domenica 24 marzo 2013

Buona Pasqua a tutti!

Con tutta la fede che porto nel cuore e con tutto l’amore che nutro per il Signore e per tutti voi, vi dico: il Signore è veramente risorto, auguri a tutti indistintamente. Nel farvi questi miei auguri, vi apro il mio cuore e vi esprimo alcuni miei pensieri.
Gesù è risorto! E’ la verità fondamentale della nostra fede. Accogliendo questa verità nel nostro cuore e costruendo su di essa la nostra vita di tutti i giorni, noi speriamo e guardiamo avanti con fiducia e speranza. Cristo Gesù risorgendo ha distrutto la morte per sempre, ha aperto le porte del paradiso, ci ha resi figli di Dio, ci ha fatto eredi di tutti i suoi beni. Che cosa potevamo sperare di più grande e di maggiormente utile per la nostra vita? Senza questo avvenimento di salvezza la nostra vita sarebbe veramente povera, il nostro vivere sarebbe un camminare verso la morte eterna.
Tutto quanto abbiamo ricevuto da quella morte e da quella risurrezione è puro dono d’amore da parte di Dio Padre. Non ha risparmiato il suo amato Figlio, ma lo ha dato per tutti noi. E ce lo ha dato mentre noi eravamo peccatori, nemici nei suoi confronti. Ora per mezzo dello Spirito Santo ci rende partecipi personalmente di quell’avvenimento di salvezza. Nell’offrirci questo dono del suo amore, che ha veramente il potere di trasfigurare tutta la nostra vita, non ci costringe ad accettarlo, non ci impone di lasciarlo lavorare nella nostra vita. 
Anche qui vediamo amore, e solo amore. Un amore che rispetta la nostra volontà, un amore che, pur desiderando che l’abbiamo ad accogliere, sa tuttavia aspettare con pazienza amorosa.
Se Dio Padre ci invita ad accogliere nella nostra vita e a seguire suo Figlio risorto da morte, noi non dobbiamo avere paura a spalancare il nostro cuore. Abbiamo tutto da guadagnare. In Cristo morto e risorto tutta la vita fiorisce: il bene si qualifica, il male viene distrutto, le difficoltà si superano, la bellezza della vita si rende sempre più visibile. Soprattutto maturiamo nel nostro spirito la consapevolezza che ogni giorno che passa noi non andiamo verso la tomba, ma verso la vita vera, quella che non avrà mai fine. Convinciamoci sempre di più che siamo stati creati per tutto questo. 
Che vale vivere se ci manca Cristo risorto? Ma noi l’abbiamo, a noi è offerto gratuitamente, a noi l’impegno di accoglierlo sempre più nel profondo del nostro cuore con la buona volontà di farlo diventare il motore che sostenga, trasfiguri, smuova e faccia correre tutta la nostra vita.
Dicendovi queste parole, come vostro parroco, penso in modo particolare a chi sta vivendo giorni di sofferenza. E sono tanti. Infatti vediamo che oggi in modo particolare manca il lavoro a dei papà e ai giovani, la salute non solo agli anziani, ma anche a chi è nel fiore della vita, vi sono poi numerose famiglie alle quali manca la serenità, ci sono poi i problemi educativi nei confronti dei figli. E per tutti c’è incertezza del futuro. Molto spesso si ha quasi l’impressione di camminare sempre più verso il buio più fitto con una incertezza per il domani. Vi dico tutto questo non perché sono pessimista, ma perché ogni giorno devo ascoltare persone che vengono a presentarmi le loro difficoltà e i loro numerosi problemi.
Guardiamo in alto, spalanchiamo il cuore a Cristo risorto, accogliamo la sua grazia nella nostra anima. Con lui non c’è nulla da temere: ha fatto tutto per noi e non desidera altro che la nostra gioia, la nostra piena realizzazione.
Con gli altri sacerdoti della parrocchia, vi auguro allora Buona Pasqua. Il Signore risorto abiti nel vostro cuore, nelle vostre famiglie. Vi dia la sua benedizione, faccia fiorire le vostre speranze, asciughi le vostre lacrime, consoli le vostre pene. Infonda soprattutto nella vostra vita la certezza che Lui è sempre con voi e non vuole altro che il vostro bene.
Vi assicuro un ricordo particolare nelle mie preghiere e nella celebrazione della notte pasquale. E anche voi ricordatevi di me, di don Roberto e di don Marco. Siamo qui con voi e noi vogliamo essere una cosa sola con voi. Il Signore ci faccia crescere nell’amore vicendevole per il bene vostro e di tutto il quartiere. Auguri a tutti e a ciascuno: andiamo avanti con Cristo risorto, nostra sicura speranza.

