sabato 30 novembre 2013

Noi Lo attendiamo sempre

La vita dell’uomo è un’attesa unica. Almeno dovrebbe. Invece spesso si vive la vita in modo statico, senza nessun movimento interiore. Al massimo si aspira a qualcosa di molto limitato al proprio momento storico. Infatti si desidera la salute se si è ammalati, si desiderano un po’ di soldi quando si versa in cattive acque. Si attende spesso una vita maggiormente tranquilla, senza problemi, quando la fatica sembra quasi che ci schiacci. Ma l’attesa di cui è impregnata fortemente la nostra anima, il cuore, lo stesso corpo, non la si percepisce con estrema facilità.


LA NOSTRA ATTESA
Tutti gli uomini, se sono soltanto un po’ sinceri con se stessi e liberi da pregiudizi nei confronti della religione, aspettano qualcosa che appaghi grandemente il cuore, soddisfi pienamente l’animo, ma anche qualcosa che rinfreschi, ringiovanisca, susciti slancio nel proprio corpo. Questa tensione spirituale è stata messa nella carne e soprattutto nel cuore da Dio stesso. Essere stati creati ad immagine e a somiglianza di Dio non vuol dire altro che avere profondamente dentro di sé un segno di eternità, di slancio in avanti, uno slancio o un anelito di vita senza confini.


CHI CI SODDISFERA’ ?
Poiché si tratta di una tensione spirituale, l’appagamento non può essere che di natura spirituale. E’ anche vero che se non si percorre questa strada, si andranno a cercare altri surrogati che però non avranno mai la capacità di soddisfare pienamente la mente, il cuore e lo spirito dell’uomo. E la società ne ha una grande quantità da offrire. E così l’uomo di oggi e di tutti i tempi scambia ciò che fa il suo vero bene con prodotti che lasciano sempre l’amaro nel cuore oltre a svuotare il portafoglio e spesso a colpire la salute fisica.
Per noi, che crediamo in Dio che è nostro Padre e che per amore ha mandato in mezzo a noi il suo Figlio Gesù per rinnovarci con la potenza della sua morte e risurrezione, infondendo nei nostri cuori lo Spirito Santo, colui che può soddisfare pienamente il nostro cuore assetato di vita, di gioia e di amore, è il suo stesso Figlio, Gesù.


ACCOGLIAMOLO, VIENE ANCORA, VIENE SEMPRE
Se è Gesù che appaga pienamente la nostra ansia di vita e di gioia, di amore e di eternità, e poiché viene ancora nel prossimo Natale, impegniamoci ad accoglierlo a cuore aperto nel prossimo Natale.
Viene e non chiede altro che di essere accolto. Non esige nessun contributo, vuole solo il nostro cuore libero dalle cianfrusaglie di questa nostra società consumista. Non costringe nessuno ad accoglierlo, Lui desidera che lo si accolga liberamente e per amore. Non guarda agli anni che abbiamo, per Lui noi siamo sempre giovani e quindi amabili. Non si blocca di fronte ai nostri possibili e forse anche numerosi difetti, viene per aiutarci a vincerli.


PREPARIAMOCI
Se il Signore Gesù viene ancora e non desidera altro che incontrarci, dobbiamo allora prepararci nei dovuti modi. Senza una adeguata preparazione al suo Natale, noi non sperimenteremo mai i doni che vuole offrirci. Come per tutti gli avvenimenti umani noi dobbiamo premettere un’adeguata preparazione, se non vogliamo consumare l’esperienza che ci viene offerta o andiamo cercando, così è anche per quanto riguarda il nostro incontro con il Signore. 
Dobbiamo però anche subito dire che la giusta preparazione, per un fruttuoso incontro con il Signore, non dobbiamo inventarla noi, ma ce l’indica la Chiesa nostra madre. Lei, l’esperta di questi incontri, ci dice tutto quanto permette e favorisce la giusta e profonda accoglienza del dono che ci viene offerto dal Padre Celeste.

