domenica 30 novembre 2014

Noi siamo sempre in attesa

La nostra vita è un’attesa unica. Basta aprire un poco gli occhi e subito vediamo che sia da piccoli che da adulti siamo sempre in attesa. Giustamente è stato detto che “il nostro essere ha come caratteristica di essere proiettato verso un altrove”. In forza di questa propensione noi siamo sempre in attesa.

TUTTI ATTENDIAMO QUALCOSA
Se guardiamo al bambino appena nato, vediamo che tende alla vita. Con le sue braccia allungate anela a qualcosa. Il ragazzo guarda in avanti e spesso si proietta nei suoi gesti e nelle sue parole più avanti in età. L’adolescente con il suo corpo in veloce crescita cerca e vive già un’età più avanzata della sua. Il giovani poi, pur essendo contenti di essere ormai arrivati ad un certo traguardo, vogliono, desiderano e cercano la loro sistemazione sia lavorativa che affettiva. E l’adulto? Anche lui porta nel cuore il desiderio di vedere sistemati i propri figli, aspetta con gioia che i nipoti crescano e gli diano quel supplemento di vita che ad una certa età si desidera. C’è poi l’anziano. Anche lui cerca di star bene, di guardare avanti con una certa serenità, si aspetta di non essere dimenticato e di avere giorni sereni. Lo stesso ammalato sente in sé una certa attesa. Di che cosa? Della guarigione. Nessuno aspetta la morte. E’ la nemica da fuggire a tutti i costi e a tutte le età.

E INVECE…
Questa attesa, della morte, è quella più concreta ed inevitabile. Non si tratta però di vivere nell’angoscia. Nemmeno Gesù ha vissuto con tremore il suo calvario finale. Desiderava sì bere quel “calice” perché sapeva che avrebbe ottenuto la vita vera per tutta l’umanità, ma l’ha bevuto con quell’abbandono fiducioso alla volontà del Padre. Così dovremmo fare anche noi.
Attendiamo allora con fiducia il meglio della nostra vita, sia che siamo ragazzi o giovani, sia pure come adulti e anziani. Il Signore ci ha creati per vivere la vita sia in questo tempo terreno sia in quello della gioia eterna. La morte, come ci dice la Bibbia, non l’ha creata lui, ma è nata per l’invidia del diavolo. L’uomo che vive bene la sua esistenza dà gloria a Dio e nello stesso tempo può arricchirsi interiormente per essere pronto alla vita che non conosce tramonto. 

VIVIAMO L’AVVENTO
E’ l’invito del Signore. Proprio perché ci vuole preparati nei dovuti modi per la gioia eterna, ci dona questo tempo di sacra attesa. L’Avvento infatti è il tempo nel quale siamo chiamati, come hanno fatto i profeti, a prepararci ad accogliere il Signore che viene a nascere in mezzo a noi. Già lo abbiamo accolto in tutti gli avventi e i natali che abbiamo alle spalle. Ora con questo nuovo Avvento dovremmo prepararci ad accoglierlo sempre più in profondità nella nostra vita personale, familiare e comunitaria. Stiamo allora per iniziare un nuovo tempo di grazia. Il Signore bussa ancora alla porta del nostro cuore. Non facciamo i sordi. Ne va di mezzo la nostra vita. Lui infatti non ne ha bisogno, se ci dona ancora questo tempo di grazia è perché vuole arricchirci ancora di più del suo amore.

ALLORA SAREMO PRONTI
Se ci impegneremo allora saremo pronti a vivere il suo Natale non come un giorno di festa consumista o anche solo umanitaria, ma come forte esperienza dell’amore del Signore. La festa consumista, o anche solo umanitaria, passa. Invece l’amore del Signore ricevuto e vissuto resta e cambia la nostra vita. Se vivremo così il nuovo Natale allora saremo pronti anche per la sua ultima venuta. 
Facciamo allora dell’Avvento che tra poco inizieremo un’occasione per crescere nell’amore del Signore che nonostante le nostre povertà e lentezze ci ama di vero ed eterno amore.

In doni dello Spirito Santo - La Sapienza


Mi sembra opportuno, dovendo parlare dei doni dello Spirito Santo, ricordare, come punto di partenza, quello che ha fatto il Signore quando ha deciso di creare l’uomo: ha dato vita ad una serie di creature (luce, terra, aria, acqua, animali...) delle quali sapeva che l’uomo avrebbe avuto bisogno per vivere. Creandole, ha dato a ciascuna una legge, l’osservanza della quale, manteneva nel creato un ordine meraviglioso, basta leggere i primi due capitoli della Genesi per rendersene conto. Quindi anche l’uomo ha avuto dal Creatore una legge, osservando la quale, sarebbe stato conservato questo ordine: l’uomo avrebbe dominato tutto il creato perchè, a differenza di tutte le altre creature, era stato fatto ad immagine e somiglianza di Dio, ed avrebbe trovato nelle creature (i frutti della terra) il necessario per vivere.
Il peccato originale ha sconvolto tutto ed ha portato l’uomo a cibarsi anche della carne degli animali ed il loro ribellarsi è segno che “all’inizio non era così”. Questo però non toglie che gli animali, che devono sempre essere trattati bene, devono sempre essere a servizio dell’uomo e non l’uomo a servizio degli animali, come, purtroppo, sembra che si sia incamminati per questi animalisti esagerati! Non dimentichiamo che Gesù ha promesso la ricompensa per quello che facciamo per gli uomini, non per gli animali! In questo periodo di crisi (molte famiglie vivono quasi in miseria) non so come si possano giustificare le ingenti cifre di risorse economiche (centinaia di migliaia di euro) spese per canili riscaldati e con assistenza medica!
La Sapienza, dono dello Spirito Santo, dovrebbe guidarci anche in queste scelte, come nelle normali scelte della vita quotidiana, se, però, l’ascoltiamo!
La Chiesa, guidata da papa Francesco, sta impegnandosi in modo particolare per la famiglia, istituzione fondamentale sia per la società civile come per quella religiosa, penso, quindi, che sia una buona scelta quella di lasciarci guidare dalla lettera che il cardinal Martini ha indirizzato alle famiglie in occasione del S. Natale del 1997: Lo Spirito Santo in Famiglia. La liturgìa ambrosiana, infatti, suggerisce la benedizione delle famiglie a Natale.
La lettera, per ogni dono dello Spirito Santo, riporta: “Frammenti di vita quotidiana” poi una preghiera ed una riflessione. 

Frammenti di vita quotidiana
1. Ti ho sentita gridare l’altra sera a tuo marito: “Non capisci proprio niente!” Come è successo che la persona alla quale hai legato la vita, l’uomo che in altri momenti ti ha fatto sentire così importante, così amata, abbia meritato di essere così rimproverato? Ti sembra che delle cose veramente importanti non si riesca più a parlare e ti ferisce constatare che lui non s’accorga di quanto ti faccia male quella sua aria superiore: sembra sempre compatirti, t’ascolta distratto, mentre parli dà un’occhiata all’orologio e già pensa ad altro... Possibile che non capisca!
2. “I miei genitori non mi capiscono proprio!” Ti ricordo qualche anno fa, quando ammiravi tuo padre che “sapeva fare tutto”, aveva sempre una risposta per le tue domande.... Ricordo quando correvi da tua madre per sentire lodare i tuoi disegni o per medicare un graffio… Eri certo, allora, che papà e mamma capissero tutto e che potevi andare sicuro incontro alla vita perché potevi contare su di loro. Ora, invece, ogni tua richiesta sembra scontentarli, vedono pericoli dappertutto, a scuola potresti fare molto di più. Insomma, non ci si capisce più, sembra di vivere in mondi differenti! 
3. “Ed ora, che faccio?” Ho dovuto andare in pensione prima del previsto e adesso non so più che cosa fare. Avevo la giornata piena, prima, sognavo il tempo libero per i miei passatempi, ora, che ho tutto il giorno libero, mi trovo spaesato, non mi capisco. Nel mio lavoro ero competente, un consigliere stimato per i giovani, mi piaceva il lavoro ben fatto, senza stupide vanterie. Ed ora, eccomi qui, mi aggiro per casa inconcludente e brontolone per trovarmi a sera inutile e nervoso.

Preghiera e riflessione
Invoco lo Spirito perché effonda su voi la sapienza. La sapienza è il dono per il quale ogni casa è misurata sulla carità di chi ci ha amato fino alla morte in croce; sapiente è chi si lascia amare da Dio; sapiente è chi non vuoI convincere con la sola forza della ragione, ma, pur utilizzando l’intelligenza ed amandone l’esercizio, sa che la verità si irradia anzitutto per mezzo della carità. II dono della sapienza ti raggiunge come una luce nuova di cui si illuminano i volti consueti.
E così una sera, mentre torni dal lavoro, ti sorprende lo stupore di avere una casa, una moglie, dei figli. La sapienza è quel dono per cui il sapore delle cose vere, delle persone care, degli affetti più profondi, ti visita come la luce del mattino: ti rivela il bene che c’è in te, il cammino da compiere e quale sia la fonte inesauribile della speranza. Ti fa sentire una stretta al cuore per le occasioni perdute, per i gesti, le parole, le dimenticanze con cui hai fatto soffrire le persone che ami di più. La sapienza ti suggerisce come chiedere perdono e come regalare di nuovo la gioia. Ti fa riflettere sui motivi di tante discussioni e ti fa sorridere: arrabbiarsi per così poco! Ma ne valeva la pena?
La sapienza ti fa considerare le cose dal punto di vista dell’altro (del papà, della mamma, del figlio adolescente) e ti rendi conto che, forse, non ha tutti i torti! Forse anche tu avresti fatto così!
Il dono della sapienza ti visita come una nuova vocazione e, mentre cominciavi a pensare di essere diventato inutile (pensionato), di essere stato da tutti dimenticato, ti arriva una voce per telefono o per l’aria, che ti invita a una presenza, che ti assegna un compito.
Allora si ridesta la gioia dell’agire, ritrova un ordine lo scorrere delle ore, finalmente la vita ritrova in gesti di carità il sapore di essere vissuta.
Come avete potuto constatare, il cardinale descrive autentiche scene di vita famigliare, c’è solo da osservare che le divergenze che sorgono in famiglia possono avere una lieta conclusione solo se i vari componenti riescono a dedicare ogni giorno qualche tempo al silenzio che favorisce la riflessione e la preghiera.

sabato 22 novembre 2014

Allo Spirito Santo chiediamo

Abbiamo iniziato un nuovo anno pastorale. Come già abbiamo detto ci soffermeremo a riflette e a pregare sul grande dono dello Spirito Santo che il Padre celeste ci ha fatto e ci fa continuamente. Lo terremo presente sia nelle nostre diverse attività pastorali, ma anche nel nostro impegno di vita spirituale personale. La nostra vita infatti si realizza pienamente nella misura in cui ci lasciamo trasfigurare dallo Spirito Santo.