Il Venerdì Santo

Dal momento della disubbidienza a Dio nel Paradiso Terrestre, l’obbedienza a Dio da parte dell’uomo era andata sempre più deteriorandosi, nonostante i richiami dei vari personaggi che Dio continuamente mandava (Mosè ed i vari profeti) al suo popolo per mantenerselo fedele.
Gradualmente, ma inesorabilmente, il primo peccato di superbia aveva corrotto a tal punto la mentalità dell’uomo da credersi indipendente e capace di scegliere da se stesso ciò che è bene da ciò che è male, senza tener conto della volontà di Dio, espressa nei Comandamenti consegnati a Mosè.
Dio, però, che ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza per averlo poi in sua compagnìa per tutta l’eternità, ha pensato di mandare il suo Figlio per insegnare all’uomo che se vuole raggiungere il fine della sua vita, deve vincere la sua superbia e sentire il bisogno di conoscere la volontà del Signore, cercando di conformarvisi a qualunque costo. Gesù, infatti, nella sua vita ha cercato non solo di insegnarci ad essere ubbidienti al Padre, ma, anche, ha sempre fatto la volontà del Padre.
Ricordiamo la dolce, ma ferma risposta che Gesù ha dato a sua Madre Maria, quando è stato ritrovato, dopo ben tre giorni di affannosa e preoccupata ricerca: “Perchè mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?”.
Dal momento dell’Incarnazione, il Padre ha avuto nel suo Figlio Gesù veramente l’esecutore perfetto della sua volontà, fino al sacrificio della propria vita. Gesù stesso aveva detto: “Nessuno ha un amore più grande di colui che ha il coraggio di offrire la propria vita per la persona amata!”, e lui lo ha fatto.
Infatti, quando Gesù uscì dal Cenacolo, la sera del Giovedì Santo, dove aveva istituito l’Eucaristìa ed il Sacerdozio, s’incamminò verso il monte degli ulivi dove c’era un giardino chiamato “Getsemani” e lì, dopo aver raccomandato ai suoi discepoli di pregare per non entrare in tentazione, si allontanò da loro circa un tiro di sasso, cadde in ginocchio e pregava, dicendo: “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice (della Passione e della morte)! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà!”.
Con queste parole, Gesù dava inizio alla sua terribile e dolorosissima passione. A questo punto, cedo volentieri la parola ad un’anima devota: “Nel Getsemani - confida Gesù - conobbi i peccati di tutti gli uomini del passato, del presente e del futuro! Fui fatto, quindi, ladro, assassino, adultero, bugiardo, sacrilego, bestemmiatore, calunniatore e ribelle al Padre, che, invece, ho sempre amato! Io, puro ed innocente, ho risposto al Padre come se fossi macchiato di tutte le impurità! In questo è consistito il mio sudare sangue: nel contrasto tra il mio amore al Padre e la sua volontà che voleva addossarmi tutto il marciume dei miei fratelli!
Ma ho ubbidito e, per amore dei miei fratelli, mi sono ricoperto di ogni macchia di peccato, pur di far il volere di mio Padre e darvi la possibilità di salvarvi dalla dannazione eterna! 
Forse nessuno crederà che molto più soffrii nel Getsemani che sulla Croce, perchè nel Getsemani ho dovuto vivere contemporaneamente un contrasto inimmaginabile: ero Figlio di Dio e quindi lo dovevo amare, ma, nello stesso tempo, ero suo acerrimo nemico e, quindi, lo dovevo odiare! In quel momento conobbi tutto il peso delle offese che al Padre mio erano e sarebbero state fatte, la mia Divinità, essendosi unita alla mia umanità, mi faceva conoscere tutta la bruttezza della ribellione e della disubbidienza a Dio operata dall’uomo, per questo raggiunsi il culmine del dolore e venni atterrato, sopraffatto e, fisicamente, distrutto. Se qualcuno mi avesse visto in quel momento, sarebbe morto di spavento per il solo aspetto fisico che avevo! lo sono stato capace di abbracciare ogni vostra colpa e tutte le vostre sofferenze, perché io ero voi e voi eravate me.
