domenica 19 giugno 2016

Il Vangelo della Domenica - 19 giugno 2016

Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare... […] E in quest'ora speciale Gesù pone la domanda decisiva, qualcosa da cui poi dipenderà tutto: fede, scelte, vita... ma voi chi dite che io sia? Preceduta da un «ma», come in contrapposizione alle ri­sposte della gente: dicono che sei un profeta, bocca di Dio e dei poveri, una creatura di fuoco e luce. Quella di Gesù non è una domanda per esaminare il livello di conoscen­za che gli apostoli hanno di lui, ma contiene il cuore pul­sante dei miei giorni di credente: Chi sono io per te? Non è in gioco l'esatta definizione di Cristo, ma la presa, lo spazio che occupa in me, nei pensieri, nelle parole, nella gior­nata. Il tempo e il cuore che mi ha preso. Gesù, maestro di umanità, non impone risposte, ti con­duce con delicatezza a cercare dentro di te. Allora il pas­sato non basta, non serve riandare ad Elia o a Giovanni. In Gesù c'è un presente di parole mai udite, di gesti mai visti, una mano che ti prende le viscere e ti fa partorire (A. Merini). Partorire vita più grande. Pietro risponde con la sua irruenza: tu sei il Cristo di Dio. Il messia di Dio, il suo braccio, il suo progetto, la sua boc­ca, il suo cuore. Ma Pietro non sa che cosa lo aspetta. La risposta di Gesù ci sorprende ancora: ordinò severamen­te di non dire niente a nessuno. Severamente, perché c'e­ra il grave rischio di annunciare un Messia sbagliato. Ed è lui stesso a tracciare il vero volto del Figlio dell'Uomo che deve soffrire molto, venire ucciso e risorgere il terzo gior­no. Dio è passione, passione d'amore. Passione che sa­crifica se stessa. Una passione che nessuna tomba può imprigionare. Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi sè stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Seguire Cristo significa portare avanti il suo progetto. Ma come? Gesù non dice «prenda la mia croce», ma la sua, ciascuno la sua. Il progetto è unico, ma ognuno percorrerà la sua strada li­bera e creativa, diversa da tutte, che deve tracciare, che non è già tracciata. La croce è la sintesi del Vangelo. Qualun­que sia il tuo stato di vita, l'età, il lavoro, la salute, tu puoi, con le tue fatiche, i tuoi talenti e le debolezze, prendere il Vangelo su di te e collaborare con Cristo alla sua stessa mis­sione, allo stesso sogno di una umanità incamminata ver­so una vita buona, lieta e creativa, «non come un esecu­tore di ordini ma come un artista sotto l'ispirazione del­lo Spirito» (Maritain).

