domenica 24 maggio 2015

I doni dello Spirito Santo - La Pietà

S. Giovanni Bosco diceva che: “La pietà è la convinzione della nostra filiazione divina, che ci fa nascere un grande amore verso il Padre che ci aiuta per un servizio filiale verso di Lui”. Papa Francesco afferma: “La pietà è il dono dell’amicizia con Dio, donatoci da Gesù, un’amicizia che necessariamente deve cambiare la nostra vita, donandoci gioia ed entusiasmo di vivere.... Quando lo Spirito Santo ci fa percepire la presenza del Signore ed il suo grande amore per noi, ci riscalda il cuore e, inevitabilmente, ci muove alla preghiera, poiché ci fa riscoprire che noi siamo figli di Dio. Questo ci aiuta anche a riscoprire che se noi siamo figli di Dio, siamo anche fratelli tra di noi ed allora, ne viene di conseguenza che dobbiamo prestare attenzione alla loro situazione per, eventualmente, dare una mano per le loro necessità. In questo modo, il nostro stato d’animo deve arrivare al punto di “gioire con chi gioisce e soffrire con chi soffre”.
Il card. C.M. Martini dice: “La pietà è l’ordinamento del cuore e della vita intera ad adorare Dio come Padre, a prestargli il culto che lo riconosca come sorgente e come meta di ogni dono autentico. La pietà è la tenerezza per Dio, l’essere innamorati di Lui ed il desiderio di rendergli gloria in ogni cosa. La misericordia del Signore è talmente grande con noi che Egli desidera la nostra carità verso di Lui. Grazie alla pietà, il cristiano non cerca solo le consolazioni di Dio, ma il Dio delle consolazioni, desiderando di fargli compagnia nella sua gioia e nel suo dolore per i peccati del mondo.”(C. M. Martini: Tre racconti dello Spirito) Il dono della pietà ha accompagnato tutta l’esistenza terrena di Gesù, quindi deve accompagnare anche tutta la nostra esistenza e ci farà provare che noi abbiamo sempre bisogno del Signore, rendendoci consapevoli che siamo figli di un Padre così buono che ci educa all’amore gratuito, ci fa sentire sicuri, protetti e continuamente assistiti dalla sua Provvidenza. Quando riusciamo ad essere docili allo Spirito Santo, il dono della Pietà attiva la nostra energia interiore contro il male, e ci illumina nelle varie situazioni di ogni giorno e nel nostro cammino di crescita nella nostra vita spirituale.

Frammenti di vita quotidiana
1. La preghiera si è svuotata 
Inutile illudersi, mio figlio non prega più! Lo ricordo da bambino con gli occhi spalancati e le manine giunte, tutto intento alla fiammella della candela appena accesa per poi rivolgere i suoi occhioni azzurri a “salutare Gesù”. Ricordo con quanta insistenza alla sera voleva che mi sedessi sul letto accanto a lui a “dire le preghierine”. Ricordo l’emozione della sua Prima Comunione....Poi, crescendo, s’è fatto distratto, irrequieto, incapace di silenzio, sempre una musica assordante e vuota, sempre un appuntamento da non perdere con gli amici che gli fanno fare le ore piccole.....Che sarà di lui quando la vita lo spremerà con le sue asprezze?

2. Che devo fare ancora?
Mia moglie è una santa donna. In chiesa appena può, recita lei il Rosario prima della S. Messa, prega per tutti: missioni, vocazioni, i malati, Papa, ed anche per quelli che non vanno in chiesa.... quindi, anche per me!
Io sono un brav’uomo, onesto e lavoratore, sempre disponibile a dare una mano a chi me la chiede, faccio offerte per le Missioni, per il Seminario, nessuno va via da casa mia senza un aiuto, però,.... non vado in Chiesa! 
Sono dunque da condannare? Andare in Chiesa e sentire sulla schiena lo sguardo interrogativo di tanta gente abituata da cent’anni a occupare quella panca è una cosa che supera la mia pazienza. Sia ben chiaro che io non critico nessuno, solo che non mi trovo in Chiesa!

3. Un cuore può farsi di pietra....
Abbiamo avuto tante prove nella vita, non è stato facile per noi… nei primi anni di matrimonio siamo stati costretti a vivere nella casa dei suoceri perchè avevamo troppo poche risorse e sentirli sempre borbottare per ogni cambiamento, a discutere i nostri orari e perfino i nostri menu.
C’era, però, la giovinezza, l’ambizione di progredire e una fede giovane e sincera. Sono venuti poi i figli che ci hanno costretto a cambiar casa, che l’hanno subito riempita di allegria, di litigi e di giocattoli, di abbracci affettuosi e di capricci, di preoccupazioni per le scelte educative e per il loro futuro. Ma…. c’era la salute, la voglia di lavorare, il benessere a portata di sudore ed una fede adulta, sobria e solida...
Ma quando per l’ultimo dei figli la diagnosi non ha più lasciato speranze, allora mia moglie si è fatta come di pietra. Continuava a fare tutto come prima, con efficienza e precisione, ma nei suoi occhi s’era spenta quella scintilla di gioia che li rendeva così belli e vivi. Si parlava un po’ di tutto in casa, della scuola del figlio più grande, della bronchite della ragazza, dei buoni risultati scolastici, della necessità di cambiare la macchina, dei progetti per le vacanze. Ma io mi accorgevo che per lei tutto era colorato di grigio e che quel figlio diverso dagli altri le era sempre davanti agli occhi e le impediva di concedersi al riso, di sciogliersi in lacrime, di abbandonarsi ai sogni e alla preghiera.
Ecco il punto più difficile: mia moglie è arrabbiata con il Signore!

Preghiera e riflessione
Invoco con voi e per voi lo Spirito Santo perché effonda il dono della pietà.
Abbiamo visto sopra come viene definita da S. Giovanni Bosco, da papa Francesco e dal card. Martini la pietà, ora aggiungiamo solo che il dono della pietà si trova sulle vie misteriose che lo Spirito percorre per abitare nel cuore delle persone.
• Un giorno forse quel ragazzo che non prega più e, quindi, percorrendo da solo le strade della città, troverà spontaneo cercare un momento di sollievo al caldo dell’estate nella presenza di una chiesa. Lì gli parlerà il grande Crocifisso o il sacro silenzio o il comportamento umile e devoto di un fedele. Dopo tanto tempo, il ragazzo proverà ancora a mettersi in ginocchio e cercherà forse con fatica di far ritornare dalla memoria quelle antiche e dolci parole: “Padre nostro che sei nei cieli.
• Un giorno, forse, anche l’uomo onesto e buono, reso opaco dall’abitudine e dal rispetto umano, abituato a trattenere il pensiero e persino il sentimento sulle cose spicciole e fugaci, si troverà preso dalla commozione. Sarà un canto che lo raggiunge da insospettate lontananze, visitando un santuario oppure, guardando un volto di Cristo (di un artista) che era lì appeso da chissà quanto tempo ma che, ora, finalmente, trapassa con sguardo inquietante le mura impenetrabili in cui s’era rinchiuso il desiderio di Dio, spremendone la improvvisa commozione con il ricordo delle antiche e dolci parole: “Sia santificato il tuo nome...” 
• Un giorno, forse, anche la madre afflitta che va in chiesa oramai solo perchè al suo bambino ammalato piacciono i canti sacri, sentirà la vicinanza e la condivisione dell’altra Madre addolorata che sta là sotto la croce. E quando, tra le lacrime, tornerà a pregare con convinzione le parole troppo a lungo taciute:”....Sia fatta la tua volontà!” non sarà per dichiarare una resa ad un Dio strano e misterioso che manda le disgrazie, ma sarà un canto di vittoria e di speranza che si abbandona all’unico, vero, santo Dio che ha dato vita anche al suo unico Figlio morto in croce e che sa dare gioia e speranza eterna al bambino ammalato e consolazione alla sua afflitta madre…. 
Penso, a questo punto, di dover fare una riflessione molto importante.
Leggendo la S. Bibbia, nell’Antico Testamento (nel Nuovo, mai!) si trova con una certa frequenza che Dio, quando ordinava di fare qualche cosa, poi diceva: “Se tuo figlio ti chiede il perché tu risponderai: Perché il Signore ci ha liberato dalla schiavitù dell’Egitto!” Quindi Lui ha il diritto di farci conoscere la sua volontà e noi abbiamo il dovere di ubbidirgli!”.
Ebbene, dopo aver letto i tre episodi sopra ricordati, dovremmo dare un po’ più di attenzione alla volontà del Signore che ci viene fatta conoscere soprattutto attraverso il Vangelo (sentito in Chiesa o letto nelle nostre case) e metterla in pratica nella nostra vita di ogni giorno.
Ci uniformiamo troppo all’andazzo del mondo! Non abbiamo il coraggio di resistere alle lusinghe della società corrotta, non ci distinguiamo dai “figli delle tenebre”, per cui, nessun ragazzo ci chiede il perché del nostro comportamento perché non ci distinguiamo dagli “altri”.
E Lui ha il diritto di farci conoscere la sua volontà, perché ha mandato Gesù, suo figlio, a morire sulla Croce per salvarci dalla schiavitù del peccato, quindi noi abbiamo il dovere di ubbidirgli se vogliamo salvarci dall’Inferno.
Leggete la famosa preghiera che Gesù ha rivolto al Padre per i suoi discepoli e, quindi, anche per noi, nella quale chiede al Padre una speciale protezione, perché i suoi discepoli (ed anche noi), pur vivendo “nel mondo” però non sono “del mondo”, quindi devono avere il coraggio e la forza di “andare contro corrente” (cfr. Gv. 17). Ed è quello che i ragazzi ed i giovani aspettano dai loro genitori e da noi adulti ed anziani.
Non dimentichiamo che il Signore ci domanderà conto di questo nostro mancato buon esempio ai piccoli!