Fu una notte di vera tragedia per me! Il Padre mio mi preparava l’altare sul quale io, sua vittima innocente, dovevo essere immolato. lo dovevo prendere la colpa degli altri ed il Padre, che mi aveva mandato, attendeva quella notte per dare agli uomini la misura del suo Amore, con il sacrificio cruento di me, suo amato Figlio. Quale angoscia nel mio cuore alla visione dei peccati degli uomini: ero la luce e non vedevo che tenebre, ero fuoco e non sentivo che gelo, ero l’Amore e non avvertivo che odio, ero la gioia e non sentivo che tristezza, ero il Bene e non sentivo che il male, ero Dio e mi sentivo un verme, ero il Giudice e mi sentivo un condannato, ero il Santo e mi vedevo il più grande peccatore...” Con questo stato d’animo, Gesù affronta il processo, la condanna e la conseguente salita al Calvario dove verrà crocifisso e, dopo ben tre ore di straziante agonìa, morirà, dopo aver affidato la sua madre Maria al discepolo prediletto, Giovanni, l’evangelista, l’unico apostolo che ha avuto il coraggio di seguirlo fino alla morte.
“Tutto è compiuto!”: ecco l’ultima affermazione che Gesù farà per indicare che la volontà del Padre è stata compiuta fino in fondo; ma la morte di Gesù non significa la fine di tutto, come desideravano i suoi crocifissori, ma l’apertura alla vita, perché Gesù non è venuto solo per morire, ma per dare la vita e la sua morte dà la vita e la sua vita in noi comporta però la morte del nostro io - peccatore.
“Chi perde la propria vita - dirà Gesù - la ritroverà!” ma il ritrovamento avviene solo alla luce del Risorto (la vittoria definitiva sulla morte e sul peccato). La morte di Gesù sulla Croce è il vero e definitivo sacrificio pasquale, tutto è consumato, ma tutto inizia nella luce della Redenzione; mai una morte è stata apportatrice di salvezza come questa.
Ecco allora il nostro compito che il Padre, facendoci nascere e diventare cristiani con il Battesimo, ci ha affidato: “Far conoscere a tutti che il Padre ha voluto il sacrificio del suo unico Figlio Gesù per dare a ciascuno di noi la possibilità di salvarsi”. Però questo non potrà avvenire senza la nostra collaborazione, perché il Signore rispetta la nostra libertà.
S. Paolo ce lo dice molto chiaramente:”... Nella misura nella quale partecipate alla sofferenza di Cristo (facendo morire il peccato in noi), parteciperete anche alla gioia della sua Risurrezione”.
Il Venerdì Santo, facendoci rivivere la passione e la morte di Gesù, ci ricorda il nostro impegno di figli di Dio a lavorare perché trovi attuazione il desiderio del Padre: “Fare di Cristo il cuore del mondo”.
Del resto, questo è anche il desiderio di Gesù che ha detto: “Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me!”.

domenica 17 marzo 2013

Le nostre celebrazioni pasquali

24 MARZO - DOMENICA DELLE PALME
GESÙ ENTRA A GERUSALEMME
Alle ore 10,45 raduno dei ragazzi e dei fedeli in piazza Omegna, benedizione degli ulivi e processione all’oratorio di S. Fereolo dove si celebrerà la S. Messa. La Messa delle ore 10,30 al S. Cuore è sospesa, e così pure quella delle ore 11,30. Tutti i ragazzi sono attesi alle ore 10,30 con i loro genitori.