UN GRANDE DONO
Sia come parrocchia, sia come parroco sentiamo vivamente il bisogno del suo aiuto. Siamo più che mai convinti che senza la sua presenza e senza la sua opera, nella vita della Chiesa e nella nostra vita personale, nulla si costruisce di valido e di eterno. Se è grande il dono dell’Eucarestia che, oltre a renderci partecipi della passione, morte e risurrezione del Signore, come cibo ci fa crescere nella vita cristiana, non è di meno ciò che opera in noi lo Spirito Santo. E’ infatti lui che, entrando nel nostro cuore, lo purifica, lo rinnova e ci fa figli di Dio. Immersi nell’acqua battesimale nella quale è stato infuso lo Spirito Santo, noi nasciamo alla vita trinitaria dove Dio diventa nostro padre, Gesù il nostro salvatore, lo Spirito il nostro dolce ospite. Ne viene, di conseguenza da questa immersione, che noi veniamo ad essere posseduti dalla stessa Trinità. Tutto questo non è una schiavitù, ma la vera liberazione, lo Spirito Santo, non si sostituisce alla nostra responsabilità, ma collabora con le nostre capacità, potenziandole e qualificandole. Se da una parte ci toglie il peccato originale, che è principio di morte, dall’altra ci dona la vita eterna, con lui diventiamo eterni. Davanti a questi fondamentali doni, non possiamo far altro che ringraziare. Tutto è grazia, tutto è dono d’amore del Padre celeste.

COSA GLI CHIEDIAMO
Consapevoli che per la sua presenza siamo figli di Dio e la comunità parrocchiale è la nostra famiglia, gli chiediamo alcuni doni particolari. Per la nostra comunità parrocchiale gli chiediamo in primo luogo che cresca sempre più nella fraternità. E’ una grazia questa che chiediamo ogni giorno quando celebriamo la Messa. E’ infatti lo Spirito che ci fa essere una cosa sola tra noi. Oggi infatti abbiamo quanto mai bisogno di questa unità che si manifesta nella fraternità, nella benevolenza, nell’amabilità. In secondo luogo chiediamo che la vita di ciascuno di noi, ma anche la stessa vita della nostra comunità, abbiano ad essere una pagina di Vangelo per chi ci incontra o viene in parrocchia. Il cristiano infatti e la stessa comunità parrocchiale devono rispecchiare nel loro stile di vita quella parola che leggono e che viene proclamata nelle celebrazioni. Gli vogliamo inoltre chiedere di essere sempre più e sempre meglio impegnati a servire Gesù nei poveri. E’ qui infatti che dimostreremo se veramente abbiamo accolto il Signore nella nostra vita. Non c’è nessun altro modo per dire che siamo figli del Padre che ama tutti, che Gesù vive ancora in mezzo a noi e che lo Spirito ci impegna a creare la civiltà dell’amore. Non si tratta di dare cose o finanziamenti, ma di amare, accogliere, aiutare. Ecco perché insistiamo molto sul volontariato, sia a favore della parrocchia e della Caritas, che per l’oratorio e la sportiva. La generosità nel servizio è frutto dello Spirito Santo che ci invita e ci sollecita a spalancare le braccia e il cuore. E infine vogliamo chiedergli in modo particolare di crescere tutti in santità di vita. E’ la nostra meta, è ciò che desidera il Signore da noi, è ciò che anche il nostro cuore, senza che ce ne accorgiamo, ci sollecita a fare in ogni momento della nostra vita.
Concludendo questo elenco desidero, come parroco, chiedere allo Spirito Santo che aumenti e qualifichi sempre di più l’amore alla comunità parrocchiale. Se non si ama la propria parrocchia, non la si frequenterà, se non la si frequenta non si vivrà la gioia di appartenere alla famiglia di Dio che è qui nel quartiere. Voglia lo Spirito Santo esaudire queste nostre richieste, sia per la gloria di Dio che per il bene di ciascun sanfereolino. 

ABBIAMO FIDUCIA
Se il Signore ci ha fatto il dono di iniziare ancora insieme questo anno pastorale, aprendo la nostra mente, ma soprattutto il nostro cuore al dono dello Spirito Santo, noi nutriamo ferma fiducia che, se lo lasceremo lavorare nella nostra vita, compirà di nuovo altre sue meraviglie. Impegniamoci allora a seguire generosamente le indicazioni che la parrocchia proporrà in questo anno pastorale. Siamo più che mai sicuri che vedremo nuove meraviglie. Lo Spirito Santo infatti vuole e desidera attuarle in noi e in mezzo a noi.

COSA FARE QUEST’ANNO
Cercheremo in primo luogo di conoscere chi è lo Spirito Santo, la terza persona della Trinità. Proponiamo allora la partecipazione ai centri di ascolto della Parola di Dio ed alle catechesi del giovedì pomeriggio in oratorio. Consigliamo la lettura degli articoli sullo Spirito Santo riportati mensilmente sul bollettino parrocchiale e la partecipazione ai pomeriggi di fraternità che avranno come argomento questo grande dono del Padre. Alla conoscenza deve seguire la preghiera sia personale che comunitaria. Proponiamo allora la partecipazione alle adorazioni, ma in modo particolare alla preghiera silenziosa del martedì sera e di elevare allo Spirito Santo ogni giorno la preghiera proposta dalla parrocchia.
Ognuno poi può aggiungere altre modalità sia per conoscere ciò che compie questo dono nel proprio cuore, sia per invocarLo con la preghiera.

domenica 12 ottobre 2014

E' il pomeriggio della Sagra

Il tempo uggioso non ha spaventato tantissimi sanfereolini che hanno affollato l'oratorio (dove i giovani avevano organizzato i giochi per i bambini) ed il mercatino delle cose vecchie.

Qui trovi alcune foto del pomeriggio.

sabato 11 ottobre 2014

Presentato il libro sulla storia della parrocchia


Alla vigilia della Sagra, Brumo ed Erminio Pezzini hanno presentato il volume che racconta, con numerosissime immagini, la storia della nostra parrocchia. Il libro è disponibile presso l'ufficio parrocchiale.

domenica 5 ottobre 2014

La festa degli anniversari di matrimonio

https://www.flickr.com/photos/sanfereolo/sets/72157648340589306/

Nella domenica in cui si si è aperto il Sinodo su "Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione", la nostra parrocchia ha celebrato la festa degli anniversari di matrimonio, con ben 38 coppie partecipanti, che festeggiavano dai 10 sino ai 62 anni di matrimonio.

sabato 4 ottobre 2014

La festa della nostra Comunità

Ci sono alcuni momenti nei quali siamo chiamati a prendere coscienza e soprattutto a vivere il grande dono di essere comunità parrocchiale o, se vogliamo, il nostro essere famiglia di Dio, piccola Chiesa, qui in mezzo al nostro quartiere. E di questa presa di coscienza ne abbiamo tanto bisogno. Oggi in modo particolare.

PERCHE’?
Infatti noi, pur frequentando la parrocchia, pensiamo poco o niente a ciò che vuol dire appartenere alla comunità parrocchiale, alla famiglia di Dio. Infatti partecipiamo alla Messa, riceviamo i sacramenti, salutiamo i sacerdoti, sostiamo negli ambienti parrocchiali, ma abbiamo poco coscienza che siamo una comunità, una famiglia. Constatiamo tutto questo dal fatto che non sentiamo mai dire “la nostra comunità”, “la nostra parrocchia”. Vediamo e siamo più che mai coscienti che il parroco è il “padrone” della comunità. Lui porta il peso di tutto e di tutti.
E’ vero che è lui il perno sul quale gira tutta la comunità, ma niente toglie che tutti siamo - sotto diversi aspetti - responsabili della vita, delle attività e soprattutto della missione della parrocchia nei confronti del quartiere.

CHE GIOIA, CHE SPERANZA…
Siamo e dobbiamo tutti essere più che mai convinti che nella misura in cui prendiamo coscienza di appartenere alla famiglia di Dio, che si concretizza nella sua comunità parrocchiale, noi abbiamo la vera ed autentica gioia. E questa scaturisce dal fatto che tutti siamo figli di Dio, e quindi fratelli e sorelle, il mondo è la nostra casa nella quale dobbiamo vivere il più a lungo possibile e nel migliore dei modi e tutto ci viene dato per amore e gratuitamente da Dio nostro Padre, dal suo Figlio Gesù e dallo Spirito Santo.
Ma viviamo anche nella speranza che il meglio deve ancora venire.
Vale a dire siamo in attesa che si realizzi la beata speranza della vita eterna dove la gioia non verrà mai meno, dove la festa non si esaurirà mai e sarà sempre nuova e sorprendente.
Dobbiamo però anche dire che, pur vivendo questi sentimenti e questa attesa, non dobbiamo assolutamente trascurare di gioire, esultare, ma anche godere per le cose belle di questa terra. Sono doni di Dio, sono anticipazioni della gioia eterna. Beati coloro che sanno godere di queste cose sempre in vista di quelle future.