domenica 29 marzo 2015

E' risorto per noi!

Il Signore Gesù è veramente risorto, ed è risorto per noi. Sì, per ciascuno di noi, per questa nostra umanità. E ora rimane sempre il risorto con il cuore aperto perché tutti noi e l’umanità possiamo abbeverarci continuamente del suo grande e infinito amore.

MA CHI L’HA CROCIFISSO?
Io e voi. Non dobbiamo nascondere questa verità, anche se può far male. Sì, con quegli scribi, con quei sacerdoti, con quella folla che urlava “crocifiggilo” eravamo presenti anche noi. Senza essere stati presenti fisicamente, anche noi l’abbiamo messo a morte. E così gli abbiamo inflitto non una morte comune, ma quella più ignominiosa che esista sulla terra, cioè quella della croce. E per completare il rancore che esisteva nei cuori di tutti gli uomini nei suoi confronti, l’abbiamo innalzata tra due ladroni alla derisione di tutti e dell’universo intero per tutti i secoli.

MA LUI E’ RISORTO
Pensavano, dopo averlo visto morire così crudelmente e davanto agli occhi di tutti, che finalmente se ne erano liberati. Il loro sospiro di pace è però durato poco. Solo e neanche tre giorni. Il mattino di quel grande giorno è apparso di nuovo, ma veramente e realmente con il suo corpo trasfigurato anche se portava con sé i segni della passione subita. Nessuno se lo aspettava. Gli apostoli, pur avendolo sentito parlare alcune volte della sua morte e della sua risurrezione, non avevano capito cosa sarebbe avvenuto. I suoi crocifissori, meno ancora anche se i profeti, che leggevano nella sinagoga, avevano annunciato che il Messia avrebbe fatto nuove tutte le cose.

ORA RIMANE SEMPRE VIVO
E’ passato attraverso la morte, ma lui l’ha vinta. E’ morto anche Lui, ma Lui era più forte della stessa morte. Lo dice molto bene S. Efrem. Ecco le sue parole: “Avvenne allora che la morte si avvicinasse a lui per divorarlo con la sua abituale sicurezza e ineluttabilità. Non si accorse, però, che nel frutto mortale, che mangiava, era nascosta la Vita. Fu questa che causò la fine della inconsapevole e incauta divoratrice. La morte lo inghiottì senza alcun timore ed egli liberò la vita e con essa la moltitudine degli uomini.
Fu ben potente il figlio del falegname, che portò la sua croce sopra gli inferi che ingoiavano tutto e trasferì il genere umano nella casa della vita”.

LASCIAMOCI RINNOVARE
Se è morto ed è veramente risorto è per tutti noi, per tutti gli uomini. La sua morte e la sua vittoria devono diventare nostre. Non c’è via di mezzo. Anche noi allora dobbiamo passare attraverso la sua morte per giungere alla nostra personale risurrezione. La nostra vita cristiana è tutta qui. Morire al peccato, rinnovarci interiormente mediante il suo sangue. Questo lo dobbiamo vivere ogni giorno facendo tesoro dei sacramenti della confessione e dell’eucarestìa. E così ogni giorno, morendo al peccato e sostenuti dal suo corpo, noi cresciamo nella vita dei figli di Dio, realizziamo la nostra esistenza. In attesa di passare un giorno, quando Dio vorrà, attraverso la nostra morte fisica con Lui nel cuore, e di giungere gloriosi alla vita che non conosce tramonto. E’ infatti con Lui nel cuore che noi vinceremo la morte, passeremo a vita nuova per tutta l’eternità. Non c’è via di mezzo. Mentre abbiamo tempo nutriamoci di Lui, lasciamolo lavorare nel nostro cuore e nella nostra vita. Un giorno anche noi sorrideremo con Lui alla morte e diremo anche noi con lui: “Dov’è o morte la tua forza? Dov’è o morte la tua vittoria?”. E con tutti gli amici ormai arrivati a casa, ma soprattutto con Cristo Signore risorto, canteremo per sempre il nostro magnificat nella gioia sempre nuova, ma soprattutto consapevoli che non avrà mai fine.

A TUTTI AUGURI DI BUONA PASQUA
Eccoci ancora, carissimi, a celebrare insieme una nuova Pasqua del Signore. E’ la festa della nostra fede cristiana, è la festa della vita che vince la morte, è la festa dell’amore di Dio Padre per noi, per questa nostra umanità. Celebrando la Pasqua del Signore noi prendiamo coscienza che il Signore è ancora qui con noi e per noi compie meraviglie. Lui infatti rimane sempre con noi e sempre muore e risorge per aiutarci con il suo amore, anche se a volte sembra che il Signore se ne sia andato da questa società a volte violenta e quasi sempre costruita sul vuoto invece che sui veri valori. Consapevole che il Signore è qui e per noi lavora, ecco a voi i miei auguri.

A TUTTI E A CIASCUNO
Questi miei auguri pasquali, anche se sono ormai tanti gli anni che ve li rivolgo, sono però sempre nuovi, sono sempre freschi, sono sempre e soprattutto carichi dell’amore che porto al Signore e di conseguenza a ciascuno di voi, ma anche a tutti gli abitanti del quartiere.
Stiamo vivendo momenti difficili sotto tanti aspetti. Come vostro parroco sono a conoscenza delle vostre difficoltà. Se non le sento direttamente da voi, le sento in altre occasioni. Molte poi le intravedo personalmente guardando voi, i vostri figli. Il Signore infatti dona ai sacerdoti uno sguardo che va al di là di ciò che l’occhio umano può vedere.
E così vi assicuro che vi ricordo sempre tutti nelle mie preghiere. Di che cosa volete che parli al Signore se non di voi, dei vostri figli, delle vostre famiglie, dei giovani, dei bambini e degli anziani e in particolare degli ammalati? E’ ciò che posso fare di più utile presso il cuore del Signore. E’ Lui infatti che ci sostiene nelle difficoltà, è lui che ci rasserena e ci conforta quando il peso della vita si fa sentire.