28 MARZO - GIOVEDI’ SANTO
CELEBRIAMO LA CENA DEL SIGNORE
  • ore 8,30 celebrazione comunitaria dell’ufficio delle letture e delle lodi in S. Fereolo
  • ore 18 Cena del Signore a S. Fereolo
  • ore 21 Cena del Signore al S. Cuore
A questa celebrazione invitiamo tutti i fedeli, ma in modo particolare tutti gli operatori pastorali della parrocchia. A questa celebrazione segue l’adorazione guidata.

29 MARZO - VENERDI’ SANTO
CELEBRIAMO LA MORTE DEL SIGNORE GESÙ
  • ore 8,30 celebrazione comunitaria dell’ufficio delle letture e delle lodi in S. Fereolo
  • ore 15 Solenne azione liturgica a S. Fereolo
  • ore 21 Solenne Via Crucis partendo da via Salvemini 5, via Dei Tigli, Viale Pavia, via Michelangelo, via Raffaello, cortile oratorio

30 MARZO - SABATO SANTO
ATTENDIAMO LA RISURREZIONE DEL SIGNORE GESU’
  • ore 8,30 celebrazione comunitaria dell’ufficio delle letture e delle lodi in S. Fereolo
  • ore 22 celebrazione della Resurrezione del Signore nella chiesa del S. Cuore
31 MARZO
PASQUA DEL SIGNORE GESU’
L’orario delle Messe è quello festivo sia a S. Fereolo che al Sacro Cuore
alle ore 10 S. Messa solenne in S. Fereolo

LE NOSTRE CONFESSIONI
La Pasqua del Signore Gesù deve diventare la nostra Pasqua. E diventerà nostra nella misura in cui moriremo al peccato e rinasceremo con lui alla vita nuova.
Questo è possibile solo se ci accosteremo, con la buona volontà di convertire il nostro cuore, alla confessione e alla Comunione del Corpo del Signore Gesù.
Nei giorni precedenti la Pasqua, i sacerdoti saranno sempre disponibili: basta avvertire.
Ecco gli orari delle confessioni programmate: 
  • Ragazzi di quarta elementare: sabato 16 marzo ore 10
  • Ragazzi di quinta elementare: sabato 23 marzo ore 10
  • Ragazzi delle medie: martedì 26 marzo ore 15,30
  • Adolescenti: martedì 26 marzo ore 21
  • Giovani e adulti: mercoledì 27 marzo ore 21 in S. Fereolo
  • Per tutti: Sabato Santo 30 marzo mattino dalle ore 9,30 alle ore 11,30 a S. Fereolo; pomeriggio dalle ore 14,30 alle 19 a S. Fereolo e al S. Cuore 
Come sempre si prega di non rimandare all’ultimo momento questo incontro con la misericordia del Signore. Se vogliamo che il sacramento del perdono non sia subìto, ma vissuto, occorre del tempo sia per prepararsi che per celebrarlo.

COMUNIONE PASQUALE AGLI AMMALATI E ANZIANI
Nei giorni precedenti la Pasqua i sacerdoti sono disponibili per la confessione e la comunione agli anziani e ammalati nelle case. Si prega di avvertire per tempo.