LA SAGRA, UNA FELICE OCCASIONE
Se siamo famiglia di Dio che si manifesta per mezzo della comunità parrocchiale è allora bello fare sagra e nello stesso tempo gioire per essere tutti uniti da un vincolo santo creato in noi dal Padre celeste mediante il battesimo.
Questo appuntamento è allora un dono da accogliere e soprattutto da vivere. Da accogliere, perché ci farà vedere concretamente quello che siamo. Infatti trovandoci tutti insieme alle celebrazioni in chiesa, nei luoghi di gioco, nei momenti di incontro tra amici e parenti, noi sperimentiamo vivamente che siamo una cosa sola. Ma anche da vivere: infatti non si tratta solo di pregare insieme, servono poco i giochi organizzati e gli incontri tra amici, bisogna anche gioire per quello che siamo ed esultare di avere in dono la grazia di essere popolo di Dio, ma anche sanfereolini.

VIVIAMO LA NOSTRA SAGRA
E’ l’invito che ci facciamo a vicenda. Questo appuntamento solenne e sempre atteso porti la gioia nei nostri cuori, apra le nostre famiglie all’accoglienza serena di parenti e amici, ci faccia incontrare più numerosi possibili e pieni di fede attorno all’altare della nostra Chiesa parrocchiale, ci dia l’occasione di ore serene nel cortile del nostro oratorio guardando i bambini giocare e divertirsi.
In questi giorni di festa avremo per tutti, vivi e defunti, un ricordo particolare all’altare del Signore. A Lui presenteremo le nostre speranze e le nostre fatiche, consapevoli che è sempre al nostro fianco. A tutti e a ciascuno auguriamo buona Sagra.

IL PROGRAMMA RELIGIOSO
Celebrazioni
- Durante la settimana alle Messe di orario si terrà un breve pensiero di omelia e si reciterà la preghiera per la comunità.
- Martedì sera 7 ottobre dalle ore 21 alle 22 la preghiera silenziosa. Venerdì pomeriggio adorazione prima della Messa sia alla Chiesa del S. Cuore che a S. Fereolo.
- Domenica 12 ottobre la Messa delle ore 10 in S. Fereolo sarà celebrata solennemente con tutti gli operatori pastorali.
- Lunedì 13 ottobre alle ore 10 ufficio solenne a S. Fereolo, alle ore 17 al S. Cuore e alla sera alle ore 21 ancora in S. Fereolo.

Confessioni 
Martedì sera 7 ottobre durante la preghiera silenziosa ci sarà la possibilità di confessarsi. 
Sabato pomeriggio 11 ottobre dalle ore 14,30 sia al S. Cuore che a S. Fereolo.

ALTRE ATTIVITA’
Come sempre in occasione della Sagra saranno allestiti il mercatino, il banco ristoro, la vendita delle torte e di tante altre cose buone. Ci sarà pure la mostra dei quadri, delle navi e altre novità. Nel cortile nel pomeriggio della domenica 12 ottobre ci saranno il luna park per i bambini e… per gli adulti e tante novità.
Sabato 11 ottobre alle ore 21 nel salone del nostro oratorio sarà presentata la nuova opera dei fratelli Bruno ed Erminio Pezzini sulla vita degli ultimi 50 anni della nostra parrocchia. Sarà bello sentire e vedere ciò che il Signore ha fatto in tutti questi anni.
In questa occasione si potrà anche comperare il libro.

Lo Spirito Santo

E’ proprio delle persone intelligenti il chiedersi il perché delle cose ed è bello ed interessante osservare come i bambini, mentre crescono, osservano, incuriositi, tutto quello che vedono e che capita attorno a loro e, quando sono in grado, domandano, perché vogliono avere la spiegazione di tutto. Noi, bambini cresciuti e, si spera, anche maturati, dopo aver riflettuto sul Battesimo che abbiamo ricevuto (che ci ha tolto il peccato originale, facendoci diventare figli adottivi di Dio e capaci di partecipare alla vita divina, mediante la grazia santificante, ed eredi del Paradiso) e dopo aver riflettuto sull’Eucarestia che, se ben ricevuta, ci fa diventare “altri Gesù” viventi in questo mondo, quest’anno, dal piano pastorale parrocchiale, siamo invitati a riflettere sullo Spirito Santo.
Nel capitolo 19° degli Atti degli Apostoli troviamo che Paolo, giunto ad Efeso, trovò alcuni discepoli e disse loro: “Avete ricevuto lo Spirito Santo quando siete venuti alla fede?”. Gli risposero: “Non abbiamo nemmeno sentito dire che esista uno Spirito Santo!” Noi, invece, abbiamo sentito dire che esiste lo Spirito Santo, soprattutto quando siamo stati preparati per ricevere la Cresima, ma, una volta ricevuta, da troppi cristiani, lo Spirito Santo è stato messo “in cassa integrazione” ed hanno impostato la loro vita come se non l’avessero ricevuto. Purtroppo, questo è il motivo per cui troppi cristiani, dopo la Cresima, abbandonano la pratica religiosa; forse anche perché non sono stati preparati bene.
Sentiamo, ora, che cosa dice il Catechismo della Chiesa Cattolica: “Dio, infinitamente perfetto e beato in se stesso, per un disegno di pura bontà, ha liberamente creato l’uomo (a sua immagine e somiglianza: non poteva fare diversamente) per renderlo partecipe della sua vita beata. Nella pienezza dei tempi (cfr. la Lettera agli Ebrei), Dio Padre ha mandato il suo Figlio come redentore e salvatore degli uomini caduti in peccato, convocandoli nella sua Chiesa e rendendoli suoi figli adottivi per opera dello Spirito Santo ed eredi della sua eterna beatitudine”.
Quindi lo Spirito Santo, la terza Persona della S. S. Trinità, l’Amore personificato che unisce il Padre al Figlio, ha un compito vitale nella Chiesa, perché la edifica, la anima e la santifica, ridonando ai battezzati la somiglianza divina perduta a causa del peccato e facendogli vivere in Cristo la vita stessa della S. S. Trinità attraverso i Sacramenti. Li manda, inoltre, a testimoniare la verità di Cristo, organizzandoli nelle loro mutue funzioni, affinché portino frutti di una vita nuova. Ma vivere una vita nuova, senza un aiuto particolare del Signore, è impossibile, ne sono un chiaro esempio gli Apostoli, i quali, pur essendo stati alla scuola di Gesù, pur avendolo ascoltato ed avendo visto i suoi miracoli, nel momento della passione lo hanno abbandonato e si sono rinchiusi nel Cenacolo per paura. Gesù, però, li aveva preavvertiti, dicendo loro: “E’ necessario che io me ne vada, perché vi manderò lo Spirito Santo che vi insegnerà tutto quello che io vi ho detto, voi non allontanatevi da Gerusalemme”. Con lo Spirito Santo che hanno ricevuto nel giorno di Pentecoste, gli Apostoli sono diventati talmente istruiti e coraggiosi da essere pronti ad affrontare anche la morte pur di non venir meno alla missione ricevuta da Gesù.
Facciamo ora una breve riflessione: per riparare il peccato, offesa di una gravità infinita perché fatta a Dio, è stato necessario il sacrificio di un uomo-Dio (Gesù), così, se vogliamo salvarci, è necessario lasciarci guidare dallo Spirito Santo, non sono sufficienti le nostre sole forze. Gesù lo ha affermato quando gli Apostoli gli hanno chiesto:”Chi potrà salvarsi?”, ha risposto: “Questo è impossibile agli uomini, non a Dio!”.
Quindi la salvezza è un dono di Dio, però Lui vuole la nostra collaborazione, anche per darci la soddisfazione di poter dire:”Se andrò in Paradiso, sarà anche perché ho voluto collaborare con il Signore”, per una persona intelligente, questa è una bella soddisfazione, mentre si proverà un grandissimo rimorso se si andrà all’inferno perché non “ho voluto collaborare con il Signore!”. S. Agostino lo dice:”Colui (Dio) che ha suggerito ai tuoi genitori di farti nascere, non ti porterà in Paradiso se tu non vuoi!”. Già nell’Antico Testamento, quando gli Ebrei offrivano preghiere e sacrifici a Dio, ma non si preoccupavano di migliorare la propria condotta di vita, Dio si è più volte lamentato anche con parole molto dure. Ci basti quello che troviamo nel profeta Isaia: “Ascoltate la parola del Signore, dice il profeta, prestate orecchio all’insegnamento del nostro Dio. Perché mi offrite sacrifici senza numero?... Il sangue di tori e di agnelli e di capri io non lo gradisco... smettete di presentare offerte inutili. L’incenso per me è un abominio... non posso sopportare delitto e solennità! Io detesto le vostre feste, per me sono un peso, sono stanco di sopportarle! Quando stendete le mani (per pregare), io distolgo gli occhi da voi. Anche se moltiplicate le preghiere, io non ascolterei, le vostre mani grondano sangue! Lavatevi! Purificatevi! Allontanate da me il male delle vostre azioni! Cessate di fare il male, imparate a fare il bene, cercate la giustizia.” (Isaia 1,10-17).
Papa Francesco ha ricordato giorni fa che:”Chi parla male del fratello, uccide il fratello!”. Penso che tutti conosciamo il detto: ”Ne uccide più la lingua che la spada!”
Purtroppo anche le nostre feste patronali (le Sagre) invece di essere l’occasione per sinceramente “convertirci” al Signore, possono correre il rischio di ridursi ad una semplice occasione di “svago”. Basta guardare lo standard delle programmazioni: mostre, musica, balli e… buona cucina; la parte religiosa ridotta veramente ai minimi termini e, magari, il Patrono è un martire che ha sacrificato la sua vita per Gesù e noi chiediamo il suo aiuto, divertendoci! Che sfrontatezza!
Non meravigliamoci più di tanto, ma rendiamoci conto dell’urgenza educativa nel campo religioso: abbiamo bisogno di “convertirci allo Spirito Santo” per capire come dobbiamo comportarci per essere veramente graditi al Signore. Noi ci troviamo nella situazione in cui si trovavano gli Apostoli, che avevano ascoltato l’insegnamento di Gesù (le sue parabole, le sue raccomandazioni, le sue invettive..), ed avevano visto i suoi miracoli, ma non avevano capito l’importanza veramente vitale della chiamata di Gesù a seguirlo se volevano essere salvati. Hanno avuto bisogno dello Spirito Santo per capire che se non avessero corrisposto, quella chiamata, anziché essere una chiamata alla salvezza, sarebbe diventata una chiamata alla perdizione.
Quindi sono usciti dal Cenacolo e neppure la minaccia della morte li ha fermati, perché erano convinti che se anche perdevano questa vita terrena, sicuramente li aspettava una vita eternamente beata.
Anche noi abbiamo conosciuto Gesù, le sue parabole, il suo insegnamento, i suoi miracoli, anche noi, come gli Apostoli, abbiamo ricevuto lo Spirito Santo nei Sacramenti (soprattutto nella Cresima), ma, a differenza degli Apostoli, non lo lasciamo agire. Ci è stato dato come guida, ma noi, troppo superbi, pensiamo di non averne bisogno. Immaginarsi, noi dell’era supertecnologica, non dobbiamo essere capaci di camminare con le nostre gambe? Siamo capaci di decidere da soli quello che dobbiamo fare e quello che non dobbiamo fare.
Purtroppo questo è il risultato di un lavoro pastorale rivolto esclusivamente ai fanciulli al fine della sacramentalizzazione, senza la preoccupazione di compiere una vera iniziazione cristiana, cioè quel processo formativo che permette l’assimilazione di conoscenze e di valori nonché l’acquisizione di atteggiamenti e di comportamenti necessari a compiere un vero cammino di fede e a fare la scelta personale di Cristo nella Chiesa. Inoltre questo vuoto è anche la manifestazione di una mentalità materialistica che relega la religione all’età della fantasia, considerata oramai superata dall’età della ragione. (M. Chiarapini, E loro se ne vanno - l’incognita del post-cresima. Ed. Paoline).
Concludiamo questa riflessione introduttiva sullo Spirito Santo, ricordando quello che papa Francesco afferma al n. 280 della “Evangelii gaudium”: “Non c’è maggior libertà che quella di lasciarci portare dallo Spirito, rinunciando a calcolare e a controllare tutto, e permettere che Egli ci illumini, ci guidi, ci orienti, ci spinga dove Lui desidera, perché Egli sa bene ciò di cui c’è bisogno in ogni epoca ed in ogni momento”. 
In quest’anno, penso, sarebbe molto utile recitare, nelle preghiere, l’invocazione allo Spirito Santo: Vieni, Spirito Santo, insegnaci a sperare, insegnaci ad amare, insegnaci a lodare Iddio. Insegnaci a pregare, insegnaci la via, insegnaci tu l’unità!