ANDIAMO AVANTI CON IL SIGNORE
E allora invito tutti e ciascuno ad andare avanti facendo tesoro dell’amore del Signore. Con Lui nel cuore, possiamo guardare avanti con una certa serenità.
Questo amore del Signore non ci toglie, è vero, la croce, non l’ha tolta nemmeno a suo Figlio, ma ci dà la possibilità di restare in piedi e di camminare con speranza. 
Infatti con la fede in Dio Padre, si vedono e si vivono le vicende della vita in un modo diverso.

AGGRAPPATEVI A LUI
E allora, mentre vi faccio questi miei auguri pasquali, vi invito caldamente ad aggrapparvi al Signore.
Pregate, partecipate alla Messa domenicale, leggete la Parola di Dio. Se la vostra casa diventa una piccola Chiesa, allora sperimenterete la presenza del Signore, lui stesso vi consolerà e vi darà l’aiuto di cui avete tanto bisogno. Ricordatevi di quello che lui ci ha detto e che io, come vostro parroco, ho detto in tutte le vostre case, in occasione della benedizione delle famiglie: “Senza di me non potete far nulla”.

AUGURI
Questi auguri giungano a voi anche da parte di don Roberto e di don Marco. 
Come noi vi ricorderemo in modo particolare al Signore in questi prossimi giorni, così anche voi ricordatevi dei vostri sacerdoti. Come voi avete bisogno delle nostre preghiere, così anche noi abbiamo bisogno delle vostre preghiere.
Siamo infatti sicuri che, grazie alla nostra corale preghiera, il Signore ci verrà incontro come Lui solo sa fare nel suo grande infinito amore.
Con la speranza di vedervi alle celebrazioni della morte e risurrezione del Signore Gesù, vi diciamo con tutto il nostro cuore: buona Pasqua!

La celebrazione della Domenica delle Palme






I doni dello Spirito Santo - La Scienza

Parlando della scienza è facile limitarsi alla capacità che ha l’uomo di conoscere sempre meglio la realtà che lo circonda e di scoprire le leggi che regolano la natura e l’universo, ma non è questa la scienza-dono dello Spirito Santo. Questa scienza è un dono speciale che ci porta a cogliere, attraverso il creato, la grandezza e l’amore di Dio e la sua intima relazione con ogni creatura. Il dono dello Spirito Santo della scienza, ci aiuta a non cadere in atteggiamenti eccessivi e sbagliati, come ci ammonisce papa Francesco, come quello di crederci padroni del creato! “Il creato non è una proprietà su cui possiamo spadroneggiare a nostro piacimento - continua il papa - né, tanto meno, è una proprietà solo di alcuni. Il creato è un dono meraviglioso di Dio e noi lo dobbiamo custodire e, secondo le nostre possibilità, far progredire”.

FRAMMENTI DI VITA QUOTIDIANA
1 - Una volta, ai miei tempi...
Bisogna proprio dire che i miei vecchi qualche volta riescono proprio ad essere noiosi. Se incominciano a raccontare come era il mondo una volta, riescono ad essere scoraggianti! Una volta era tutto più bello, la gente era più buona, più onesta, i giovani più abituati al sacrificio, le chiese più piene, i preti più...preti! Il futuro sarà più difficile per il lavoro, per trovare una ragazza seria, per educare i figli.... Previsioni davvero scoraggianti.

2 - “Prigionieri delle stelle”
Quando Venere e Marte sono contrari, non c’è niente da fare, mi sento giù, tutto mi pesa ed anche quel modo di fare allegro di mio marito che tanto mi aveva attirato, mi mette di cattivo umore. Anche prima avevo di questi momenti e non sapevo il perchè, ma davo la colpa alla pressione, all’umidità, all’invadenza della suocera, in realtà siamo prigionieri delle stelle. Questa settimana il mio oroscopo annuncia una dissonanza di alcuni pianeti, quindi saranno giorni di malumore e di noia, mentre per mio marito i segni zodiacali promettono bene. Ci sarà quindi burrasca in casa, lui contento, io scontenta e sfiduciata....

3 - “Con tutte queste religioni, non si capisce più nulla....” 
Hanno suonato alla porta i Testimoni di Geova e con gentilezza e cordialità mi hanno lasciato il loro giornalino da leggere con tutte quelle notizie allarmanti e mi hanno spiegato, con citazioni bibliche, che la Bibbia dice cose ben diverse da quelle che insegna la Chiesa Cattolica. Che confusione!
Mio figlio mi dice: “Non farli più entrare, ti riempiono la testa di idee sballate! “Mia figlia che era presente, dice: “Questi sono proprio convinti! Vanno di casa in casa, con il caldo d’estate ed il freddo d’inverno; questi sì che hanno fede!”...
E’ finalmente tornata la figlia dei nostri vicini. E’ stata via chissà quanto e chissà dove, tanto che, ad un certo punto, non chiedevo neppure più notizie, perchè, ogni volta, sua madre mi rispondeva con un profondo e doloroso sospiro. Ora è finalmente tornata: magra da far impressione, vestita con colori sgargianti in fogge esotiche, mangia solo frutta e verdura. Dice che ora ha trovato la pace e che questa è la vera religione...
Ecco come si cerca, si prega Dio e si parla di Lui in modi così diversi: che confusione!

PREGHIERA E RIFLESSIONE
Invoco con voi e per voi lo Spirito Santo perché effonda il dono della Scienza. 
Il dono della scienza ci aiuta a giudicare rettamente le cose create, conoscendo il modo di ben usarle ed indirizzarle all’ultimo fine che è Dio. 
Le deviazioni a questo proposito sono numerosissime sia per ignoranza che per volontà deliberata. Il dono della scienza risulta indispensabile a noi cristiani, soprattutto nelle culture attuali che, spesso, sono caratterizzate dall’indipendenza da ogni criterio che non sia quello del giudizio puramente umano.
“La scienza spirituale - dice il card. Martini - è la visione della realtà che consegue all’incontro con il Signore che cambia la vita... Grazie alla scienza della fede è possibile cogliere i segni dei tempi ed i fermenti evangelici presenti dappertutto, anche nelle situazioni apparentemente più chiuse alla luce della verità rivelata”(C. M. Martini, Tre racconti dello Spirito). 
Il dono della scienza rende fruttuosa la fatica di pensare, traccia un sentiero per chi cerca e si pone delle domande, sostiene la pazienza di letture impegnative, alimenta il desiderio di una formazione anche intellettuale, fa provare noia per discorsi inutili...
Il dono della scienza insegna uno sguardo sul nostro tempo più penetrante delle statistiche e dei malumori: gli adulti diventano amici della giovinezza, si trattengono dallo scuotere affrettatamente il capo di fronte ai discorsi dei figli, ai loro entusiasmi e alle loro iniziative. Evitano confronti impossibili con un passato fantastico, traggono piuttosto dalla loro esperienza quanto aiuta ad essere saggi, a fidarsi di Dio ed a sostenere con coraggio i sogni promettenti dei giovani.
Il dono della scienza rende deciso il cammino per uscire dalla desolante ignoranza religiosa in cui molti si adagiano come se fosse un diritto.
E’ desolante, infatti, che la complessità del mondo in cui viviamo con tutti i suoi grossi problemi, invece di stimolare ad approfondire la propria fede, consegni allo smarrimento, renda muti ed imbarazzati di fronte ad ogni obiezione...
“Mentre nelle librerie aumentano i libri capaci di rispondere ad ogni possibile interrogativo, nelle case anche dei cristiani pare che entrino solo rotocalchi pieni zeppi di banalità e di indifferenza; mentre non si perde un’ora di palestra, la Catechesi per adulti e giovani rimane deserta....Lo Spirito Santo effonde il dono della scienza per convincere il cristiano che ora è tempo di coltivare un’attitudine alla ricerca, perché allora sarai fiero di dare una risposta a chi ti domanda ragione della nostra speranza, sarai fiero di non tacere di annunciare il Vangelo, scambiando il silenzio intimorito per rispetto della coscienza altrui. Sarai fiero anche di annunciare la libertà cristiana a chi si arrende ad una visione fatalista della vita e si consegna come un prigioniero degli astri, mentre è stato creato con la dignità e la libertà di un figlio di Dio” (C..M. Martini, Lo Spirito Santo in Famiglia).
La dolorosa constatazione fatta dal Cardinal Martini purtroppo continua con disastrose conseguenze nella vita della Chiesa. anche perché i laici-battezzati non si rendono conto della loro responsabilità. Sto leggendo un libro di Luisa Campagnoli (fa parte dell’Istituto delle Missionarie del Sacerdozio Regale di Cristo ed è impegnata nella catechesi e nella pastorale degli adulti della Diocesi di Lodi) dal titolo: “Il Sacerdozio Comune dei Battezzati” nel quale viene ricordata e sostenuta su documenti del Concilio e del Magistero, la parte attiva che i laici-battezzati hanno nella Chiesa. La provvidenziale diminuzione delle vocazioni sacerdotali ha fatto riportare in vita il ministero del Diaconato Permanente e dei Ministri Straordinari dell’Eucaristìa, ora, però, si deve rivalutare il Sacerdozio Comune dei Battezzati. Già S. Pietro nella sua prima lettera scritta da Roma e indirizzata ai cristiani dispersi nelle province dell’Asia, diceva: “Voi, però, siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere...”.
Quindi, la responsabilità della vita della Chiesa non è solo del Papa o dei Vescovi o dei Religiosi (sacerdoti, suore, monaci..), ma è di tutti i battezzati, perché, in forza del Battesimo, tutti hanno una parte attiva.
Questa parte attiva nella vita della Chiesa non consiste solo nell’essere presenti alle varie iniziative, ma, anche, nel fare delle osservazioni e nel dare dei suggerimenti ed avanzare delle proposte.
Un proverbio latino dice: “Spiritus ubi vult spirat” ossia “Lo Spirito agisce dove vuole”, quindi non è appannaggio solo dei Religiosi (Papa, Vescovi, Sacerdoti), ma di tutti i battezzati (anche i cosiddetti laici).