Il Giovedì Santo

Dopo un periodo abbastanza lungo di preparazione alla S. Pasqua, inteso come un tempo di ascolto più frequente della Parola di Dio, di più intensa preghiera e di più generosi sacrifici per favorire ed immedesimarci maggiormente nel Risorto, si arriva al Triduo Pasquale che inizia con la celebrazione solenne della S. Messa “in Coena Domini” (nella Cena del Signore) la sera del Giovedì Santo.
Mentre Gesù si avvìa alla donazione della sua vita in sacrificio espiatorio per la nostra salvezza, istituisce l’Eucaristìa che è simbolo e sorgente di carità ed istituisce anche il sacerdozio con le parole: “Fate questo in memoria di me!” rivolte agli Apostoli presenti.
Dell’Eucarestia si è già parlato in altre occasioni; penso sia più opportuno dire qualche cosa sul Sacerdozio, dato anche il momento piuttosto critico in cui viviamo (estrema confusione...).
“Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo, se, invece, muore, produce molto frutto!” dice Gesù nel Vangelo. Ebbene, Gesù è morto e, dalla sua morte, è iniziato l’aumento dei suoi seguaci: dagli Apostoli sono venuti i Diaconi, i Presbiteri (Preti) ed i fedeli laici.
Agli Apostoli sono succeduti i Vescovi, i Diaconi sono stati “riesumati” dal Concilio Ecumenico Vaticano II che ha specificato il Sacerdozio ministeriale (quello dei preti) ed il Sacerdozio comune dei fedeli, coinvolgendoli maggiormente ed attivamente nel campo pastorale.
Ma, chi è il prete? E’ il rappresentante del Vescovo nelle varie comunità parrocchiali perché ha ricevuto il Sacramento dell’Ordine che lo abilita a celebrare, in nome di Gesù, la S. Messa ed a perdonare i peccati dei penitenti. E’, quindi, la persona più a contatto dei fedeli ed è quella che dà la possibilità alla Chiesa di adempiere la sua missione espressa da Gesù con quel comando: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura” (cfr. Marco 16, 15), e l’altro: “Fate questo in memoria di me!”, cioè il comando di evangelizzare tutte le genti e di rinnovare il sacrificio del suo corpo dato e del suo sangue versato per la vita del mondo.
La missione del prete, quindi, è quella di prolungare nel tempo la missione di Gesù; ecco perché, ricordo, già dai primi anni di Seminario, cercavano di inculcarci l’idea che il Sacerdote è “lo stesso Cristo” per convincerci che se volevamo diventare preti, dovevamo abituarci ad avere sempre davanti un solo ed unico modello: Gesù! e, di conseguenza, sforzarci per vivere come vivrebbe Gesù se fosse al nostro posto.
Il fatto che il prete è sempre a contatto con la gente rende facile il pericolo che si lasci trascinare dall’andazzo del tempo e perda di vista il suo Modello (Gesù), assumendo un po’ alla volta un tenore di vita più conforme alla società in cui vive, perdendo il significato profetico della sua vita.
Per questo la Chiesa si è sempre preoccupata della formazione dei preti e della fedeltà alla loro scelta; basterebbe ricordare gli ultimi due Pontefici: Giovanni Paolo II con l’esortazione apostolica: “Pastores dabo vobis” (darò a voi dei pastori) del Giovedì Santo del 1992 e Benedetto XVI che ha indetto addirittura l’Anno Sacerdotale, esprimendo l’auspicio che “Tale anno vuole contribuire a promuovere l’impegno d’interiore rinnovamento di tutti i sacerdoti per una loro più forte ed incisiva testimonianza evangelica nel mondo d’oggi” (lettera pontificia del 18/06/09), proponendo come esempio il S. Curato d’Ars.
In un libro-intervista che il giornalista Vittorio Messori ha scritto nel 1986, intervistando l’allora Cardinale Joseph Ratzinger che era prefetto della Sacra Congregazione per la Dottrina della fede, già da allora il futuro Papa sottolineava che la Chiesa ha bisogno di preti santi e non di preti-manager. La condizione stessa del prete - continua Ratzinger - è singolare perché estranea alla società d’oggi e sembra incomprensibile una funzione esercitata sulla gente, ma che non si basa sul consenso della “maggioranza”, ma sulla rappresentanza di un “Altro” che partecipa ad un uomo la sua autorità.