E' l'anno dello Spirito


La nostra vita è continuamente arricchita di doni celesti. Ne siamo più che mai convinti. E’ che purtroppo non ce ne accorgiamo o, peggio, ancora non li consideriamo veri valori per la realizzazione piena della nostra vita. 


SUPERIAMO QUESTA IGNORANZA
La nostra comunità parrocchiale, consapevole che questa ignoranza è grande, dopo gli anni in cui la sua pastorale era caratterizzata prevalentemente dall’evangelizzazione del quartiere, ora da qualche anno è passata a riflettere sui doni dei sacramenti.
Lo scopo di questa scelta sta nel fatto che non basta riceverli, bisogna soprattutto viverli. E’ infatti vivendoli che noi realizziamo pienamente la nostra vita. Possiamo dire che dopo aver riflettuto e meditato, ma anche pregato, noi stiamo constatando che qualcosa si sta muovendo.

DALL’ANNO DEL BATTESIMO ...
In questa circostanza molti hanno avuto la possibilità di conoscere esattamente il giorno nel quale hanno ricevuto il grande dono che li ha fatti figli di Dio.
Oltre a questo ricordo, che è sempre bello, noi vediamo che diversi fedeli vengono a leggere la preghiera per il rinnovamento delle promesse battesimali e poi ad accendere il cero nel giorno del loro anniversario.
Alcune mamme, invece, mentre accendo il cero, leggono loro la preghiera per il loro piccolo.  Noi speriamo che questo felice ricordo porti sempre, ma soprattutto ravvivi nei cuori la gioia di avere Dio per Padre, Gesù per fratello redentore e lo Spirito Santo come dolce ospite della propria anima.

DALL’ANNO DELL’EUCARESTIA ...
Abbiamo vissuto l’anno dell’eucarestia con grande gioia. Questo stupendo dono del Signore dà infatti la possibilità di rivivere con Lui il mistero della sua morte e risurrezione, ma anche di sostare in serena e adorante amicizia ai suoi piedi per lasciarci amare e per dirgli tutto il nostro amore.
Senza inorgoglirci per ciò che abbiamo visto in questo anno, dobbiamo dire che abbiamo constatato una maggior presenza di fedeli alle Messe feriali. Qualcuno forse ha capito che veramente le parole di Gesù sono determinanti per la vita e cioè quelle che dicono “senza di me non potete far nulla“. Infatti senza l’Eucarestia noi manchiamo del cibo che alimenta la vita dei figli di Dio, non facciamo esperienza spirituale del suo amore, non diventiamo santi.
Mangiando Gesù noi diventiamo immagini vive del suo amore per i fratelli.

... ALL’ANNO DELLO SPIRITO SANTO
Non ci fermeremo tanto a riflettere e a meditare sul sacramento della Cresima, ma sullo Spirito Santo in quanto tale, come Terza Persona della Trinità, come dono offerto a chi diventa figlio di Dio.
Se il Battesimo ci fa figli di Dio, noi abbiamo il dovere di crescere e di maturare nella vita divina ricevuta in dono. E la crescita che comporta una sempre più perfetta identificazione con Gesù Cristo, vero modello di ogni uomo e donna, è opera dello Spirito Santo.
E’ Lui che ci dà occhi nuovi per vedere le cose, la vita con le sue vicende liete e tristi, come le vede Dio stesso. E’ lo Spirito che ci dà la forza per divenire ed essere come Gesù. Ed è ancora Lui il germe che ci fa tendere alla vita eterna e raggiungerla un giorno.

NOI SPERIAMO
Se dall’anno del Battesimo e dall’Eucarestia abbiamo visto dei frutti, noi speriamo che anche quest’anno abbondino nuovi doni sia per la nostra vita personale che per la nostra comunità parrocchiale. Ne siamo sicuri.
E’ ciò che vuole Dio nostro Padre, è quanto ci ha ottenuto Gesù con la sua morte e risurrezione, è ciò che lo Spirito sospira e geme dentro il cuore di tutti gli uomini, sia che abbiano ricevuto il Battesimo, sia che attendano ancora inconsapevolmente di essere fatti salvi. In questo cammino di approfondimento saremo aiutati in diverse occasioni: dalla scuola di Bibbia ai centri di ascolto della Parola di Dio, da alcune omelie alle preghiere di adorazione, come pure dagli articoli che il nostro don Marco ci offrirà tramite il nostro bollettino.

domenica 14 settembre 2014

Grande entusiamo per la 21a Straoratorio!

https://www.flickr.com/photos/sanfereolo/sets/72157647534907996/

Una bellissima giornata di sole settembrino ha accolto oltre 250 partecipanti alla ormai classica corsa per le vie del quartiere.
A breve l'elenco dei vincitori
Qui trovi le foto della giornata.

domenica 31 agosto 2014

Straoratorio, 21esimo appuntamento


Siamo arrivati alla 21a Straoratorio che si correrà domenica 14 settembre. Non è solo una corsa, ma una camminata per le vie del nostro quartiere. La corsa sarà dei giovani, la camminata per chi ha qualche anno in più nelle gambe. È quindi un appuntamento di gioia e di vita. Di gioia e di vita per il fatto che ci ritroviamo insieme, piccoli e giovani, adulti e anziani, con la volontà di esprimere la vita che più meno giovanilmente pulsa nel nostro cuore e nel nostro corpo, anch’esso dono del Signore. 
Sarà pure un segno che dice a tutto il quartiere che a S. Fereolo esiste l’oratorio, che sempre si pone al servizio delle nuove generazioni, per formarle alla vera vita.
Anche per quest’occasione, è stata preparata una nuova maglietta con un nuovo simbolo. Indossandola diremo a tutti che la vita è un cammino sostenuto dalle braccia amorose di un Padre che ci conduce come Lui solo sa fare. Le magliette saranno vendute sabato 6 e domenica 7 settembre, prima e dopo le Messe, ma anche nella stessa mattinata del 14, prima della Straoratorio.
Il programma: alle ore 9,30 raduno nel cortile dell’oratorio per la celebrazione della S. Messa. Subito dopo, lo sparo per la partenza.
Il percorso si svolgerà come in questi anni per le vie del nostro quartiere e potrà essere ripetuto una seconda volta. In oratorio ci sarà anche un punto ristoro.
Al termine, verso le ore 11,45 circa, la premiazione.

Così iniziamo il nuovo anno pastorale


Poiché tutto tace, a me ancora il compito di iniziare, insieme con voi, un nuovo anno pastorale per il nostro bene e perché la nostra comunità parrocchiale continui con sempre nuovo slancio la sua missione a favore del nostro quartiere. Noi infatti viviamo e siamo chiamati a spenderci proprio per questi due scopi. Per noi l’impegno consiste nel diventare sempre più santi, per la nostra comunità nel continuare a rendere visibile e credibile l’amore del Signore. Guardando a questi due impegni dobbiamo dire che

NON C’E’ NIENTE DI NUOVO
Per quanto riguarda noi stessi, dobbiamo dire che ogni anno che passa ci è donato dal Signore, perché abbiamo a diventare quello che siamo per grazia di Dio. Noi infatti in forza del Battesimo siamo santi, ma non basta averlo ricevuto un giorno. Gli anni di vita che ci sono donati devono servirci a far sì che questo germe di santità trasfiguri tutta la nostra esistenza. In una parola siamo chiamati, giorno per giorno, a diventare santi nel nostro stile di vita, e cioè nel rapporto con Dio nostro Padre col lasciarci amare e amandolo sempre di più, nel rapporto con noi stessi cercando di vivere sempre da figli, nei rapporti con gli altri cercando la vera fraternità, in quanto sono nostri fratelli e sorelle. Ogni anno quindi dovrebbe servirci a crescere in santità di vita per essere pronti, quando Dio vorrà, per la gioia che non conosce tramonto: il paradiso. 
Per quanto riguarda la comunità parrocchiale dovrebbe, ogni anno che passa, divenire sempre meglio un segno vivo e concreto, amabile e soprattutto significativo, dell’amore della santa Trinità per tutto il quartiere. E questo per la comunità vuol dire servire spiritualmente coloro che frequentano, ma essere segno dell’amore di Dio per tutti i sanfereolini che per diversi motivi non la frequentano o appartengono ad altre religioni.