domenica 22 febbraio 2015

Benedetta Quaresima!


Siamo in Quaresima. Un tempo prezioso per la vita del cristiano. Convinti di questo, noi dovremmo ringraziare il Signore che ce lo offre, e la Chiesa, nostra madre, che ci sollecita a viverlo in spirito di conversione per un ritorno maggiormente convinto al Signore. Consapevoli di questo dono, noi ci siamo impegnati dopo aver ricevuto la cenere sul nostro capo. Lo scopo di questo cammino è in primo luogo quello della purificazione dai peccati e poi quello di vivere una vita cristiana maggiormente fedele al Vangelo.

PRIMO IMPEGNO: CONVERSIONE
Qui sorge subito l’interrogativo fondamentale. Che cosa vuol dire convertirsi? Conversione vuol dire cambiamento di vita. Abbandonare certi comportamenti contrari al Vangelo, alla vita cristiana. Dio infatti, proprio perché ci ha fatti figli nel battesimo, ci vuole santi. C’è poi l’altro interrogativo. Chi deve convertirsi? Noi molto spesso riteniamo di non doverci convertire. Ci riteniamo a posto. E lo diciamo anche. E’ una mentalità di autosufficienza, di perbenismo. Per noi sono gli altri che devono cambiare, devono smettere di fare certe cose, di aver certi comportamenti sbagliati. E invece tutti siamo chiamati a convertire il cuore. 

SFORZIAMOCI
La nostra perfezione è la santità. E questa la si raggiunge mediante una continua conversione del cuore. Infatti quelle mancanze, che noi cristiani e sacerdoti ogni giorno commettiamo, quello stile di vita consumistico di cui è segnata la nostra vita, anche se ci sembrano cose insignificanti, sono e restano sempre un ostacolo alla nostra vera perfezione. Dio Padre proprio perché ci vuole bene e desidera la nostra perfezione, non si stanca mai di sollecitarci a questo impegno. Rispondiamogli generosamente. Non dobbiamo aver paura. Se siamo stati sinceri quando ci siamo impegnati a diventare migliori, abbiamo percepito dentro il nostro cuore una certa soddisfazione. Era il segno che quella era la strada giusta.

SECONDO IMPEGNO: RITORNARE AL SIGNORE
La conversione è sempre orientata al Signore. Con il peccato, più o meno grave, noi ci allontaniamo da Lui. Non siamo più posseduti pienamente dal suo amore. Il peccato di qualsiasi genere è sempre un ostacolo all’amore di Dio. La nostra vita infatti è e deve essere sempre più intessuta, imbevuta, animata, sorretta, trasfigurata dall’amore della Trinità. La nostra piena realizzazione sta appunto qui: essere posseduti pienamente dal Signore. 

NON TEMIAMO
Non dobbiamo allora aver paura di ritornare al Signore. Lui non ci obbliga, vuole che rispondiamo liberamente al suo invito. Lui ci aspetta sempre con amore, vuole realizzare un vero incontro d’amore. Lui ordina ogni cosa, ogni avvenimento, ogni incontro, ogni situazione della nostra vita per far breccia sulla nostra volontà. La risposta deve essere nostra, personalmente nostra.
Superiamo allora ogni paura. Lui vuole veramente il nostro vero bene, la nostra autentica felicità.

POICHE’ ABBIAMO ANCORA TEMPO
Consapevoli che nella conversione e nel ritorno al Signore sta tutto il nostro vero bene, affrettiamoci ad utilizzare questo tempo di Quaresima per una sincera conversione e per un gioioso abbandono al Signore.
A tutto questo ci siamo impegnati all’inizio della Quaresima ricevendo la cenere sul capo.
La Pasqua che vivremo tra qualche settimana realizzi veramente un autentico abbandono al Signore. Inizieremo allora a vivere da veri figli di Dio, avremo gioia piena nel cuore e saremo testimoni del suo amore in casa, nel quartiere, ovunque la vita ci ponga a vivere.

I doni dello Spirito Santo - La Fortezza

Un poeta latino, pagano, diceva: “Video meliora, proboque! Deteriora, tamen, secuor!” Cioè: “Vedo le cose migliori, e le approvo! Tuttavia, seguo le cose peggiori!” Lo stesso S. Paolo, nella lettera ai Romani, ha queste affermazioni: “Sappiamo che la legge è spirituale, mentre io sono carnale, venduto come schiavo del peccato. Non riesco a capire ciò che faccio: infatti io faccio non quello che voglio, ma quello che detesto. Ora se faccio quello che non voglio, riconosco che la legge è buona; quindi non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. lo so, infatti, che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene: in me c’è il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. Dunque io trovo in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me. Infatti nel mio intimo acconsento alla Legge di Dio, ma nelle mie membra, vedo un’altra legge che combatte contro la legge della mia ragione e mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra. Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte? Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore! Io, dunque, con la mia ragione, servo la Legge di Dio, con la mia carne, invece, la legge del peccato.” (Lettera ai Romani, 7,14-25). 
Sono affermazioni, sia quella del poeta pagano, come quella di S. Paolo, che ci dicono chiaramente che la nostra natura umana è stata rovinata dal peccato originale per cui in noi c’è sempre una lotta tra la nostra anima (infusa da Dio e, quindi, attirata continuamente a Lui) ed il nostro corpo (fatto dalla terra, quindi continuamente attratto dai beni materiali). Il poeta latino, essendo un pagano, non poteva spiegarsi questa lotta interiore, S. Paolo, invece, illuminato dalla grazia del Signore, ce l’ha spiegata molto bene: è una lotta che richiede da noi assidua collaborazione e vigilanza perché il Diavolo si è associato alla fragilità del nostro corpo e continuamente ci tenta...
Dio, però, da buon Padre, ci ha mandato in aiuto il suo Figlio Gesù, il quale non si è accontentato di raccomandarci la vigilanza, ma ci ha fatto dono del suo Spirito con il dono della Fortezza capace di rintuzzare i continui assalti del Demonio.

