veniamo ad essere posseduti dalla stessa Trinità. Tutto questo non è una schiavitù, ma la vera liberazione, lo Spirito Santo, non si sostituisce alla nostra responsabilità, ma collabora con le nostre capacità, potenziandole e qualificandole. Se da una parte ci toglie il peccato originale, che è principio di morte, dall’altra ci dona la vita eterna, con lui diventiamo eterni. Davanti a questi fondamentali doni, non possiamo far altro che ringraziare. Tutto è grazia, tutto è dono d’amore del Padre celeste.

COSA GLI CHIEDIAMO
Consapevoli che per la sua presenza siamo figli di Dio e la comunità parrocchiale è la nostra famiglia, gli chiediamo alcuni doni particolari. Per la nostra comunità parrocchiale gli chiediamo in primo luogo che cresca sempre più nella fraternità. E’ una grazia questa che chiediamo ogni giorno quando celebriamo la Messa. E’ infatti lo Spirito che ci fa essere una cosa sola tra noi. Oggi infatti abbiamo quanto mai bisogno di questa unità che si manifesta nella fraternità, nella benevolenza, nell’amabilità. In secondo luogo chiediamo che la vita di ciascuno di noi, ma anche la stessa vita della nostra comunità, abbiano ad essere una pagina di Vangelo per chi ci incontra o viene in parrocchia. Il cristiano infatti e la stessa comunità parrocchiale devono rispecchiare nel loro stile di vita quella parola che leggono e che viene proclamata nelle celebrazioni. Gli vogliamo inoltre chiedere di essere sempre più e sempre meglio impegnati a servire Gesù nei poveri. E’ qui infatti che dimostreremo se veramente abbiamo accolto il Signore nella nostra vita. Non c’è nessun altro modo per dire che siamo figli del Padre che ama tutti, che Gesù vive ancora in mezzo a noi e che lo Spirito ci impegna a creare la civiltà dell’amore. Non si tratta di dare cose o finanziamenti, ma di amare, accogliere, aiutare. Ecco perché insistiamo molto sul volontariato, sia a favore della parrocchia e della Caritas, che per l’oratorio e la sportiva. La generosità nel servizio è frutto dello Spirito Santo che ci invita e ci sollecita a spalancare le braccia e il cuore. E infine vogliamo chiedergli in modo particolare di crescere tutti in santità di vita. E’ la nostra meta, è ciò che desidera il Signore da noi, è ciò che anche il nostro cuore, senza che ce ne accorgiamo, ci sollecita a fare in ogni momento della nostra vita.
Concludendo questo elenco desidero, come parroco, chiedere allo Spirito Santo che aumenti e qualifichi sempre di più l’amore alla comunità parrocchiale. Se non si ama la propria parrocchia, non la si frequenterà, se non la si frequenta non si vivrà la gioia di appartenere alla famiglia di Dio che è qui nel quartiere. Voglia lo Spirito Santo esaudire queste nostre richieste, sia per la gloria di Dio che per il bene di ciascun sanfereolino. 

ABBIAMO FIDUCIA
Se il Signore ci ha fatto il dono di iniziare ancora insieme questo anno pastorale, aprendo la nostra mente, ma soprattutto il nostro cuore al dono dello Spirito Santo, noi nutriamo ferma fiducia che, se lo lasceremo lavorare nella nostra vita, compirà di nuovo altre sue meraviglie. Impegniamoci allora a seguire generosamente le indicazioni che la parrocchia proporrà in questo anno pastorale. Siamo più che mai sicuri che vedremo nuove meraviglie. Lo Spirito Santo infatti vuole e desidera attuarle in noi e in mezzo a noi.

COSA FARE QUEST’ANNO
Cercheremo in primo luogo di conoscere chi è lo Spirito Santo, la terza persona della Trinità. Proponiamo allora la partecipazione ai centri di ascolto della Parola di Dio ed alle catechesi del giovedì pomeriggio in oratorio. Consigliamo la lettura degli articoli sullo Spirito Santo riportati mensilmente sul bollettino parrocchiale e la partecipazione ai pomeriggi di fraternità che avranno come argomento questo grande dono del Padre. Alla conoscenza deve seguire la preghiera sia personale che comunitaria. Proponiamo allora la partecipazione alle adorazioni, ma in modo particolare alla preghiera silenziosa del martedì sera e di elevare allo Spirito Santo ogni giorno la preghiera proposta dalla parrocchia.
Ognuno poi può aggiungere altre modalità sia per conoscere ciò che compie questo dono nel proprio cuore, sia per invocarLo con la preghiera.