MA TUTTO E’ NUOVO
Per chi crede veramente nel Signore Gesù, il vivere un nuovo anno pastorale non vuol dire sobbarcarsi la stessa sinfonia noiosa e stancante degli anni passati. Se lo si vede e lo si vive così, è segno che si è capito poco o nulla della vita in genere e soprattutto della vita cristiana. Per la fede che portiamo nel cuore, per l’amore che nutriamo per il Signore Gesù, ogni anno pastorale che iniziamo dovrebbe farci sussultare di vera gioia, potenziare la speranza cristiana, farci crescere nell’amore verso il Signore, la sua Chiesa e verso i fratelli. In tutto questo sta la vera e sempre nuova novità cristiana. Il cristiano infatti è chiamato ogni anno, e di conseguenza ogni giorno, a inabissarsi nella stessa novità di Dio. Più ci si sprofonda spiritualmente in Lui più si scoprono cose nuove, si vive la vita nuova, si cammina verso il meglio che un uomo e una donna possano desiderare.

QUESTA NOVITA’ CI MANCA
Se non percepiamo e soprattutto se non viviamo questa novità spirituale che ogni nuovo anno pastorale ci porta, è segno allora che siamo vecchi nel profondo del nostro cuore. Ciò che dà origine a questa vecchiaia anche se siamo giovani, sta nel fatto che la fede cristiana non ci dice più nulla, è sopportata, il Signore sembra scomparso. La speranza cristiana è sepolta, non ci fa più alzare benevolmente e gioiosamente gli occhi al cielo, non ci fa attendere più nulla di bello. L’amore, sia verso il Signore che verso fratelli, si è inaridito e non si è più capaci di sentire sussultare il cuore fino a piangere di gioia per aver conosciuto maggiormente l’amore del Padre e per aver scoperto che chi ci sta accanto non è un nemico, ma un fratello.

CI AIUTI IL SIGNORE
Consapevoli che non sarà facile far tesoro del nuovo anno pastorale per la crescita della nostra vita spirituale e per una missione sempre più significativa della nostra comunità parrocchiale a favore del quartiere, ci affidiamo al Signore e alla nostra Maria Bambina. Con loro non dobbiamo temere. Essi sono più di noi interessati e impegnati al nostro vero bene e alla missione della comunità parrocchiale. 
Da parte nostra apriamo ancora una volta il cuore al Signore che non si stanca mai di compiere meraviglie in chi si abbandona totalmente a Lui con fiducia e amore.

L'anno dell'Eucarestia.... Conclusioni e suggerimenti

Chi ha una certa età si ricorda molto bene come veniva celebrata la S. Messa prima del Concilio: il celebrante iniziava ai piedi dell’altare e solo il chierichetto rispondeva (perché era in latino), mentre i fedeli iniziavano la recita del S. Rosario, interrotto solo al momento della consacrazione e ripreso poi fino al termine.... Era necessario un cambiamento!
L’anziano papa, S. Giovanni XXIII, illuminato ed incoraggiato dallo Spirito, per “aggiornare” la Chiesa, convoca il Concilio Ecumenico Vaticano II che ha la soddisfazione di aprire il giorno 11 Ottobre 1962 con uno stupendo discorso che iniziava con le parole: “Oggi la santa Madre Chiesa gioisce, perché, per singolare dono della Provvidenza divina, è sorto il giorno tanto desiderato in cui il Concilio Ecumenico Vaticano II qui solennemente inizia, presso il sepolcro di S. Pietro, con la protezione della Vergine santissima, di cui oggi si celebra la dignità della Maternità divina”.
Il primo argomento sul quale i padri conciliari sono stati invitati a discutere è stato proprio quello sulla Sacra Liturgia, perché, “è ardente desiderio della Madre Chiesa che tutti i fedeli vengano formati a quella piena, consapevole e attiva partecipazione alle celebrazioni liturgiche, che è richiesta dalla natura stessa della Liturgia e alla quale il popolo cristiano ha diritto e dovere in forza del Battesimo”. Sulla S. Messa, si afferma: “... la Chiesa si preoccupa che i fedeli non assistano come estranei o muti spettatori a questo mistero di fede, ma che, comprendendolo bene per mezzo di riti e preghiere, partecipino all’azione sacra consapevolmente, piamente e attivamente; siano istruiti nella Parola di Dio, si nutrano alla mensa del Corpo del Signore, rendano grazie a Dio, offrendo l’ostia immacolata non solo per le mani del sacerdote, ma, insieme a lui, imparino ad offrire se stessi, e, di giorno in giorno, per mezzo di Cristo Mediatore, siano perfezionati nell’unità con Dio e tra di loro, in modo che Dio sia tutto in tutti”. Vivendo la S. Messa in questo modo, i cristiani (non solo quelli dei primi secoli, ma tutti) vedono nell’Eucaristia il loro Gesù che anima e rafforza la loro vita, riempiendola della gioia della Risurrezione.
Quanto più un cristiano partecipa alla S. Messa, tanto più perfeziona se stesso, preparandosi all’incontro finale col Redentore e questo viene ricordato ogni volta che risponde alle parole del Celebrante: “Mistero della fede” con: “Annunziamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione nell’attesa della tua venuta!”. Partecipando in modo giusto alla S. Messa, si fa la migliore preparazione alla morte che è la cosa più importante di cui dobbiamo preoccuparci in questa vita. Ecco perché Gesù, quando ha istituito l’Eucaristia, ha raccomandato: “Fate questo in memoria di me!”; ed ecco perché i primi cristiani (ma dovrebbe essere così anche per noi) dicevano che non potevano vivere senza “celebrare il giorno del Signore”. Non partecipare alla S. Messa nel giorno del Signore è come essere uno studente che, pur vedendo che si avvicina sempre di più il tempo degli esami, tuttavia si preoccupa solo dello svago e non di prepararsi per essere promosso. 
Sentite cosa dice un’animatrice di un gruppo di cresimandi: “Eucaristia significa ‘grazie!’ È una parola che noi cristiani dovremmo ricuperare, perché è importante ringraziare Dio per tutto quello che ci circonda e che noi siamo, ed il modo migliore e sicuramente a Lui gradito è l’Eucaristia. Molte volte sono stata tentata di non andare a Messa perché la notte prima ero rimasta fuori fino a tardi con gli amici, ma sono sempre riuscita ad alzarmi in tempo per arrivare alla celebrazione. Devo ammettere che non tutti i giorni ho la stessa voglia di partecipare all’Eucaristia, per qualche problema domestico o per gli amici o per il lavoro ma, se riesci a mantenere un dialogo con Lui, senza volerlo ti lasci coinvolgere dalla celebrazione. La pausa che noi cristiani facciamo durante la settimana, la facciamo con l’Eucarestia, è il momento in cui chiediamo a Dio perdono per le mancanze commesse, gli chiediamo la forza per poterlo seguire meglio nella prossima settimana, lo preghiamo per la pace, per la Chiesa, ascoltando il suo messaggio che ci viene dalla Bibbia, ed accettando il suo invito al Banchetto Eucaristico. L’Eucarestia è un sacramento e noi cristiani non dobbiamo sottovalutarlo anche perché, per mezzo suo, vediamo la mano di Dio Padre sul mondo. Grazie all’Eucarestia e vivendola in comunità posso recuperare le forze per seguire meglio Gesù e ricordare che Egli ci ha reso possibile credere che esiste una vita nuova, se mettiamo in pratica ciò che ci ha insegnato!”.
Un giovane universitario di 24 anni dice:
“Per me, l’Eucarestia è un luogo d’incontro, un momento speciale per entrare in relazione con Gesù, la cui vita, morte e risurrezione sentiamo importante per noi, anche se siamo annoiati, stanchi, Lui c’è sempre. E’ un incontro con il Dio, padre di tutti, che ci mostra Gesù che muore e risorge per noi.
E’ un incontro con i fratelli per essere comunità credente e cristiana che si relaziona con il suo Dio. E’ anche un incontro con noi stessi, perché questa relazione con Gesù, questo incontro con Dio e con i fratelli, ci trasformi, ci aiuti a maturare e a migliorare sia come persone sia come credenti.
E’ da questa esperienza di incontro che scaturisce per me la convinzione dell’andare a messa non come obbligo, ma come necessità, come il mangiare.” 
AIl’Eucarestia domenicale noi portiamo la vita della settimana che abbiamo appena concluso e riceviamo la forza per la nuova settimana che inizia.
Ogni domenica riceviamo forza dalla parola del Signore, dalla comunione con il corpo e sangue di Cristo e dalla compagnia dei fratelli di fede.
E così, rinnovati, ringiovaniti, torniamo alla nostra vita di tutti i giorni, per ripetere nei nostri ambienti i gesti di Gesù che abbiamo ricordato, torniamo alla nostra vita rafforzati, pronti ad essere come Gesù!
La messa domenicale è una pentecoste in cui lo Spirito di Dio ci dona vigore ed energìa per essere testimoni di Cristo morto e risorto, perché, quando si esce dalla chiesa, dopo aver partecipato alla S. Messa, il sacrificio di Gesù è terminato, ma inizia il nostro. 
E il nostro sacrificio è quello di continuare la missione di Gesù nel mondo d’oggi, e sappiamo che la missione di Gesù è quella di “andare contro corrente” come, del resto, Gesù stesso ci ha avvisato: “Chi vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”....
Facendo quello che farebbe Gesù se fosse al nostro posto, noi diventiamo sempre più simili a lui e, passando gli anni della nostra vita, noi arriviamo al termine con una somiglianza talmente fedele a lui che il Padre ci riterrà degni di entrare nella sua casa (il Paradiso).
Quindi la vita di un cristiano che frequenta la Chiesa nella Messa domenicale non deve essere continuamente impostata nella ricerca delle comodità, nell’illusione di renderla più facile; Gesù ci ha dato un altro esempio: “Gesù, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo, divenendo simile agli uomini. Apparso in forma umana, umiliò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte ed alla morte di croce. Per questo, Dio lo ha esaltato e gli ha dato un nome che è al di sopra di ogni altro nome...” 
I santi sono diventati tali perché hanno avuto il coraggio di seguire l’esempio di Gesù, rinunciando a tanti loro “diritti”. Un esempio molto chiaro l’abbiamo in papa Francesco: ha rinunciato a tanti privilegi ai quali aveva diritto ed ha scelto di vivere a contatto con tutti e, quando appena può, anche con quelli più poveri ed emarginati.
Queste scelte le compie perché si chiede sempre: “Se Gesù fosse al mio posto, cosa farebbe? Cosa direbbe? Come si comporterebbe?”.
Cari cristiani, se veramente vogliamo salvare la nostra anima, dobbiamo avere anche noi il coraggio di rinunciare a certi diritti, più presunti che reali. Anche papa Francesco aveva diritto alle sacrosante ferie, ma vi ha rinunciato, può benissimo riposarsi (le ferie devono solo servire a questo!) stando a Roma, rinunciando a certi impegni non proprio necessari: scelta condivisa da Gesù!
L’abbiamo sentito in questo anno dedicato all’Eucarestia, che Gesù ha istituito l’Eucarestia proprio per aiutarci a vivere la nostra vita come la vivrebbe lui se fosse al nostro posto. S. Paolo diceva: “Vivo io, ma non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me!” Chi ci osserva, dovrebbe poter capire che noi siamo figli di Dio, di passaggio su questa terra ma diretti verso la Patria celeste. Le persone di altre religioni che la Provvidenza ha attirato nelle nostre comunità per motivi economici, ci osservano e, se vedono in noi dei buoni esempi, possono anche venire attirati dalla nostra Religione. Gesù ci invita, quindi, ad essere missionari nelle nostre comunità multiculturali, cerchiamo di non tradire questa fiducia e ricordiamo quello che diceva S.Agostino: “Animam salvasti, animam tuam praedestinasti” cioè “Hai salvato un’anima, hai predestinato la salvezza della tua” (cfr. Javler M. Suescum: Mi annoio a Messa! Ed. Paoline)
Dopo un anno sull’Eucarestia, penso che si potrebbero tirare delle semplici conclusioni pratiche:
Quando veniamo in Chiesa non per fare una semplice visita, ma per partecipare alla S. Messa, dovremmo essere presentabili, come se andassimo ad un’udienza con un personaggio importante (papa o vescovo).
Mentre ci si reca in Chiesa, è necessario preparare il proprio cuore a questo appuntamento così importante con Gesù.
Cercare di arrivare sempre con qualche minuto di anticipo.
Scegliere un posto più vicino all’Altare e, possibilmente non vicino a persone che si conoscono per evitare chiacchiere inutili e distruttive.
Inginocchiarsi, alzarsi e sedersi assieme agli altri per dimostrare che l’Assemblea forma un corpo solo.
Ricevuta la S. Particola, approfittare degli istanti di silenzio per ascoltare e parlare con Gesù, chiedendogli gli aiuti per la prossima settimana.
Ricevuta la benedizione finale della S. Messa, se si ha tempo, ci si può benissimo fermare ancora qualche minuto in Chiesa.
Entrando in Chiesa, casa di Dio, la prima cosa da fare è quella di salutare il Padrone di casa (il Signore) perché è lui che ci ha chiamato ed è anche segno di educazione...