L'Eucarestia celebrata

Lo sviluppo normale della nostra vita ci fa crescere: da bambini ad adulti, sia nel campo materiale (corpo), sia nel campo spirituale (anima) e, come il corpo ha bisogno del nutrimento materiale per crescere, così la nostra parte spirituale ha bisogno di un nutrimento speciale per crescere e Gesù ce lo ha procurato: l’Eucarestia.
Innanzitutto: cosa vuol dire Eucarestia?
E’ un termine che deriva dalla lingua greca e vuol dire: “Rendimento di grazie” ed è la preghiera che Gesù ha fatto nell’ultima Cena, quando ha dato ai suoi Apostoli nel Cenacolo il pane ed il vino come suo corpo e come suo sangue, perché continuassero a farlo “in memoria di me” (cfr. Lc. 22,19).
Fin dall’inizio, il termine “Eucarestia” ha assunto il significato di designare tutta l’azione sacrificale-conviviale celebrata dalla Chiesa per essere fedele al suo Signore: la S. Messa.
Penso che per far capire almeno qualche cosa del valore e della dignità della S. Messa, possano servire alcuni pensieri che due maestri di spiritualità (il card. Mercier ed il padre Courtois) hanno rivolto ai sacerdoti che celebrano la S. Messa.
Il cardinal Mercier, arcivescovo di Bruxelles, poco prima di morire, volle dare ai suoi sacerdoti un ultimo consiglio: “Voglio dirvi una cosa sola, ma, se vi sforzerete di attuarla, darete al vostro sacerdozio tutto il suo valore: mettete ogni cura per celebrare bene la S. Messa!
Durante le mie ore di raccoglimento, mentre vedevo svanire tutte le speranze umane e la mia anima restava da sola con Dio, il mio spirito si univa sempre più intimamente a voi e, non potendo più celebrare la S. Messa, mi univo, durante il giorno, alla S. Messa che, in qualche parte del mondo, continuamente viene celebrata. La S. Messa assumeva ai miei occhi un carattere eccezionalmente commovente perché il Sacrificio del Calvario che essa rinnova mi appariva sotto un aspetto tangibile al quale era dato di associarmi più attivamente e più direttamente del solito. Così, mi sono detto che avrei dovuto farvi partecipare alla grazia che Dio mi accordava, invitandovi in queste ore, forse le ultime della mia vita, a celebrare sempre la S. Messa come se foste sul Calvario, portandovi tutto il fervore della fede e della devozione di cui siete capaci.
La celebrazione della S. Messa è e deve essere sempre l’atto più importante e centrale della vostra giornata! Siete diventati sacerdoti per celebrare la S. Messa! Cercate di celebrarla sempre bene e santamente!”
Il padre Courtois, invece, dopo un pensiero introduttivo, fa parlare direttamente Gesù. Pensiero introduttivo: “Noi sacerdoti diverremo veramente vittime con la vittima divina e la S. Messa, centro della nostra vita, sarà realtà vissuta e faciliterà la nostra ascesa alla santità”. Poi fa parlare Gesù: “Sapete, miei sacerdoti, quanto attendo la celebrazione della S. Messa! I bisogni della cristianità sono tanti ed immensi e bramo di poter rinnovare, per mezzo vostro, l’offerta della mia vita ed applicare, in tal modo, i frutti della Redenzione a tutte le anime in nome delle quali mi offrite.
Voi non potete fare nulla senza di me ed io non posso fare nulla senza di voi! Dobbiamo salvare le anime insieme, insieme dobbiamo pacificare il mondo, guarirlo, risanarlo, divinizzarlo! Siate, dunque, sempre concordi con me.
Durante le celebrazione della S. Messa, non dovete avere altri pensieri che i miei, né sentimenti diversi dai miei! E’ il momento nel quale voi dovete essere una cosa sola con me, permettendomi, in tal modo, di compiere, per mezzo vostro, tutti i gesti rituali del S. Sacrificio e di far scaturire dalle vostre anime tutte le disposizioni della mia anima.....Fin dall’inizio della S. Messa, voi dovete comunicare con me, unirvi a me, fondervi con me.