FRAMMENTI DI VITA QUOTIDIANA
1. Mi sono arreso: per evitare di essere deriso, per non rischiare di perdere il mio amico più caro, mi sono staccato dall’Oratorio, anch’io ho inventato scuse complicate per giustificare il mio allontanamento dalla S. Messa festiva. Mi spiace che il mio prete non mi chieda più niente, sento che molti pomeriggi sono squallidi e vuoti - con tutto quello che potrei fare! - ma, come fare senza amici? I miei genitori hanno da dire su tutto, sui vestiti che metto, sulle parole che uso, sul come mi pettino, sull’ora in cui rientro la sera, sui voti che prendo a scuola…. Hanno ragione anche loro, ma la compagnia che frequento è fatta così e con loro mi sento sicuro, da solo, mi sento perduto. Qualche volta sono lo zimbello del gruppo, ma... è meglio essere presi in giro che essere di nessuno. Non dico che sono contento e non dico che sia poi molto divertente stare per ore a parlare di niente ed a vantarsi di imprese stupide, ma, se non sto con loro, di chi sono io?

2. Basta che la smetta! “E se vuole la televisione in camera, che abbia la TV in camera! Sono stufo di questa storia!” Così è finita la discussione che durava da settimane, fatta, più che di argomenti, di puntigli, di ricatti, facce scure e mutismi ostinati. La ragazza ha quattordici anni ed una sorprendente capacità di ottenere quello che vuole. “Se c’è qualche trasmissione che mi interessa, la tele è sempre occupata... tutte le mie amiche parlavano di quel film ed io me ne stavo lì come una stupida... m’avevi promesso un regalo per il mio compleanno...”. E così per settimane, quando si degnava di parlare.
E pensare che quando eravamo fidanzati, progettavamo la casa senza TV per non essere come i nostri genitori, bloccati lì per ore! Adesso finiremo per averne tre! Lo so che la TV non aiuterà mia figlia a diventare migliore e immagino che sciuperà del tempo per inseguire vicende assurde, curioserà tra programmi sconvenienti, riempiendosi la testa di fantasie di cui vergognarsi. Lo so che non è un bene, ma anche la mia pazienza ha un limite e penso che, quando vengo a casa stanco dal lavoro, di aver diritto ad un po’ di calma. La figlia abbia anche lei la TV in stanza, basta che la smetta! Domani la ragazza vorrà anche navigare incontrollata in internet...

PREGHIERA E RIFLESSIONE
Invoco con voi e per voi lo Spirito Santo perché effonda il dono della Fortezza. “Essere forti, secondo il Signore, significa essere fedeli e perseveranti nella fede, senza lasciarsi sviare da opinioni peregrine, da mode seducenti ed egoiste, da calcoli di opportunità e di successo. La fortezza è l’atteggiamento di chi è saldo nell’obbedienza amorosa al Signore e sopporta per lui prove e desolazioni, senza abbandonare la via a volte oscura e dolorosa della sequela del Signore. Il cristiano non si piega a nessuno se ha accolto e coltivato in sé il dono della Fortezza.” (C. M. Martini: Tre racconti dello Spirito). 
Il dono della fortezza fa nascere la fierezza della propria originalità e dona energìe per diventare protagonisti.
Così anche un ragazzo timido ed impacciato, può avvertire il desiderio di liberarsi dal complesso d’inferiorità che lo rende sempre gregario, dalla paura di restare solo. Un giorno sarà consolato da amicizie che non sperava, da una gioia dentro che non aveva mai provato e dal ritrovato gusto di alzare gli occhi verso il Signore crocifisso e morto anche per lui.
Dicono gli psicologi che il passaggio da un gruppo amicale ad una comunità sicura, accogliente ed educante sia piuttosto faticoso, ma lo Spirito di Fortezza aiuta, incoraggia e sostiene. S’incomincia con la sincerità: “Non mentirò più a nessuno, soprattutto a me stesso per voler dimostrare che sono giuste le cose sbagliate!”
A questo punto, dopo questo atto di umiltà, uno già sente dentro di sé lo sguardo incoraggiante del Signore che, amorevolmente, lo invita ad un cammino di ritorno al Padre buono e misericordioso.
Il dono della Fortezza rende liberi e fa della resistenza e della perseveranza nel bene, un’esperienza bella da vivere.
Lo Spirito Santo, con il dono della fortezza edifica uomini e donne capaci di una sapienza educativa che non si lascia piegare dai malumori e non prende decisioni per esasperazione. La pazienza di ascoltare non è per accondiscendere o accontentare, ma per capire e fare capire. Il figlio o la figlia intuiscono già prima di aprir la bocca se la richiesta è sensata e già sanno che non sarà accolta. Intuiscono anche quando si tratta di capricci: sanno che è inutile fare il muso ed arrabbiarsi.
Fanno fatica a riconoscerlo, ma sentono che i genitori hanno ragione; e il rumore passerà.
Ci sono passaggi che sono difficili per tutti, ma i genitori cristiani, per la grazia del sacramento del Matrimonio, hanno una risorsa inesauribile di fortezza e di lucidità: cercano di chiedere aiuto a quel Dio che li ha voluti uniti in Matrimonio e che li ha voluti procreatori di nuove creature capaci di continuare qui sulla terra la lode al Padre Celeste (C. M. Martini: Lo Spirito Santo in famiglia).

domenica 25 gennaio 2015

Il Vescovo di Lodi mons. Malvestiti in visita alla nostra parrocchia

Breve ma intenso il momento di incontro con il nostro Vescovo, mons. Malvestiti, che ha celebrato la santa Messa in occasione della festività di San Bassiano. Al termine il caloroso incontro con i sanfereolini.


















Quaresima: ritorniamo al Signore

Il tempo vola e non ci si accorge. Siamo già agli inizi di una nuova Quaresima che è e rimane per tutti un tempo di grazia per ritornare al Signore.

LA QUARESIMA
E’ sempre stata vista come un tempo nel quale ogni cristiano cerca di rimettersi sulla strada del ritorno al Signore. Il termine che maggiormente risuona in queste settimane è “conversione”. Siamo infatti chiamati a rivedere le nostre scelte, il nostro stile di vita, le nostre aspirazioni per confrontarle con il Vangelo, per vedere le nostre possibili deviazioni dalla volontà del Padre. Compiuto questo confronto e constatata la nostra infedeltà a Dio, si tratta di ritornare al suo amore. In una parola di ritornare a casa come ha fatto il figliol prodigo.

TUTTI IMPEGNATI
Questo invito a ritornare a casa per riprendere a vivere nell’amore del Padre, è rivolto a tutti indistintamente. Nessuno è dispensato da questo cambiamento di vita. Siamo infatti tutti peccatori. L’infedeltà al Vangelo, la mediocrità nella vita spirituale, il fascino del male toccano tutti. Tocca pure me vostro parroco. Anche la stessa Chiesa è chiamata a rivedere la sua più o meno fedeltà al Vangelo, per essere in grado di lasciarsi rinnovare dalla grazia della conversione Quaresimale.

A UNA CONDIZIONE
Ma questo ritorno al Signore sarà possibile se prima ci assumeremo le nostre responsabilità. Non è infatti possibile convertirsi veramente se prima non prendiamo coscienza dei nostri sbagli. In una parola, dei nostri peccati. Chi non si riconosce vero peccatore, non sentirà mai il bisogno di cambiare vita e quindi di ritornare al Signore. Solo la sincerità con se stessi e nei confronti di Dio, fa scattare il desiderio della conversione. Il primo passo da fare è allora quello di guardare senza giustificazioni il nostro stile di vita per vedere le nostre personali responsabilità. 
Come vostro parroco mi faccio allora voce di uno che grida nel deserto di questo mondo e della nostra realtà per richiamare l’attenzione su alcuni aspetti della nostra vita personale e comunitaria che più di ogni altro hanno bisogno oggi di una vera conversione.