Il Vangelo della Domenica - 12 giugno 2016

Un momento esplosi­vo del Vangelo, che rovescia convenzio­ni e ruoli, che mette prepo­tentemente al centro l'amo­re: questa donna ha molto a­mato. Questo basta. Un Van­gelo che ci provoca, ci con­testa e ci incoraggia. La fede non è un intreccio compli­cato di dogmi e doveri. Gesù ne indica il cuore: ama, hai fatto tutto. Ecco una donna venne... con un vasetto di profumo. Non con la cifra corrispon­dente (da dare ai poveri), non a mani vuote, non con un di­scorso di belle parole. Viene con quello che ha, con ciò che esprime amore, più che pentimento. Qualcosa per il corpo di Gesù, solo per il cor­po, e che rivela amore. Bagna i suoi piedi con le la­crime, li asciuga con i capel­li, li profuma, li bacia. Sono gesti imprevisti, nuovi, oltre la legge, oltre lecito e illecito, oltre doveri o obblighi, con una carica affettiva veemen­te. Ai quali Gesù non si sot­trae, che apprezza. Bastava, come tanti altri, chiedere perdono. Ma perché questi gesti eccessivi, il profumo e le carezze e i baci? Già nella legge antica Dio aveva chie­sto per sé un altare per i pro­fumi; nel Cantico dei Canti­ci il profumo prolunga la pre­senza dell'amato, quando ha lasciato la stanza; le carezze e i baci sono la lingua uni­versale dove è detto il cuore. Ogni gesto d'amore è sem­pre decretato dal cielo. Gesù gode il fiorire dell'a­more, vede la donna uscire dalla contabilità del dare e dell'avere, come se avesse u­na specie di conto da regola­re con il Signore, ed effon­dersi negli spazi della libertà e della creatività, fino a bru­ciare in un solo gesto un in­tero patrimonio di calcoli e di tristezze. Ogni gesto umano compiuto con tutto il cuore ci avvicina all'assoluto di Dio. Gesù guarda al di là delle e­tichette: arriva una donna, gli altri vedono una pecca­trice, lui vede un'amante: ha molto amato. L'amore vale più del peccato. È la nostra identità. L'errore che hai commesso non rèvoca il be­ne compiuto, non lo annul­la. È il bene invece che revo­ca il male di ieri e lo cancel­la. Una spiga conta più di tut­ta la zizzania del campo. Questo Dio che ama il pro­fumo e le carezze, mi com­muove. Non è il grande con­tabile del cosmo, ma è offer­ta di solarità, possibilità di vi­ta profonda, gioiosa, profu­mata, che sa le sorgenti del­la gioia, del canto, dell'ami­cizia. Un solo gesto d'amo­re, anche muto e senza eco, è più utile al mondo dell'a­zione più clamorosa, dell'o­pera più grandiosa. È la rivo­luzione totale di Gesù, pos­sibile a tutti, possibile ogni giorno.

Il Vangelo della Domenica - 29 maggio 2016


Mandali via, è sera or­mai e siamo in un luogo deserto. Gli a­postoli hanno a cuore la gen­te, ma solo in parte, è come se dicessero: lascia che ognu­no si risolva i suoi problemi da solo. Gesù non li ascolta, lui non ha mai mandato via nessuno, vuole fare di quel deserto, di ogni nostro deser­to, una casa dove si condivi­dono pane e sogni. Il Vangelo trabocca di mira­coli compiuti sui corpi di uo­mini, donne, bambini. I cor­pi guariti diventano come il laboratorio del Regno, il col­laudo di un mondo nuovo, ri­sanato, liberato, respirante. Diventato casa: «fateli sedere in gruppi», metteteli in rela­zione tra loro, che facciano casa. Il miracolo della condi­visione dei pani e dei pesci ­il Vangelo non parla di molti­plicazione - inizia con una ri­chiesta illogica di Gesù ai suoi: Date loro voi stessi da mangiare. Ma gli apostoli non sono in grado, hanno soltan­to cinque pani, un pane ogni mille persone. La sorpresa di quella sera è che poco pane condiviso con gli altri è suffi­ciente, che la fine della fame non sta nel mangiare a sa­zietà, da solo, il tuo pane, ma nello spartire con gli altri il poco che hai, il bicchiere d'acqua fresca, olio e vino sul­le ferite, un po' di tempo e un po' di cuore. Noi siamo ricchi solo di ciò che abbiamo do­nato alla fame d'altri. Gesù avanza questa pretesa irragionevole e profetica (voi date da mangiare) per dire a noi, alla Chiesa tutta di se­guire la voce della profezia, non quella della ragione; di imparare a ragionare con il cuore, il cuore sognatore di chi condivide anche ciò che non ha. Dona, allora, anche il tempo che non hai. Non conta la quantità ma l'intensità. E ve­drai che il tempo e il cuore do­nati si moltiplicheranno. Ve­drai che torneranno a te ore più liete, giorni più sereni, battiti danzanti del cuore. Tutti mangiarono a sazietà.
Quel «tutti» è importante. So­no bambini, donne, uomini. Sono santi e peccatori, since­ri o bugiardi, donne di Sama­ria con cinque mariti e altret­tanti divorzi, nessuno esclu­so.
Così Dio immagina la sua Chiesa: capace di insegnare, guarire, saziare, accogliere senza escludere nessuno, ca­pace come gli apostoli di ac­cettare la sfida di mettere in comune tutto quello che ha. Capace di operare miracoli, che non consistono nella moltiplicazione di beni ma­teriali, ma nella prodigiosa e creativa moltiplicazione del cuore.