venerdì 27 dicembre 2013

L'Eucarestia ricevuta

L’intenzione di Dio quando ha pensato di creare l’uomo era quella di crearlo a sua immagine e somiglianza, metterlo in un paradiso terrestre e, dopo una certa prova, chiamarlo nel Paradiso celeste. Il Demonio ha cercato d’intralciare questo progetto di Dio, facendo sbagliare l’uomo, cercando di cancellare questa immagine di Dio; Dio, però, è intervenuto, inventando, nel suo amore smisurato, il modo per ridare all’uomo questa immagine divina, mandando in questo mondo il suo unico Figlio che, attraverso l’invenzione dell’Eucaristia, potesse raggiungere lo scopo...
Dopo aver letto e, spero, meditato, alcuni pensieri di due maestri di spirito (card. Mercier e l’abate Courtois) penso che ogni cristiano sia invogliato a venire più spesso in Chiesa per partecipare alla S. Messa, essendo la preghiera più gradita al Padre, poiché è Gesù stesso che la offre, al quale ci uniamo anche noi. Se noi teniamo presente che la S. Messa è il “rivivere’ il sacrificio del Calvario (infatti sull’altare vi sono l’ostia ed il calice che simboleggiano il corpo ed il sangue di Gesù, separati per indicare la morte della vittima-Gesù) ed il “rivivere” l’ultima Cena, dovremmo cercare di avere anche i pensieri che aveva la Madonna quando accompagnava Gesù al Calvario, ed i pensieri che avevano gli apostoli nell’ultima Cena. Allora non dovremmo più dare spazio alle chiacchiere che distraggono.
Dal capitolo sesto del vangelo di Giovanni abbiamo queste affermazioni di Gesù “Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno ed il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo. In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. ...Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me ed io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me, vivrà per me...”.(cfr. Gv. 6, 51-58).
In queste poche righe si può dire che c’è tutta la potenzialità dell’Eucaristia.
Innanzitutto notiamo che Gesù ha scelto il pane, che è il cibo normale dell’uomo, ed il vino che è la bevanda che normalmente accompagna il pane e dà anche la gioia, come canta il salmo: “il vino che allieta il cuore dell’uomo”. Quindi Gesù ha scelto il nutrimento normale dell’uomo: pane – vino.
Nel primo libro dei re, ai capitoli 18 e 19, viene narrata la sfida che il Profeta Elia ha sostenuto contro i 400 profeti del dio Baal: riuscì a far scendere dal cielo il fuoco che consumò le vittime sull’altare, mentre i profeti di Baal non erano riusciti e furono tutti uccisi. La regina Gezabele lo seppe e minacciò di morte Elia, che dovette fuggire.
Stanco, si fermò sotto una ginestra e si addormentò. Un angelo del Signore lo svegliò, facendogli trovare vicino una focaccia ed un orcio di acqua e gli disse: “Alzati, mangia e bevi perché è troppo lungo per te il cammino!” Elia si alzò, mangiò e bevve e con la forza di quel cibo, camminò fino al monte di Dio, l’Oreb, dove ricevette dal Signore una missione importante da compiere. Ebbene, quella miracolosa focaccia che diede ad Elia la forza necessaria e sufficiente per raggiungere la meta, è simbolo dell’Eucaristia che ci rafforza e ci sostiene nel faticoso cammino della vita. Dobbiamo, però, notare una cosa molto importante sulla quale noi, probabilmente, non riflettiamo a sufficienza: come il nutrimento non solo ci mantiene in vita e ci dà forza, ma ci fa crescere perché la parte più nutriente del cibo viene assorbita e diventa una cosa sola con il nostro organismo, così anche la S. Comunione non solo ci mantiene in grazia di Dio, ma, anche, ci deve far crescere in santità. Don Stefano Chiapasco infatti, nel primo incontro sull’Eucaristia tenuto martedì 3 dicembre, ha affermato molto chiaramente che “tutte le volte che noi riceviamo la Comunione, dovremmo diventare sempre più santi!”
Partecipare alla S. Messa senza ricevere la S. Comunione è come partecipare ad un banchetto di nozze ed accontentarsi di guardare gli altri commensali che mangiano, mentre il desiderio di Gesù, espresso molto chiaramente nel vangelo di Giovanni, è che quando noi partecipiamo alla S. Messa abbiamo anche a ricevere il suo corpo ed il suo sangue, affinché diventino una cosa sola con noi. Quando il celebrante o il diacono congedano i fedeli perché la Messa è finita, ogni fedele deve sentirsi affidare la continuazione nel mondo della missione di Cristo. La Messa di Gesù è finita ora inizia la vostra.
Le parole che S. Paolo indirizzava ai fedeli di Roma le dobbiamo prendere in questo senso: diceva l’apostolo: “Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio, è questo il vostro culto spirituale. Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare, rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto” (cfr. Rm. 12, 1).
Quindi Gesù, avendo “inventato” l’Eucaristia, che, se ben ricevuta, rende l’uomo simile a lui, ha portato a compimento la missione ricevuta dal Padre:”ridare all’uomo l’immagine di Dio, cancellata dal peccato, rendendolo ancora capace, se collabora, di andare in Paradiso”.
Iniziando un nuovo anno civile, che, sempre, lo dobbiamo vedere come un Grande dono dell’amore di Dio, si presenta a ciascuno di noi l’occasione propizia per formulare dei buoni propositi che vadano sempre d’accordo con quelli che il Signore vuole da ciascuno di noi perché è di questo che il Signore ci domanderà conto al termine della nostra vita terrena.
Concludendo, dobbiamo riconoscere che, per un cristiano, non è sufficiente partecipare alla S. Messa, ma deve anche viverla durante la giornata, così migliora anche la sua condotta di vita, poiché dà una buona testimonianza di vita vissuta.