COME CRISTIANI
Se c’è una pecca che squalifica in pieno il cristiano è di non essere felice e pienamente convinto del valore della fede che porta nel cuore. Da questa mancanza derivano, a mio avviso, tutte le altre infedeltà al Vangelo. Se non si è convinti e felici della fede cristiana, tutto diventa peso e, di conseguenza, si cercherà di sbarazzarsene o di farne un miscuglio con le proposte che la società offre. La gioia e la convinzione poste a fondamento di una vita cristiana, sono la testimonianza di cui oggi la nostra società ha quanto mai bisogno. Come può un ragazzo o un giovane sentire il desiderio di essere cristiano, se noi adulti non ne siamo convinti e tanto meno contenti di esserlo?

COME FAMIGLIE
Siamo più che mai convinti che non basta sposarsi in chiesa per essere una famiglia cristiana. E’ necessario che la vita tra le mura domestiche sia contraddistinta dai valori evangelici, cercando di divenire sempre più una nuova famiglia di Nazaret. Ciò che oggi manca in modo particolare alle nostre famiglie è l’impronta cristiana viva e chiara. Vale a dire quello stampo cristiano che subito balza agli occhi di chi guarda anche solo superficialmente i componenti di una famiglia. Se infatti diamo uno sguardo alle nostre famiglie che cosa vediamo di cristiano? Su cosa si diversificano da quelle che hanno lasciato tutto in fatto di fede? Dove si trova la sobrietà di vita e l’essenzialità delle cose? Dove è possibile vedere la presenza del Signore? Che cosa testimoniano del Vangelo? 
Basta solo una sottolineatura. E’ inutile, a mio avviso, rammaricarsi perché i figli percorrono strade poco raccomandabili, se in famiglia non ricevono nessuna impronta cristiana, non sono aiutati a vivere con gioia l’appartenenza al Signore e alla sua Chiesa.
Le nostre famiglie hanno quindi bisogno anche loro di un sincero ritorno al Signore.
La prossima Quaresima sia allora un’occasione perché ciascuno si assuma le proprie responsabilità.

COME COMUNITA’ PARROCCHIALE
Non deve sembrarvi strano: anche la nostra parrocchia deve convertirsi al Signore. Non deve soltanto invitare i suoi figli a ritornare a casa, anche lei deve rinnovarsi per essere sempre più conforme alla volontà del Padre. Mi chiedo allora: da che cosa deve convertirsi la nostra comunità? Penso che non debba stancarsi di crescere nella comunione fraterna. Su questo aspetto c’è sempre da migliorare. Penso che debba farsi maggiormente carico delle povertà del nostro quartiere. E sono tante. In modo particolare le difficoltà di tanti anziani soli e abbandonati. Penso anche alla sua opera di evangelizzazione. Questa andrà avanti solo se oltre alle forze disponibili dei suoi figli per quest’opera, sarà sempre più innamorata del Signore e se saprà rappresentarlo al vivo nelle sue celebrazioni, nella sua predicazione, nella sua attività pastorale a favore degli ultimi. Per giungere ad essere così, di strada ne deve fare ancora molta.

CI AFFIDIAMO AL SIGNORE
Consapevoli che da soli non siamo capaci di nulla in fatto di conversione, ci affidiamo al Signore. E’ lui che ha il potere di rinnovare pienamente i nostri cuori. Le proposte della parrocchia per la prossima Quaresima sono un’occasione per assumerci le nostre responsabilità in ordine ad una sincera conversione.

La comunità ha ringraziato

Riportiamo l’omelia del parroco alla Messa solenne del 31 dicembre 2014 perché il grazie della comunità parrocchiale sia condiviso da più cuori.

Carissimi questa è la sera nella quale sentiamo più di ogni altro momento la realtà della vita. Infatti tra poche ore un altro anno in più peserà sulla nostre spalle.
Due possono essere i sentimenti che possiamo provare: quello dell’amarezza, perché un altro anno se ne va e quindi più o meno diventiamo sempre più vecchi o, se preferite, sempre più maturi. Oppure quello della serenità, perché siamo ancora qui, perché la vita, più o meno segnata da qualche acciacco, va avanti e quindi abbiamo speranza che il nuovo anno, che tra qualche ora inizieremo, sia migliore. 
Infatti gli auguri che ci facciamo questa sera e in questa notte sono auguri di speranza.
Non so quale sentimento prevalga nel vostro animo. Come vostro parroco vi invito a non lasciarvi prendere dall’amarezza. E’ vero, tutto passa, gli anni passano, ma l’amore del Signore è sempre per noi. 
Se abbiamo qualche sprazzo di serenità nutriamo fiducia che se anche gli anni passano la mano del Signore continua a sostenerci. 
Ma noi questa sera siamo qui per dire grazie al Signore per il suo amore che non viene mai meno, ma anche per gli aiuti che ci ha dato in questo anno anche se noi non ce ne siamo accorti. Diciamogli allora grazie sia a livello personale che famigliare.
Io, come parroco, mi farò voce per voi perché è stato ancora grande l’aiuto che il Signore ci ha dato come parrocchia in questo anno che ormai passa alle nostre spalle.
Di che cosa dobbiamo ringraziare il Signore?

Primo dono
Lo ringraziamo in primo luogo perché in tutto questo anno ha continuato ad amarci, a volerci bene. Non deve sembrarvi strano questo grazie. Se non ci avesse amato, noi saremmo caduti nel nulla o peggio nella dannazione. Se lo ringraziamo per averci amato, è perché noi non vogliamo dare troppo per scontato l’amore del Signore. Oggi diamo infatti per scontato l’amore di chi ci sta accanto. Chi di noi sa ringraziare ? Chi di noi sa dire espressamente la parola “grazie” per l’amore dei genitori, per l’amore dello sposa e della sposa? Tutto è dovuto. 
Questo atteggiamento non deve esistere nei confronti dell’amore del Signore. Lui ci ama pur non avendo bisogno di noi, Lui ci ama perché sa che la nostra vita si realizza pienamente solamente lasciandoci amare da lui. E il suo amore è vero, è gratuito, è immenso. È strettamente personale.
Alcune volte abbiamo difficoltà a dirgli grazie per il suo amore perché siamo sotto il peso della croce. Non c’è contrasto tra lui che ci ama e la nostra sofferenza. Anzi il suo amore è più grande e più potente quando siamo uniti a Lui sulla croce. E allora diciamogli almeno questa sera: Grazie o Dio, nostro Padre, per il tuo amore. Grazie perché continui ad amarci nonostante le nostre povertà, la nostra scarsa generosità nel contraccambiare il tuo amore. 

Secondo dono
In secondo luogo lo ringraziamo per l’attività pastorale che ci ha dato di iniziare. Ci ha illuminato e poi sostenuto nel dare inizio a questo anno caratterizzando tutta la nostra attività pastorale circa lo Spirito Santo. Per qualcuno sarà poca cosa, ma per me è stata, come ho già detto diverse volte, una scelta qualificata. E’ infatti lo Spirito Santo che ci fa grandi, è lo Spirito che ci fa Chiesa, è lo Spirito che ci fa partecipi della stessa vita trinitaria. Prendere coscienza di possedere, o meglio, di essere posseduti da questo dono, è qualcosa di veramente grande. Posso attestare che in questo anno vedo che qualcosa sta movendosi nella nostra comunità e nella vostra vita spirituale personale. Tutto questo non è frutto dei nostri sforzi, ma è opera dello Spirito che sempre guida non solo la Chiesa, ma anche la nostra stessa vita di figli di Dio.
Grazie, o Padre, che ci hai dato la grazia di caratterizzare la vita e le attività di questa tua e nostra comunità parrocchiale impegnandoci a conoscere, a riflettere, a pregare sul dono che il tuo cuore ci ha dato, lo Spirito Santo. Grazie perché è lui che ci fa tuoi figli, è lui che ci fa essere una cosa sola con te, è lui che ci assicura che la vita è un camminare verso la gioia senza fine.

