domenica 12 febbraio 2017

Il Vangelo della Domenica - 12 febbraio 2017

[…] Il Vangelo non è un manuale di i­struzioni, con tutte le regole già pron­te per l'uso, già definite e da applica­re. Il Vangelo è maestro di umanità, non ci permette di non pensare con la nostra testa, convoca la nostra co­scienza e la responsabilità del nostro agire, da non delegare a nessun legi­slatore. Allora cerco di leggere più in profondità e vedo che Gesù porta a compimento la legge lungo due li­nee: la linea del cuore e la linea del­la persona. 

  • La linea del cuore. Fu detto: non uc­ciderai; ma io vi dico: chiunque si a­dira con il proprio fratello, cioè chiun­que alimenta dentro di sé rabbie e rancori, è già in cuor suo un omici­da. Gesù va alla sorgente, al labora­torio dove si forma ciò che poi uscirà all'esterno come parola e gesto: ri­torna al tuo cuore e guariscilo, poi po­trai curare tutta la vita. Va alla radi­ce che genera la morte o la vita: «Chi non ama suo fratello è omicida» (1Gv 3, 15 ). Il disamore uccide. Non ama­re qualcuno è togliergli vita; non a­mare è per te un lento morire. 
  • La linea della persona: Se tu guardi una donna per desiderarla sei già a­dultero... Non dice: se tu, uomo, de­sideri una donna; se tu, donna, desi­deri un uomo. Non è il desiderio ad essere condannato, ma quel ' per', vale a dire quando tu ti adoperi con gesti e parole allo scopo di sedurre e possedere l'altro, quando trami per ridurlo a tuo oggetto, tu pecchi con­tro la grandezza e la bellezza di quel­la persona. È un peccato di adulterio nel senso originario del verbo adul­terare: tu alteri, falsifichi, manipoli, immiserisci la persona. Le rubi il so­gno di Dio, l'immagine di Dio. 

Perché riduci a corpo anonimo, lui o lei che invece sono abisso e cielo, profondità e vertigine. Pecchi non tanto contro la morale, ma contro la persona, contro la nobiltà, l'unicità, il divino della persona. Lo scopo del­la legge morale non è altro che cu­stodire, coltivare, far fiorire l'umanità dell'uomo. A questo fine Gesù pro­pone un unico salto di qualità: il ri­torno al cuore e alla persona. Allora il Vangelo è facile, umanissimo, feli­ce, anche quando dice parole che danno le vertigini. Non aggiunge fa­tica, non cerca eroi, ma uomini e donne veri.

Il Vangelo della Domenica - 5 febbraio 2017


Gesù ha appena finito di pro­clamare il vertice del suo messag­gio, le beatitudini, e aggiunge, ri­volto ai suoi discepoli e a noi: se vi­vete questo, voi siete «sale e luce della terra». Una affermazione che ci sorpren­de: che Dio sia luce del mondo lo abbiamo sentito, il Vangelo di Giovanni l'ha ripetuto, ci crediamo; ma sentire - e credere - che anche l'uomo è luce, che lo siamo anch'io e tu, con tutti i nostri limiti e le nostre ombre, questo è sor­prendente. E non si tratta di una esortazione di Gesù: siate, sforzatevi di diven­tare luce, ma: sappiate che lo sie­te già. La candela non deve sfor­zarsi, se è accesa, di far luce, è la sua natura, così voi. La luce è il dono naturale del discepolo ha re­spirato Dio. Incredibile la stima, la fiducia ne­gli uomini che Gesù comunica, la speranza che ripone in noi. E ci incoraggia a prenderne coscien­za: non fermarti alla superficie di te stesso, al ruvido dell'argilla, cer­ca in profondità, verso la cella se­greta del cuore, scendi nel tuo centro e là troverai una lucerna accesa, una manciata di sale. […] Tu puoi compiere opere di luce! E sono quelle dei miti, dei puri, dei giusti, dei poveri, le opere alternative alle scelte del mondo, la diffe­renza evangelica offerta alla fiori­tura della vita. Quando tu segui come unica rego­la di vita l'amore, allora sei Luce e Sale per chi ti incontra. Quando due sulla terra si amano diventano luce nel buio, lampada ai passi di molti. In qualsiasi luogo dove ci si vuol bene viene sparso il sale che dà sapore buono alla vita.[…] Illumina altri e ti illuminerai, gua­risci altri e guarirai. Non restare curvo sulle tue storie e sulle tue sconfitte, ma occupati della terra, della città dell'altro, altrimenti non diventerai mai un uomo o una donna radiosi. Chi guarda solo a se stesso non si illumina mai.

Allora sarai lucerna sul lucerniere, ma secondo le modalità proprie della luce, che non fa rumore e non violenta le cose. Le accarezza e fa emergere il bello che è in loro. Co­sì «noi del Vangelo» siamo gente che ogni giorno accarezza la vita e ne rivela la bellezza nascosta.

Il Vangelo della Domenica - 29 gennaio 2017


Le nove Beatitudini so­no il cuore del Vange­lo; al cuore del Vange­lo c'è per nove volte la pa­rola felicità, c'è un Dio che si prende cura della gioia del­l'uomo, tracciandogli i sen­tieri. […] Sono la nostalgia prepotente di un tutt'altro modo di essere uomini, il sogno di un mon­do fatto di pace, di sincerità, di giustizia, di cuori puri. Queste nove parole sono la bella notizia, l'annuncio gioioso che Dio regala vita a chi produce amore, che se uno si fa carico della felicità di qualcuno il Padre si fa ca­rico della sua felicità.
Le beatitudini sono il più grande atto di speranza del cristiano.
Quando vengono proclamate sanno ancora affascinarci, poi usciamo di chiesa e ci accorgiamo che per abitare la terra, questo mondo aggressivo e duro, ci siamo scelti il manifesto più difficile, incredibile, stra­volgente e contromano che l'uomo possa pensare. La prima dice: beati voi po­veri.
E ci saremmo aspet­tati: perché ci sarà un ca­povolgimento, perché di­venterete ricchi. No. Il pro­getto di Dio è più profon­do e vasto. Beati voi pove­ri, perché vostro è il Regno, già adesso, non nell'altra vita! Beati, perché c'è più Dio in voi, c'è più libertà, meno attaccamento all'io e alle cose. Beati perché custodite la speranza di tutti. In questo mondo dove si fronteggia­no nazioni ricche fino allo spreco e popoli poverissi­mi, un esercito silenzioso di uomini e donne preparano un futuro buono: costrui­scono pace, nel lavoro, in famiglia, nelle istituzioni; sono ostinati nel proporsi la giustizia, onesti anche nelle piccole cose. […]
La seconda è la beatitudine più paradossale: Beati quel­li che sono nel pianto. Felicità e lacrime mescolate in­sieme, forse indissolubili. Dio è dalla parte di chi pian­ge ma non dalla parte del dolore! […] Dio non ama il dolore, è con te nel riflesso più profondo delle tue lacrime per moltiplicare il coraggio, per fa­sciare il cuore ferito, nella tempesta è al tuo fianco, forza della tua forza. La pa­rola chiave delle beatitudi­ni è felicità. Sant'Agostino, che scrive un opera intera sulla vita beata, scrive: ab­biamo disputato sulla feli­cità e non conosco valore che maggiormente si possa rite­nere dono di Dio. Dio non solo è amore, non solo mi­sericordia, Dio è anche feli­cità. Felicità è uno dei no­mi di Dio.