sabato 28 giugno 2014

Nel nome del Signore andiamo avanti!

L’omelia che il parroco ha tenuto durante la Messa solenne in occasione della chiusura dell’anno pastorale 2013 - 2014.

Siamo qui raccolti attorno all’altare per celebrare l’amore del Signore ma anche per chiudere l’anno pastorale. Lo chiudiamo come parrocchia, ma anche come Caritas parrocchiale, come oratorio e come attività sportiva.

Chiudere un anno pastorale che cosa vuol dire? Vuol dire che andiamo in ferie, che chiudiamo per fallimento, per mancanza di lavoro? No, e poi dico ancora no, in modo assoluto.
E’ vero che i tempi passano, le situazioni si evolvono, e oggi non siamo più quelli di ieri. La comunità parrocchiale non chiude per ferie. La Caritas parrocchiale nemmeno, tanto meno l’oratorio e così pure la nostra attività sportiva.
E allora perché siamo qui così solennemente raccolti? Chiudiamo o non chiudiamo?
Con la fede che portiamo nel cuore, per l’amore che abbiamo per questa nostra comunità parrocchiale, per la passione che nutriamo per tutte le nostre attività pastorali: caritative, oratoriane e sportive siamo qui per chiudere e per aprire - di nuovo e subito - un nuovo cammino pastorale.
Il nostro primo grazie va al Signore che sempre ci aiuta e poi subito anche a chi ha lavorato per la parrocchia, per la Caritas, per l’oratorio e per l’attività sportiva.
Quante cose belle ci ha dato di fare il Signore in questo anno pastorale.
Per quanto riguarda la parrocchia: abbiamo continuato a mettere sempre più il Signore e la sua Parola al primo posto. La generosità dei nostri volontari è andata avanti in tutti gli ambiti e si è spesa disinteressatamente. Pur constatando che gli anni passano anche per loro, continuano ad essere pronti per tutte le necessità della comunità. Il mese di maggio da poco concluso è stato più di ogni altro anno molto partecipato. Ha fatto vedere a tutto il quartiere che la nostra parrocchia è viva e vuole raggiungere tutti.
Per la nostra Caritas: la provvidenza del Signore e la generosità dei sanfereolini l’hanno sostenuta in diversi modi: ha continuato sempre a servire i poveri, a dare aiuto scolastico ai ragazzi, ha continuato a ricevere aiuti per chi versava in particolari difficoltà. Sta compiendo veramente la sua missione: educare e formare alla carità.
Per l’oratorio: quest’anno abbiamo avuto la gioia di vedere dei nostri diciottenni fare la loro solenne professione di fede davanti al Vescovo. Sta crescendo un bel gruppo di adolescenti che poi si metteranno a servire nel Grest. Vediamo inoltre che alcuni papà vengono a giocare con i loro bambini in oratorio. E così fanno imparare ai loro figli ad amare e a frequentare l’oratorio. Siamo più che mai convinti che non basta portarli alla nostra sportiva: questa con gli anni passa nella vita dei ragazzi, ma non l’oratorio.
Per l’attività sportiva: ci sono state delle vittorie, è vero. Questo ci fa piacere. Per noi la gioia e la soddisfazione più grande è che una nostra squadra, la squadra di calcio degli Juniores, ha vinto quest’anno la Coppa Disciplina. E questo per noi è il massimo.
Nel ringraziare di tutto questo il Signore, noi gli siamo più che mai riconoscenti perché ha continuato a sostenerci con il suo amore, a darci la forza per andare avanti e per fare le scelte giuste sia pastorali, sia caritative che oratoriane e sportive.
Concludendo questo aspetto del ringraziamento vi confesso, carissimi fedeli, che al termine di questo anno pastorale sono più che mai consapevole che il Signore ci ha aiutato. Quest’anno, e soprattutto in questi ultimi tempi, ci ha aiutato moltissimo a compiere delle scelte giuste anche se non sono state comprese.
E allora con tutti voi gli dico: grazie Signore, grazie di cuore, grazie per il Tuo aiuto che non viene mai meno.
Dopo tutto questo qualcuno potrebbe allora dire che siamo una parrocchia perfetta. No. Non siamo una parrocchia perfetta. La perfezione è solo del Signore. Noi cerchiamo di fare qualcosa cercando di seguire la sua volontà. Di mancanze ne abbiamo tante, di povertà ne abbiamo moltissime e queste si possono vedere a tutti i livelli incominciando da me vostro parroco.
Carissimi ce ne sono state tante. Sono conti che solo il parroco può conoscere.

  • A livello parrocchiale: sperimentiamo, con viva sofferenza, la grande diminuzione delle celebrazioni dei matrimoni davanti al Signore. Il frantumarsi delle famiglie. La fatica di portare avanti una pastorale familiare e soprattutto quella di far conoscere il Signore con una appropriata catechesi per tutte le età.
  • A livello di Caritas parrocchiale: non poter aiutare tutti coloro che chiedono aiuto. La difficoltà di capire chi ha vere necessità. Non essere noi per primi pieni di carità, di comprensione, di amorevolezza nei confronti di chi ci chiede qualcosa o anche solo ci accosta per parlarci.
  • A livello di oratorio: la poca collaborazione dei genitori, la difficoltà di trasmettere e di far vivere la passione per l’oratorio nel modo giusto, l’incapacità di educare e formare le nuove generazioni ai veri valori della vita.
  • A livello sportivo: la difficoltà di far capire ai genitori che noi siamo per un certo tipo di sport, cioè quello che forma la persona, che si armonizza con altre attività formative, che noi non lo facciamo prevalentemente per sfornare dei campioni, ma soprattutto per educare i nostri ragazzi e i nostri adolescenti alla vera vita umana e cristiana. 