Terzo dono
Come già abbiamo fatto lo scorso anno, ancora anche in questa sera dobbiamo dire grazie al Signore che, oltre ad aiutarci nella nostra vita spirituale, ci ha aiutato a qualificare ancora maggiormente il nostro servizio ai poveri e a chi versa in necessità. Non vi deve sembrare strano questo grazie. E’ invece vero ed autentico, è un bisogno che la nostra comunità parrocchiale sente in questo momento. Guai a noi se fossimo solo impegnati a celebrare l’amore del Signore con liturgie solenni e poi ci dimenticassimo dei poveri. Se nella liturgia esaltiamo e celebriamo il Signore, noi lo troviamo invece vivo nel povero che chiede sinceramente aiuto. Di questo ne siamo pienamente convinti. E di conseguenza cerchiamo di lodare il Signore, ma anche di servire il povero. E qui entra in primo piano l’opera della nostra Caritas parrocchiale. Carissimi, permettete che vi dica sinceramente come vedo la nostra Caritas. E’ un po’ il fiore all’occhiello della nostra comunità parrocchiale.
Quest’anno abbiamo lavorato parecchio per riorganizzare maggiormente il servizio ai poveri. Qualcosa si sta muovendo anche per i nostri fratelli nelle carceri, consapevoli che anche loro sono nostri fratelli. Ma ciò che rende bello tutto questo è che all’organizzazione corrisponde anche la generosità di tutti voi. Lo stile dell’aiuto ai poveri sta diventando, a mio avviso, uno stile ordinario. Vedo che non c’è un’attenzione ai poveri solo durante il tempo dell’Avvento e della Quaresima, ma è una attenzione che dura tutto l’anno. Infatti il cestone della Caritas in Chiesa parrocchiale è sempre disponibile ad accogliere, ma anche vi si trovano sempre numerosi vostri sacchetti. Giustamente il Signore ce lo aveva detto: “I poveri li avrete sempre con voi”.
E noi, anche se a volte può essere difficile, li vogliamo amare e servire perché in essi vive il Signore. 
E allora anche qui diciamo: Grazie o Padre che ci hai sostenuto ancora nel servizio ai poveri, a chi versa in necessità. Noi vogliamo servirti, consapevoli che tu vivi in loro perché con loro tu ti sei identificato.
Ti diciamo grazie anche perché muovi il cuore di tanti sanfereolini che con i loro piccoli o grandi sacchetti dimostrano di vederti in chi ha bisogno. Il nostro grazie è anche per chi si spende per mandare avanti questa organizzazione caritativa, cioè tutti i nostri volontari. 
Signore, fa’ che la tua e nostra comunità parrocchiale ti lodi celebrando il tuo amore e ti serva nei poveri. L’amore per te non può mai e non deve mai disgiungersi dall’amore a chi soffre e versa in necessità.

Quarto dono
Carissimi, anche quest’anno sento il bisogno di invitarvi a dire grazie al Signore per la vostra generosità nel sostenere le necessità della parrocchia. La nostra fiducia nella provvidenza si manifesta attraverso la vostra generosità. 
Con il prossimo mese di gennaio sono passati ormai cinque anni da quando abbiamo iniziato ad avere sulle spalle il pesante mutuo per il rifacimento di questa Chiesa. E in questi anni, alternandoci fra alti e bassi, non abbiamo fatto brutte figure. Siamo andati avanti con una certa serenità. E’ vero che abbiamo davanti a noi altri dieci anni. Ma se abbiamo incominciato bene, speriamo di continuare bene. Posso dire dopo tutto questo che le vostre piccole e grandi gocce di generosità fanno veramente il mare della generosità. Vi confesso che ogni giorno invoco dal Signore il suo aiuto nella sua mano provvidente e nello stesso tempo prego per voi che condividete con me questa grande fatica. 
Siamo però sicuri che il Signore ci sarà sempre vicino. Abbiamo fatto tutto per lui, per la sua Chiesa. Il Signore che vede i nostri sforzi, ci sia sempre accanto con la sua generosa provvidenza. E allora anche qui dico:
Grazie o Padre, che sempre ci sostieni nel faticoso cammino non solo per l’aspetto spirituale, ma anche materiale. La tua provvidenza ci sostenga sempre, la tua mano generosa si apra e ci dia conforto. Siamo più che mai consapevoli che senza di te non possiamo far nulla. A te tutto è possibile. Guarda alle nostra fatiche finanziarie e aiutaci. Guarda a chi ci aiuta con la sua offerta e ricompensalo come tu solo sai fare.

Carissimi, il mio grazie questa sera è rivolto anche a voi. Non è retorica, non è un proforma, ma è un grazie sincero ed esce dal mio cuore. 
Da quando sono arrivato vi porto tutti con me. Per voi prego ogni giorno. Anche se gli anni passano vi confesso che non mi sembra vero che siano così tanti quelli passati insieme. Il bene che ho ricevuto e che continuamente ricevo è veramente grande.
Per tutto questo vi dico grazie, grazie di cuore. Come vi ho già detto lo scorso anno, vi dico ancora: se sono quello che sono a livello spirituale, è non solo un dono di Dio, dei miei cari ormai arrivati in paradiso, ma è anche opera vostra, della vostra vicinanza e soprattutto della vostra testimonianza cristiana.
Non conosciamo il futuro. E’ nelle mani di Dio e noi sappiamo che lui fa sempre le cose per bene. A noi il compito di essergli obbedienti. E allora anche qui dico: Grazie, o Padre per questa comunità che mi hai affidato. E’ grande il bene che ricevo da lei, da tutti questi tuoi figli. Per lei io faccio qualcosa, ma so che sei tu a condurla, a santificarla, a renderla bella e significativa. Conducila ancora, conducila sempre più a scoprire il tuo amore e ad accoglierlo, ma anche a testimoniarlo a tutto il quartiere. Ricompensala per il bene che vuole ai suoi sacerdoti. 

Concludendo. celebriamo allora con sentimenti di ringraziamento questa eucarestia e mettiamo nel cuore del Signore questo anno ormai alle nostre spalle, consapevoli che Dio Padre farà ancora meraviglie nel nuovo anno che tra poco inizieremo nel suo nome, sostenuti e animati dalla potenza dello Spirito Santo.
Amen.

I doni dello Spirito Santo - Il Consiglio

La nostra vita è continuamente piena di scelte, più o meno importanti che noi siamo chiamati a fare ogni giorno e che, a volte, facciamo senza troppo riflettere. Poco male se si tratta di scegliere tra cose di poca importanza, il guaio è che, troppo spesso, le nostre scelte sono troppo avventate anche quando si tratta di cose importanti o molto importanti. Questo è possibile perché non sempre ci ricordiamo di avere una natura inquinata dal peccato originale. Il buon senso, in questi casi, ci suggerisce di non fidarci di noi stessi, ma di fare un bell’atto di umiltà e chiedere consiglio a chi sa più di noi in quel campo. Il nostro Creatore, che ci ha combinati Lui in questo modo, ci ha dato la possibilità di avere un Consigliere straordinario, esperto in ogni campo: lo “Spirito Santo” il quale, attraverso il dono del Consiglio è in grado di orientarci in modo giusto verso qualunque scelta noi siamo chiamati a fare in ogni circostanza della nostra vita.

FRAMMENTI DI VITA QUOTIDIANA
1. Trepidazione di una giovane mamma: “Forse si vede già! Forse quello sguardo che mi segue nella folla ha già indovinato il mio segreto! Forse non dovrei andare così in fretta, né salire su una metropolitana in cui si sta così pigiati! Chissà cosa dirà! E mia madre? E le mie colleghe di lavoro? Il mio terzo figlio! E dopo cinque anni! 
La gioia mi ha travolto questa mattina quando ho avuto la certezza. Poi una specie di ansia. Paolo è via per lavoro fino a domani: con chi mi confido?
Questa specie di fastidio che sento è forse il segno che qualche cosa non va? Come lo spiegherò agli altri due figli, oramai grandicelli? Inoltre mi trovo così spossata che mi chiedo se avrò energia sufficiente per far vivere questa nuova creatura, se riuscirò a mantenerla, a tenerla in grembo... La competenza del medico che mi assicura: “Tutto va bene!” mi sembra troppo professionale e cerco di osservarne il volto col sospetto che non mi dica tutto! Ho come una nostalgia, ora che mi trovo in una nuova maternità, di un abbraccio di madre in cui potermi abbandonare e sentirmi sicura!”