domenica 15 dicembre 2013

Dio per noi si fa bambino

L’amore quando è vero inventa un’infinità di modi per donarsi. Amare è infatti un bisogno del cuore. Chi ha cuore inevitabilmente ama. Quando non si ama è perché normalmente non si ha cuore. E’ vero e lo diciamo tutti. E lo diciamo soprattutto quando sentiamo che ciò che ci viene fatto o riceviamo è eseguito senza amore. Dio, invece, per manifestarci il suo amore, oltre a tutto il creato che i nostri occhi contemplano e alla nostra stessa vita, che spesso viviamo da padroni (mentre è un puro dono d’amore di Dio) si è fatto bambino.
Quel bambino che è nato a Betlemme e che rinasce nella fede, ancora, anche in questo Natale, non è un semplice bambino. Se anche lo si vedesse soltanto come creatura, come sono tutti i nostri bambini, sarebbe già qualcosa di grande. Sì, perché un bambino che nasce è un capolavoro d’amore, in primo luogo da parte di Dio che con la sua potenza lo fa nascere, e poi dei suoi genitori perché è il frutto del loro amore sponsale. 


UN CAPOLAVORO
Quel bambino che la Vergine Maria ha dato alla luce e che noi ancora accoglieremo anche quest’anno è l’espressione concreta dell’amore di Dio per ciascuno di noi, per l’umanità intera. Un capolavoro d’amore. E’ tale perché viene dal cielo e viene per ciascun uomo. Non esclude nessuno. Viene per amore e si offre gratuitamente. Nel donarsi non pretende nulla, chiede soltanto di accoglierlo nel proprio cuore. Non ha bisogno di un cuore speciale, vuole soltanto che sia ben aperto, disponibile all’accoglienza, desideroso di stare un po’ con lui. Tutti quindi possono accoglierlo, per tutti ha un suo particolare dono.


IL SUO DONO
Un vecchio proverbio diceva che ogni bambino che nasce, nasce con il suo cestino. Vale a dire porta con sé qualcosa di buono, di bello. Il bambino che è nato e che nascerà ancora nella solennità del Natale, porta con sé un “cestino particolare”, ma anche speciale, unico e irripetibile. E’ inoltre un dono che non fa rumore, non è incartocciato, non è nemmeno vecchio o fuori moda, non è neppure commerciabile. E’ pienamente e perfettamente firmato. Non ci sono imitazioni o falsificazioni. E’ autentico, perfetto. Il dono che fa a ciascuno di noi, all’umanità intera, è lui stesso. Infatti lui in persona è tutto dono, pienamente dono. In poche parole, ci dona se stesso.


MA IN CHE COSA CONSISTE?
E’ amore. Viene a rivelarci e nello stesso tempo ad essere l’amore di Dio per ogni uomo. L’amore di Dio si è quindi fatto visibile. Tutti ora lo possono conoscere tramite quel Bambino. Lui infatti in carne ed ossa fa vedere che cos’è l’amore di Dio per gli uomini. Dio, che non aveva bisogno degli uomini e nemmeno aveva bisogno di far vedere il suo amore, perché lui bastava a se stesso, ha voluto farsi vedere. Dice infatti e molto bene un mistico, che Dio, per far vedere e dare agli uomini il suo amore, ha inventato l’annientamento. Dall’altezza della sua gloria e potenza si è annientato, si è fatto bambino. E non contento di questo, ci ha rivelato il suo amore, come dice molto bene S. Bernardo con queste parole: “Dio Padre ha inviato sulla terra un sacco, per così dire, pieno della sua misericordia; un sacco che fu strappato a pezzi durante la passione perché ne uscisse il prezzo che chiudeva in sé il nostro riscatto; un sacco certo piccolo, ma pieno, se «ci è stato dato un Piccolo» (Is 9, 6) in cui però «abita corporalmente tutta la pienezza della divinità» (Col 2, 9). Quando venne la pienezza dei tempi, venne anche la pienezza della divinità. Venne Dio nella carne per rivelarsi anche agli uomini che sono di carne, e perché fosse riconosciuta la sua bontà manifestandosi nell’umanità”.


ECCO GLI AUGURI
Accogliete questo Bambino. Accoglietelo in questo nuovo Natale, accoglietelo in tutti i giorni della vostra vita. Non abbiate paura. Viene e vuole essere tutto per voi, per aiutarvi nel faticoso cammino della vita. Perché possiate accoglierlo vi assicuro le mie preghiere. Durante la Messa di Natale presenterò al Signore ciascuno di voi con le vostre pene e le vostre difficoltà. Ormai le conosco molto bene. Ma anche voi ricordate al Signore i vostri sacerdoti: abbiamo infatti bisogno noi pure di Lui.
Accogliete allora da parte mia, ma anche da parte di don Roberto e di don Marco, i nostri migliori auguri con la speranza che celebrando nuovamente nella fede il Natale di quel Bambino Gesù possiate sperimentare ancora una volta e sempre più profondamente la grandezza, l’altezza e la profondità dell’amore di Dio per voi.