Carissimi, queste sono soltanto alcune delle numerose difficoltà che la nostra parrocchia, la Caritas, l’oratorio e l’attività sportiva hanno affrontato quest’anno. Sappiamo che ne avremo altre. Non ci scoraggiamo. 
Anche qui ci aggrappiamo al Signore. Lui è infatti la nostra forza e la nostra speranza. Ogni giorno facciamo allora nostre alcune sue parole, alcuni suoi inviti. Lui ha detto un giorno e sempre ci ripete: “Nel mondo avrete tribolazioni, coraggio, io ho vinto il mondo”. Carissimi, sono così convinto di questo invito, che da 35 anni lo leggo ogni giorno perché l’ho voluto scritto a grandi caratteri su un telo appeso nel mio studio. Con lui noi vinciamo sempre. Dice ancora a me e a voi a conclusione delle Beatitudini: “Guai a voi se tutti dicessero bene di voi, segno che non mi seguite”. Quindi noi sappiamo che non è la notorietà che ci fa grandi, non è l’andare sui giornali ciò che conta, non sono gli applausi, non sono le mode della società che ci realizzano, ma è il vivere il Vangelo delle Beatitudini, è il generare dei santi il nostro scopo. E alle parole di Gesù fa seguito S. Paolo che dice: “E’ necessario passare attraverso numerose tribolazioni per entrate nel regno di Dio”. Le difficoltà fanno parte di questa vita e noi le vogliamo sopportare con fede e serenamente per entrare e aiutare tutti ad entrare in paradiso.
E andremo avanti serenamente e con tanta fiducia. Chiudiamo un anno e apriamo subito una nuova stagione sia come parrocchia, sia come Caritas, che come oratorio e come sportiva.
E allora ripeto a voi e voi tutti ripetetelo a me quel meraviglioso invito del Signore che si legge nel Vangelo di Giovanni e che ho già detto e che io leggo ogni giorno da numerosi anni: “Coraggio, io ho vinto il mondo!”.

domenica 15 giugno 2014

Eucarestia è incontro

Istituendo l’Eucarestia nell’ultima cena, Gesù colloca il dono del proprio corpo e del proprio sangue, cioè sé stesso (poiché il corpo, nel linguaggio biblico, vale per persona ed il sangue vale per quanto vi è di più intimo nella persona) nella prospettiva della “nuova Alleanza”.
Alleanza o patto, nella storia biblica, stanno ad indicare quel particolare rapporto tra Dio e l’uomo che, col passare del tempo, si rischiara sempre di più, colorandosi delle tonalità più vive e più tenere che ci è dato di cogliere nei rapporti umani. Dio stesso, parlando agli uomini, va alla ricerca dei termini più affettuosi, delle analogie più persuasive, soprattutto in immagini di amore.
Nel libro del profeta Osea, ad esempio, troviamo queste espressioni: “Quando Israele era fanciullo, io l’ho amato e dall’Egitto ho chiamato mio figlio... Io li traevo con legami di bontà, con vincoli d’amore, ero per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia, mi chinavo su di lui per dargli da mangiare... “(Osea 11, 1 ss.).
In Isaia troviamo:
“Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai” (Is. 49,15). E, più avanti, troviamo: “... perché il Signore troverà in te la sua delizia e la tua terra avrà uno sposo. Sì, come un giovane sposa una vergine, così ti sposeranno i tuoi figli; come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te.”(Is. 62,5) 
Queste immagini tratte da quanto vi è di più vivo ed intimo nei rapporti umani, non sono che semplici analogie, incapaci di esprimere la ben superiore realtà dell’alleanza di Dio con noi. Essa è più di un’amicizia, di un fidanzamento, di un matrimonio! Dio è capace di valicare i confini dei più intimi rapporti umani e di stabilire con noi, suoi figli, rapporti superiori dei matrimoni più riusciti e più felici.
Ebbene, di questa intimità, l’Eucarestia è “segno sacro”. Il fanciullo che si accosta alla prima Comunione può intuire che Gesù ci ama fino a farsi nostro cibo spirituale, rimane però l’insondabile mistero dell’unione dello spirito dell’uomo con lo Spirito di Dio.
“Prendete e mangiate, questo è il mio corpo. Prendete e bevete, questo è il mio sangue” (Mt. 26,26-27): il simbolismo parla chiaro: pane mangiato e vino bevuto, Cristo interiorizzato. Dio, in Gesù, entra nel suo tempio umano (il nostro corpo) già consacrato nel Battesimo, entra nel santuario della sua creatura e si unisce a quanto abbiamo di più intimo: il nostro spirito, di cui il corpo è strumento. Anche il corpo di Gesù è strumento del suo Spirito, lo Spirito Santo che il Figlio ha in comune con il Padre.
Il simbolismo del sangue esprime ancora meglio l’intimità “nel sangue - dicevano gli ebrei -c’è l’anima!” Il dono del sangue di Cristo è un segno evidente del dono di quanto vi è di più intimo in Gesù: la sua anima, il suo Spirito. L’interiorizzazione del segno (pane e vino) viene indicata nell’unione intima nostra con la persona di Gesù e con quanto gli è di più intimo: lo Spirito del Figlio e del Padre. Si avvera cosi l’affermazione di Gesù: “Se uno mi ama (amore unitivo), osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”. (Gv. 14,23)
Il patto di amore tra Dio e noi, trova nella Comunione il compimento perfetto: Dio si unisce alla sua creatura in un modo che è possibile solo a Lui. La comunione eucaristica rinsalda la consacrazione iniziale che abbiamo avuto nel Battesimo ed induce nel nostro essere una estrema esigenza di santità. S. Paolo ce lo ricorda molto bene: “... Chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito. State lontani dall’impurità! Qualsiasi peccato l’uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà all’impurità, pecca contro il proprio corpo. Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi? Lo avete ricevuto da Dio e voi non appartenete a voi stessi. Infatti siete stati comprati a caro prezzo (passione e morte di Gesù!): glorificate dunque Dio nel vostro corpo!” (1a Cor. 6,17-20). (n.b.: quando si parla o si scrive di sessualità, dimenticando queste parole di S. Paolo, si rischia di cadere in un moralismo più o meno lassista destituito dal suo radicale fondamento: la santità dell’anima e del corpo è soprattutto esigenza e frutto della nostra Comunione, del nostro essere uno con Cristo Eucaristia.) 
Ma perchè Dio vuole unirsi cosi strettamente a noi?
Risponde la Chiesa nella costituzione dogmatica del Concilio Ecumenico Vaticano 2°: “La partecipazione al corpo ed al sangue di Cristo non fa che trasformarci in Colui che prendiamo”(Lumen Gentium n.26).
Questa trasformazione viene chiamata dalla fede: “mistero pasquale” perchè è resa possibile in forza del “passaggio” (pasqua) di Cristo dalla condizione mortale alla condizione gloriosa di “risorto”.
Questa nostra trasformazione entra nelle promesse legate all’istituzione dell’Eucaristia, infatti Gesù afferma: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, dimora in me ed io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me ed io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me, vivrà per me” (Gv. 6,56). 
Ebbene, questo “vivere in Cristo” viene da S. Paolo attribuito alla progressiva trasformazione interiore che dovrebbe essere effettuata dall’Eucaristia: “passare da un modo di sentire umano, agli stessi sentimenti che furono di Gesù”. 
Ecco, infatti, le sue parole: “Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso, assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini.” (ai Filippesi 2,5-7).
In forza della vita nuova che ci inserisce in Cristo, come il tralcio alla vite, chi si nutre in modo degno del corpo e del sangue di Cristo, si avvia necessariamente verso l’ultima trasformazione del proprio corpo mortale in un corpo spirituale, lasciandosi guidare dallo spirito di Dio che, dopo aver risuscitato Cristo dai morti, risusciterà anche noi. Anche a questo proposito, S. Paolo è molto chiaro:”...E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti, darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi” (ai Romani 8,11). (Pensieri tratti dal libro: Vittorio De Bernardi S.J. “Per me, vivere è Cristo” - Ed. Lampade Viventi) 
Ora si capiscono molto bene quelle parole di Gesù: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna ed io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo ed il mio sangue è vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me ed io in lui...”. Si comprende anche l’affermazione di S. Paolo: “Vivo io, ma non sono io, perché veramente vive in me Cristo! …”
Se la particola consacrata che riceviamo nella S. Comunione deve produrre questi effetti (vivere la vita di Gesù nei vari momenti e circostanze attuali) allora dobbiamo riconoscere che esige un po’ più di preparazione e di ringraziamento. La scelta che Lui ha fatto (pane e vino) manifesta chiaramente il suo desiderio di essere da noi ricevuto il più spesso possibile, ma non dimentichiamo che Lui è una persona, è un amico, e quindi dobbiamo anche lasciarlo parlare un po’ e noi stare in silenzio per ascoltarlo e, se si ha tempo, dobbiamo fermarci un po’ anche dopo la S. Messa.

Alla conclusione dell'anno pastorale


Tra qualche giorno concluderemo come parrocchia un altro anno pastorale. Gli anni passano. La Chiesa resta. Gli uomini e le donne passano, ma la comunità parrocchiale resta e continuerà il suo cammino in attesa dell’arrivo del Signore.

E’ GIUSTO ALLORA….
Concludendo un nuovo anno pastorale mi sembra giusto che il parroco si esprima sia sul lavoro pastorale fatto, sia sulla vita cristiana vissuta, ma anche si esprima sui diversi problemi che si trascinano, sulle difficoltà vissute, come pure sulle speranze che animano e sostengono la comunità parrocchiale.
Nel manifestarvi tutto questo, sono mosso soltanto da un grande amore per la comunità, dal desiderio che sia sempre più viva e secondo il cuore del suo Signore. Non ci inorgogliamo per il bene fatto, non nutriamo nessuna amarezza o delusione. Abbiamo fatto quanto ci sembrava giusto fare. Volendo essere sincero dico anche che non temo nessun giudizio da parte degli uomini. Dico questo non per superbia. So di essere un povero servo del Signore, consapevole che è Lui che ha fatto e sta facendo meraviglie. Infatti Dio solo sa che tutto abbiamo cercato di fare per la sua gloria, per il bene delle anime, cercando in tutti i modi di tener viva la memoria di Gesù Cristo qui nel quartiere che amiamo e cerchiamo di servire con passione e amore fino a quando nella sua bontà vorrà. 