Oggi si esercita sul sacerdote una pressione culturale perché passi da un ruolo “sacrale” ad un ruolo “sociale” in linea con i meccanismi democratici di “consenso dal basso”.... (cfr. “Rapporto sulla fede - Vittorio Messori a colloquio con Joseph Ratzinger - ed. Paoline).
Certamente se il prete fosse capace di essere un po’ più riflessivo ed attento al significato delle parole che pronuncia quando celebra la S. Messa e quando recita i vari Salmi nella liturgia delle Ore e quando amministra i vari Sacramenti, troverebbe motivi sufficienti per mantenere un modo di vivere veramente “da prete”, diventando un salutare richiamo per tutti i fedeli.
Permettetemi di concludere questo scritto con una “Lettera aperta ai Sacerdoti” scritta dallo scienziato Enrico Medi, morto nel 1974 e del quale è in corso la causa di beatificazione. Innanzitutto esorta i sacerdoti a sostare più tempo ai piedi dell’Altare, a interessarsi alle cose dello spirito, a lasciare ai laici le tante incombenze da cui vengono distratti inutilmente. Celebra i divini Misteri con fede e con disagio: mai, infatti se ne ritiene degno. Davanti a lui, peccatore tra i peccatori, i fedeli s’inginocchiano e implorano il perdono… di tutti si sente il servitore… “Mi sono sempre chiesto – continua - come fate a vivere dopo aver celebrato la S. Messa. Ogni giorno avete Dio fra le mani.... !”.
Don Maurizio Patriciello che riporta l’articolo su “Avvenire”, continua con alcune sue considerazioni: “... Quante volte, giunto a sera, contemplo incredulo le mie mani. Chissà che ne sarebbe stato se Gesù non le avesse fatte sue. Le mie mani, la mia voce, la mia vita, capaci di costringere il Figlio di Dio a diventare Pane, Pane da mangiare, Pane da adorare. Pane nella Chiesa per ricordarci che tutti siamo figli di Dio, tutti siamo poveri, tutti siamo peccatori. Dio ci ama, solo chi ama veramente può capire.”
Siete grandi - continua il professor Medi - siete le creature più potenti, comandate addirittura a Dio! Sacerdoti, vi scongiuriamo: siate santi! Se siete santi voi, noi siamo salvi. Se non siete santi voi, noi siamo perduti! Troppa grazia è stata riversata nel cuore di un povero uomo (nel prete) per poterla contenere... I preti, confusi e riconoscenti, abbassano umilmente il capo e supplicano: aiutateci e sosteneteci nella nostra e vostra vocazione! Usateci misericordia quando, senza volerlo, non apprezziamo appieno il dono ricevuto. La nostra è solo incapacità.
Permettere a Dio di riflettere la luce sfolgorante, in cui è sempre avvolto, in un opaco frammento di terra cotta (che sono i preti) non è facile.
Se lasciamo che Gesù occupi il trono della nostra vita e saremo uniti (preti, laici e religiosi) con la disponibilità nell’aiutarci a portare e sopportare il peso, le gioie e le speranze della vita, allora ci salveremo tutti. Ed è quello che Dio, più di ogni altra cosa, vuole e desidera e dovrebbe essere anche il desiderio di ciascuno di noi. Dopo queste considerazioni, penso che ogni cristiano, se ama veramente la Chiesa, deve sentire il dovere di pregare per i Sacerdoti perché possano veramente immedesimarsi in Gesù e, con Lui, cooperare efficacemente alla salvezza del mondo, preoccupandosi maggiormente della salvezza delle anime, più che di quella dei corpi, come, del resto, ci ha insegnato ed ha fatto Gesù.
Si otterrà minor plauso dalla gente, ma più approvazione ed aiuto da Gesù che deve continuamente essere visto come il nostro unico modello anche ai nostri giorni.