Fate attenzione a ciò che dite! Se, nella mia compassione per la vostra debolezza e fragilità, sono pronto a perdonare con indulgenza le vostre involontarie distrazioni, non dovete approfittarne per lasciarvi andare all’abitudine o alla negligenza; non ne avete il diritto, perché siete amministratori del mio Sangue!... Non precipitate le parole né affrettate i gesti! Fate ogni cosa con la massima devozione, senza lentezza né fretta. E’ una miseria voler guadagnare tempo su ciò che ha tante conseguenze per l’eternità! Pensate che dipendo da voi, mi abbandono nelle vostre mani! Dall’intensità del vostro amore, dalla vostra unione con me, dipenderà la fecondità della mia offerta.... Ho accettato di rinascere nelle vostre mani, o miei sacerdoti, abbiate un sacro rispetto delle vostre mani che sono state consacrate, ma, soprattutto, conservatemi puro il vostro cuore!
lo giudico l’interno, le vostre disposizioni intime mi attirano o mi respingono, dilatano o restringono l’abbondanza delle mie grazie. Brucio dal desiderio di espandermi, di donarmi, di comunicarmi!
Quale sofferenza quando vedo tutto ciò che vi sarebbe da fare, tutta la luce, la forza, la purezza, la carità, la pace che si potrebbe dare a questo povero mondo... io ho tutto ciò in me e vi ho scelto in mezzo a tanti altri, onde comunicarlo a mezzo vostro e..., proprio voi mi limitate!
Non c’è sofferenza maggiore che volersi donare generosamente ed esserne impedito proprio da coloro sui quali più si contava per comunicarsi!” 
Se avete letto con attenzione questo scritto, penso che a nessuno di voi sfugga l’urgenza di pregare per i sacerdoti perché, almeno, si sforzino di non deludere la fiducia che il Signore ha posto in loro, avendoli chiamati ad essere i continuatori della sua missione nel mondo, rendendocelo quotidianamente presente nell’Eucarestia.
Inoltre, data la santità della S. Messa, bisogna dare ai sacerdoti la possibilità di un’adeguata preparazione e ringraziamento, e chi partecipa deve arrivare qualche minuto prima che inizi la S. Messa. Se noi fossimo chiamati in udienza da una persona importante (Vescovo, Papa... ) ci preoccuperemmo di prepararci e di arrivare un po’ prima dell’ora stabilita, ebbene, quando noi ci portiamo in Chiesa per partecipare alla S. Messa, è Gesù che ci chiama attraverso il suo Spirito, e Gesù è più importante sia del Vescovo che del Papa. Il fatto che ci chiami anche tutti i giorni, non deve farci perdere o diminuire l’importanza dell’incontro, possono andarci di mezzo gli aiuti spirituali che Gesù è disponibile a darci, se ci vede freddi, indifferenti o abitudinari. Quindi è nel nostro interesse venire in Chiesa prima che inizi la S. Messa, non per chiacchierare, ma per prepararci nel devoto silenzio. Pensiamo a come si sarà comportata la Madonna quando, con Maria Maddalena e Giovanni, seguiva Gesù che saliva il Calvario, portando la Croce!
Anche noi preti possiamo cadere nel pericolo dell’abitudine, avete letto l’accorato richiamo di Gesù riportato sopra, anche noi, più di voi, dobbiamo cercare di vincere questo pericolo.
Quando ero parroco a Castiraga Vidardo avevo messo in sacrestìa una frase di un sacerdote morto in concetto di santità, don Edoardo Poppe che diceva: “Celebro questa santa Messa come fosse la prima, l’unica, l’ultima!”. Ebbene, cerco di ricordarla sempre e, devo riconoscere che mi aiuta nella celebrazione della S. Messa.
Non riusciremo mai a comprendere la dignità ed il valore della S. Messa, però, almeno, sforziamoci ed il Signore stesso ci aiuterà!