IL LAVORO PASTORALE
Abbiamo cercato di portare sia i singoli fedeli che la stessa comunità parrocchiale a scoprire il grande dono dell’eucarestia. Abbiamo ancora qualche mese prima di concluderlo, ma i frutti sembrano intravedersi. E’ vero che sono spirituali e quindi non si dovrebbero vedere. Il Signore però ci ha dato e sta dandoci occhi e situazioni che ci dicono qualcosa. Vediamo infatti che alcune persone, anche uomini, sostano qualche momento, spesso anche abbondante, davanti al tabernacolo. I fogli messi per la preghiera e l’adorazione nelle vicinanze della cappella del Santissimo sono usati e portati anche a casa. Le serate di evangelizzazione, vissute durante il mese di maggio, sono riuscite molto bene. Appena terminato il mese di Maria riprenderemo le nostre adorazioni settimanali che vedono sempre diversi fedeli sostare davanti a Gesù solennemente esposto. Di questo ringraziamo il Signore. L’eucarestia è infatti il punto focale della vita della Chiesa, è la sua forza. Celebrandola e soprattutto vivendola noi siamo trasformati in Cristo. Diventiamo a nostra volta un pezzo “di eucarestia” per i fratelli. 

LA VITA CRISTIANA
Non abbiamo il termometro per misurarla. Solo il Signore conosce le vittorie e le sconfitte nella vita spirituale, chi si avvicina e chi si allontana dalla pratica cristiana e dalla stessa comunità parrocchiale, se la Chiesa va avanti, se la fede in Cristo continua ad animare e sostenere la vita degli uomini e delle donne anche di oggi. Ancora, se i sacramenti continuano più o meno ad essere ricevuti, oggi forse con maggior convinzione di una volta, se la pratica della carità va avanti nonostante la crisi, è segno che la mano del Signore continua la sua opera di evangelizzazione diretta nel cuore e nella vita degli uomini del 2000. E noi vediamo tutto questo. Pensiamo alla partecipazione al mese di maggio. E’ un’esperienza più che positiva, di vera evangelizzazione. I sacramenti e la partecipazione alla Messa sono vivi. Da un po’ di tempo si vedono tra le panche anche alcuni uomini. E’ vero sono in pensione e quindi possono. Ma se vengono qualche volta durante la settimana, è segno che il Signore sta lavorando nei loro cuori. E la carità? Il cestone per i poveri è sempre disponibile ad accogliere. Forse qualcuno dirà che è sempre vuoto. Non è vero. Appena ci accorgiamo che c’è un dono, un sacchetto, lo ritiriamo per sicurezza. E così “la chiave per il paradiso” è sempre a disposizione. Ci auguriamo che il desiderio di una seria vita cristiana cresca sempre più, coinvolga maggiormente più persone e diventi anche sempre più significativo. E’ la nostra vera vita. Siamo fatti per questa.

I PROBLEMI 
Tutto quanto è stato scritto sopra non è e non vuole essere un’esaltazione orgogliosa del bene e delle meraviglie che il Signore va realizzando nella nostra comunità parrocchiale. Noi siamo dei servi e basta. Da parte nostra ci sono invece diversi problemi e particolari difficoltà. Non li nascondiamo, sono nostri e soltanto nostri. Nascono dal nostro carattere più o meno felice, dalle nostre convinzioni più o meno evangeliche, dal nostro temperamento più o meno focoso o apprensivo. Ma nascono anche dalla nostra poca fede e generosità apostolica. Se almeno questa volta li guardiamo e vi ragioniamo sopra, è per volerli superare e per diventare sempre più vera comunità del Signore.
Una difficoltà che vediamo e sentiamo pesare sul cuore è la scarsa partecipazione della nostra gioventù alla vita cristiana. Un nostro parrocchiano mi diceva infatti: “Vede, al mese di maggio siamo in tanti, ma buona parte siamo anziani; ci sono dei coniugi abbastanza maturi, ma le giovani famiglie con i loro bambini? Nemmeno una sera. Gli adulti ancora in età lavorativa, dove sono? Potrebbero venire almeno una sera alla settimana!” E aggiungeva: “Forse tra qualche anno, se si va avanti così, non ci sarà più il mese di maggio nei cortili”. Io dico: “Lasciamo fare al Signore, ci penserà lui. E’ cosa sua” 
Se poi la nostra osservazione va ai giovani che si sposano o meglio che non si sposano più in Chiesa, il problema diventa ancora più cocente. Si pensi. Nel 2000 abbiamo celebrato in parrocchia 30 matrimoni. In questo anno 2014 sono iscritti per sposarsi nella nostra parrocchia soltanto due coppie. Oggi è di moda la convivenza anche tra cristiani fino a ieri praticanti. Che cosa possiamo fare? Io penso ai bambini che nasceranno in queste convivenze e non vedranno mai i loro genitori accostarsi al Signore. Non so se il prossimo sinodo della Chiesa Cattolica sulla famiglia, che si terrà ad ottobre, si pronuncerà diversamente dallo stile che per secoli ha caratterizzato la vita delle coppie cristiane. Staremo a vedere. Per ora è un grande problema e una profonda sofferenza per i pastori delle comunità parrocchiali. 
Ho presentato solo due problemi di carattere pastorale. Sono quelli che maggiormente toccano il cuore di un parroco. Gli altri li lasciamo dentro il suo cuore perché li presenti al Signore.

LE DIFFICOLTA’
Ne sento particolarmente una. Si tratta della difficoltà che un prete vive per quanto riguarda la trasmissione delle verità del Vangelo. Siamo e dobbiamo essere tutti convinti che se non capiremo il grande dono del Vangelo e la vita cristiana che propone, noi non saremo mai dei veri cristiani e quindi non realizzeremo pienamente la nostra vita.
Come è difficile per un genitore farsi capire dai propri figli, così oggi in modo particolare avviene per quanto riguarda la trasmissione della fede. Il Sacerdote crede, è convinto, ha dato e sta dando la sua vita alla causa del Signore, ma non riesce sempre a farsi capire, a convincere, a trascinare sulla strada della vita cristiana. A noi sacerdoti, che viviamo con voi e per voi, sembra di lasciarvi un segno. Speriamo che il tempo e la grazia del Signore compiano ciò che noi ora desideriamo grandemente per voi.
C’è poi la difficoltà di mandare avanti tutta “la baracca”. Quanta pazienza! Il campanello della porta della casa parrocchiale non ha soste. Non sai mai chi viene. Oggi poi con questa crisi molto spesso suona perché c’è qualcuno che chiede aiuto. E qui la pazienza non deve venir meno, ma anche si deve leggere se la necessità esposta è vera o no. La nostra parrocchia ha un grande dono: un folto numero di volontari. Ringrazio il Signore che ci sono. Per loro prego ogni giorno sia per la loro salute, sia perché crescano di numero, sia poi anche perché si vogliano bene e lavorino insieme per la parrocchia. Ma anche qui pazienza! C’è poi la fatica del reperire i fondi per le infinite spese. Sono profondamente convinto che sono pochissimi coloro che conoscono le spese che la nostra parrocchia deve affrontare ogni mese. Non ci scoraggiamo. La provvidenza ci ha aiutato in questi anni. Noi speriamo che non verrà meno anche nei prossimi anni. E in attesa che la provvidenza ci venga sempre in aiuto, nutriamo anche qui pazienza.

LE SPERANZE
Sono tante e tutte nascono dall’amore al Signore e dal bene che vedo in tutti voi. E’ infatti il Signore che sostiene lo sguardo di un parroco che guarda avanti verso la meta verso la quale vuole condurre i suoi figli. Non avessi questa speranza, avrei già messo i remi in barca e me ne sarei andato altrove. Ma il Signore che non viene mai meno alle sue promesse, anche se non realizza sempre le nostre aspettative, anima e sostiene anche le fatiche ormai pesanti del vostro parroco. 
La speranza più viva che nutro nel cuore è di vedere qualificarsi sempre più la vita spirituale della comunità parrocchiale. Desidero infatti una comunità viva: che ascolti volentieri la Parola del Signore, che celebri bene e con fede l’amore del Signore sia durante la Messa che amministrando i sacramenti, che viva e promuova generosamente la carità, che metta volentieri e al primo posto i poveri e per loro sappia spendersi senza misura. In una parola: sogno una comunità che, al di là delle sue povertà umane che avrà sempre, sia qui nel quartiere un segno vivo, credibile e amabile del Signore, con una carica di vita spirituale capace di affascinare chiunque cerchi il senso vero ed autentico della vita.

E DOPO TUTTO: GRAZIE
Dopo questa lunga carrellata sulla vita della nostra comunità parrocchiale, ma che non vuole essere in nessun modo una specie di testamento, dico al Signore grazie per il bene che ha compiuto nel cuore di tanti fedeli che si sono aperti al suo amore e lo hanno accolto generosamente. Dico grazie anche ai volontari che anche in questo anno pastorale hanno lavorato in tanti ambiti della parrocchia. Non sto ad elencarli perché sono numerosi. Dico grazie a chi ci ha aiutato anche con i contributi finanziari fatti sempre nel nascondimento. Dico grazie agli anziani e agli ammalati che con le loro preghiere e l’offerta delle loro sofferenze ottengono grandi benedizioni per tutta la comunità parrocchiale.

ANDIAMO AVANTI
Se anche si chiude un nuovo anno pastorale, la vita della comunità va avanti. Passeremo l’estate e poi inizieremo un nuovo anno. Tutto passa, ma la comunità resta. A noi il compito di amarla e di servirla come vuole il Signore. Siamo comunità in forza della sua grazia che ha fatto germogliare qui in questo quartiere con la potenza del suo Spirito. Consapevoli di questo ci abbandoniamo a lui che sempre fa il nostro vero bene.