sabato 2 marzo 2013

Chiamati a fare Pasqua

Ancora tre settimane e poi sarà Pasqua, la grande festa dei cristiani. E poiché noi come cristiani poniamo in Cristo, morto e risorto, tutta la nostra vita, vogliamo non solo prepararci a questo appuntamento, ma soprattutto viverlo e far in modo che caratterizzi il nostro vivere e porti nel mondo la vera forza rinnovatrice.

DOBBIAMO PREPARARCI
Per vivere la Pasqua cristiana, ma anche per comprendere qualcosa del grande avvenimento di morte e di risurrezione che celebreremo nel triduo della settimana santa, noi dobbiamo prepararci non come vogliamo noi, ma come desidera il Signore.
La vera preparazione consiste in primo luogo nel riconoscersi bisognosi di salvezza. E questa sarà possibile solo assecondando in modo sincero quell’anelito profondo che sale dal nostro cuore.
Tutti infatti cerchiamo qualcosa che dia senso alla vita. E, una volta percepito, dobbiamo cercare di dargli una risposta. Per noi, questa risposta è Gesù Cristo morto e risorto. Lui infatti è la nostra salvezza.

GLI ESERCIZI SPIRITUALI
Sono incontri di preghiera, silenzio e ascolto della Parola di Dio in chiesa a S. Fereolo. 
Si terranno nei giorni di martedì 5 marzo, mercoledì 6 marzo e giovedì 7 marzo.
Alle ore 15 per i pensionati parlerà don Peppino Codecasa, direttore dell’ufficio diocesano pellegrinaggi.
Alle ore 21 per giovani e adulti parlerà don Vincenzo Giavazzi, rettore del collegio Vescovile di Lodi.

LE NOSTRE VIE CRUCIS

  • venerdì 8 marzo alle ore 21 presso il salone del teatro in oratorio e sarà animata dai ragazzi delle elementari;
  • venerdì 15 marzo alle ore 21 presso la chiesa del S. Cuore e sarà animata dai ragazzi delle medie;
  • venerdì 22 marzo alle ore 20,30 “statio quaresimale cittadina” al Crocifisso della Maddalena, presieduta dal Vescovo;
  • venerdì 29 marzo alle ore 21, Via Crucis solenne per le vie del quartiere.

Questa preparazione dovrà allora sfociare poi in una confessione dei nostri peccati. Ecco il secondo passo. Non c’è vera Pasqua senza una sincera confessione delle proprie infedeltà a Dio, ai fratelli e a se stessi. Purificati dalla bontà misericordiosa del Padre, potremo poi accogliere in noi Cristo risorto. E così rinnovati per mezzo dello Spirito, saremo creature nuove.

VIVERE LA PASQUA
Non basta prepararci, non è sufficiente aderire a Cristo risorto accostandoci al suo corpo con la comunione pasquale. La Pasqua del Signore Gesù deve diventare nostra. In una parola, dobbiamo vivere la Pasqua. Lui infatti muore e risorge per noi, per ciascuno di noi e per l’umanità intera. Tutto questo consiste nel camminare in novità di vita, essere, come dice appunto S. Paolo, uomini e donne nuovi nel profondo del proprio essere, nel proprio agire. 
Il cristiano è un uomo fatto nuovo nel mistero d’amore della morte e risurrezione del Signore.
E questo comporta in un primo momento di lasciarsi raggiungere da Cristo risorto partecipando alla veglia Pasquale, non solo fisicamente, ma soprattutto accogliendo nel proprio cuore il pane della vita, cioè Cristo stesso. E’ lui infatti che ci trasfigura e ci rinnova nel profondo del nostro essere. Vissuto tutto questo, ne viene poi di conseguenza l’impegno di vivere da uomini e donne rinnovati. Vale a dire essere cristiani visibili e credibili davanti a tutti e in ogni situazione. Ciò che abbiamo vissuto, siamo chiamati a manifestarlo con le parole e con le opere.


PER IL VERO RINNOVAMENTO
Se viviamo da persone rinnovate, noi portiamo nel mondo una forza nuova, quella che rinnova ogni cosa. Chi rinnova il mondo, la società, i nostri ambienti, non sono le leggi e i proclami, ma le persone nuove, fatte nuove nella Pasqua di Cristo. Oggi attendiamo un po’ tutti il rinnovamento di questa società stanca e senza valori. Il cristiano è allora chiamato a mettere nel terreno di questo mondo il vero germe di salvezza che è Cristo. 
Compirà questo solo se avrà fatto veramente Pasqua.