2. Scelte dei giovani, domande dei genitori:
Il figlio maggiore ha fatto di testa sua ed ha sbagliato! Si è iscritto ad una facoltà prestigiosa, di sicuro avvenire - come dicevano - ma troppo difficile. Non è stata una scelta giusta, perché era mossa dalla moda e dall’ambizione! Ricordo che anche noi, genitori, eravamo orgogliosi, ma a torto ed ingenuamente! Infatti, subito ai primi esami, sono incominciati i problemi: il ragazzo era teso, irrequieto ed impreparato! Tornava a casa umiliato! Abbiamo sbagliato anche noi ad insistere!
Ora tocca alla ragazza scegliere. Lei è più diligente ed ordinata, ha avuto risultati migliori: anche lei punta ad una facoltà difficile. Come capire se si tratta veramente di una vocazione, se è veramente la sua strada o se è una velleità! Dobbiamo spingere verso traguardi impegnativi o consigliare percorsi più modesti? Come distinguere il dovere di mettere a frutto le proprie doti, dal presumere oltre le proprie forze? D’altronde, bisogna scegliere ed ogni scelta ha conseguenze rilevanti. Non vorremmo che, incoraggiando ad ardue scelte, dovessimo poi raccogliere una vita spezzata dalla depressione! Non vorremmo neppure che, consigliando più agevoli percorsi, ci sentissimo, un giorno, rimproverare: “Non avete creduto alle mie possibilità! Eccomi qui, ora, senza prospettive e senza soddisfazioni!” Che suggerimenti possiamo dare noi genitori? 

PREGHIERA E RIFLESSIONE
Nell’intimità con Dio e nell’ascolto della sua Parola, noi acquistiamo la forza di mettere in disparte la nostra logica personale, suggerita, il più delle volte, dalle nostre chiusure, dai nostri pregiudizi e dalle nostre ambizioni ed impariamo invece a chiedere al Signore quale sia la sua volontà, il suo desiderio. In questo modo si sviluppa in noi una profonda sintonia con lo Spirito, e lo Spirito ci consiglia, ma noi dobbiamo dare spazio allo Spirito. Dare spazio allo Spirito, vuol dire: “Pregare!”.
Invoco, allora, con voi e per voi, lo Spirito Santo, affinché effonda su di voi il dono del Consiglio.
Il dono del Consiglio aiuta a scegliere bene di fronte alle alternative diverse che la vita ci propone, guida nella provvisorietà e nella incertezza a non fare passi falsi, ci aiuta a discernere, a non essere precipitosi ed a non assolutizzare nulla di ciò che è meno di Dio.
Forma pratica del dono del Consiglio è la direzione spirituale che aiuta la persona a orientare ed a vivere la propria vita secondo Dio (C. M. Martini: Tre racconti dello Spirito).

Illuminati dal dono del Consiglio, vediamo come vengono risolti i fatti sopra descritti:
1. La giovane mamma che aspetta il terzo figlio ha trovato finalmente le parole desiderate dalla compagna di scuola che, da anni, vive in un monastero. Proprio quella donna, che non sa nulla di maternità, ha trovato la via del cuore dell’amica-giovane mamma, più di Paolo, il marito affettuoso, più della sua mamma che pure ha esperienza, più del medico con tutta la sua competenza. Davanti all’amica-monaca, alla sua grata ed al suo silenzio, la giovane mamma ha sentito sciogliersi le sue paure e come l’abbraccio di una indescrivibile pace l’ha avvolta alla promessa: “Ogni giorno pregherò per te e per il tuo figlio che aspetti!”. L’amica-monaca non le ha consigliato nulla, non le ha raccomandato nulla, ma l’arte di trasformare in preghiera un dubbio e una paura, ha insegnato alla giovane mamma la via della fiducia.

2. L’anziana maestra non insegna più da tanto tempo, è quasi cieca, esce da casa solo nei giorni di festa perché i figli l’accompagnano alla S. Messa, non gode buona salute ed anche la voce che zittiva numerose scolaresche irrequiete e rumorose, si è calmata. Si direbbe che oramai vive fuori dal mondo, ma ha molta saggezza di chi ha molto vissuto, ha molto sofferto ed ha molto pregato. Ecco perché ricorrono a lei per un consiglio genitori incerti sulla scuola da scegliere per i figli, perfino qualche scolaro di un tempo, fattosi giovane, ha il piacere di presentare alla maestra, la fidanzata, nella speranza che possa darle qualche buon consiglio.
L’anziana insegnante, senza darsi tanta importanza, si rende ancora utile, dando consigli con prudenza ed umiltà, raccontando storie del tempo passato, realmente avvenute o inventate. Sorridendo, arguta, dà l’impressione che i suoi occhi, stanchi ed annebbiati, siano capaci di vedere più lontano.Accettare un consiglio in un mondo così superbo come quello in cui viviamo è un’impresa non da poco! Facilmente, infatti, ci capita di vedere persone che, solo perché hanno la lingua sciolta, si arrogano il diritto di dare consigli a destra ed a sinistra e pretendono di insegnare a tutti, arrabbiandosi se non vengono prese in considerazione.
Accettare un consiglio e vagliarne il valore, è un atto di umiltà e può servire molto a migliorare noi stessi e la nostra condotta. Non dimentichiamo che, tra i primi cristiani era molto ln voga la “correctio fraterna”, cioè i primi cristiani, costituiti in massima parte da persone economicamente povere, ascoltavano volentieri Gesù perché ricordava loro che qui siamo di passaggio e siamo diretti verso il Paradiso, dove ci troveremo eternamente nella gioia. Ma, per poter entrare in Paradiso, bisogna, in questa vita, correggere i propri difetti e, siccome i nostri difetti li vedono più facilmente gli altri di noi, pregavano allora i fratelli di far loro presente i difetti che riscontravano nel loro comportamento, onde poterli correggere. Indubbiamente, come ci ricordano gli Atti degli Apostoli e le lettere degli Apostoli, anche nelle prime comunità vi erano contrasti e divisioni, erano però casi isolati e le comunità cristiane apparivano piuttosto come un insieme di persone, non prive di difetti, ma che si volevano veramente bene e che si aiutavano sinceramente a migliorarsi vicendevolmente.
Questo modo di vivere, destava meraviglia nei pagani e faceva sorgere in loro il desiderio di ricevere il Battesimo per poter così entrare a far parte di quel gruppo di persone.
Questa correzione fraterna dovrebbe trovare vita anche nelle nostre comunità, diventerebbero veramente un polo di attrazione, non di ripulsa, come, purtroppo appaiono oggi! Certamente ci vuole carità nel riprendere un fratello od una sorella che, inavvertitamente, sbaglia, e ci vuole una forte dose di umiltà nell’accettare una giusta correzione.
Già nell’Antico Testamento Dio, per bocca del profeta, diceva: “Se tu vedi che tuo fratello sbaglia, riprendilo in disparte, se ti ascolterà, avrai guadagnato tuo fratello, se non ti ascolterà, io chiederò conto a lui, ma tu ti sarai sgravato la tua coscienza!”.
Il codice stradale punisce per omissione di soccorso chi non si ferma per prestare aiuto ad un infortunato, i difetti in una persona sono come ferite nell’anima di quella persona, quindi si ha l’obbligo morale di tentare di guarirla....
Purtroppo, col nostro menefreghismo, abbiamo creato una società talmente superba e corrotta, da rendere quasi impossibile per una comunità cristiana adottare la “correzione fraterna” anche nel suo interno. Questo, però, non ci esime dal tentare, anzi, poiché è vero che il Signore proporziona il suo aiuto alla gravità delle difficoltà che incontriamo, dobbiamo veramente mettercela tutta, aumentando la preghiera ed il sacrificio: lo Spirito Santo interverrà!
Dobbiamo aver fede e perseveranza!