domenica 27 ottobre 2013

Novembre, mese dei morti


Per il credente ogni mese ha una sua particolarità riguardo alla fede e alle svariate devozioni. Maggio è il mese di Maria Vergine. Ottobre il mese della Madonna del rosario. Ci sono poi l’Avvento e la Quaresima: mesi nei quali si è impegnati a vivere un vero cammino di conversione. Arriva pure novembre che è il mese dei morti. 



SOLO UN RICORDO?
Questo mese ci è dato solo per ricordare chi ci ha lasciato o anche per altre motivazioni? Per il vero credente il mese di novembre fa sì ricordare i propri cari, ma anche chiama tutti a pregare per i defunti. Il ricordo è per noi, la preghiera è per loro. Loro non hanno bisogno di ricordarci, ci vedono e ci pensano e soprattutto ci aiutano a vivere secondo la volontà di Dio perché vogliono vederci in paradiso. E’ il messaggio della parabola del povero Lazzaro e del ricco epulone.


LA PREGHIERA
Da noi loro si attendono la preghiera per poter accedere al paradiso. Se vogliamo bene ai nostri cari, cerchiamo di unire la preghiera al loro ricordo. L’andare al cimitero non sia allora soltanto una visita di cortesia, solo per mettere dei fiori, ma un’occasione per qualche preghiera. 
Non dimentichiamo soprattutto di accostarci ai sacramenti per far loro un dono ancora più grande. Essi infatti sanno che una nostra buona confessione e una nostra santa comunione facilitano la loro entrata in paradiso e nello stesso tempo ci fanno diventare migliori, come loro appunto desiderano. Con questo gesto si ottengono due frutti: uno per loro e uno per noi.
A questa celebrazione invitiamo tutti coloro che vogliono ricordare i propri cari, ma in modo particolare chi in questo anno ha perso un proprio congiunto.


UN INVITO PER RICORDARLI
Come abbiamo fatto in questi anni, invitiamo tutti i fedeli a prendere un cero in chiesa e ad accenderlo alla propria finestra alla sera dei santi in segno di ricordo e di preghiera per i propri cari. Al cero sarà unito un foglio illustrativo circa le modalità e la preghiera da recitare al momento dell’accensione.

L'anno dell'Eucarestia - un dono per vivere da figli


Forse qualcuno si sarà chiesto: “Ma perché noi quest’anno ci impegniamo sull’Eucarestia? C’è forse tra noi qualche problema?”. Rispondiamo subito che non c’è nessun problema. Vogliamo soltanto andare avanti a conoscere i sacramenti per poi viverli nella nostra vita personale e comunitaria.



SIAMO FIGLI DI DIO
Con l’anno della fede ci siamo impegnati a riflettere sul Battesimo. Era un dovere. Tutta la Chiesa infatti era impegnata a riscoprire e rinnovare la propria fede in Dio Padre, Figlio e Spirito Santo. Noi non potevamo fare diversamente. Siamo Chiesa e con la Chiesa vogliamo vivere tutti i giorni della nostra vita. Noi come parrocchia abbiamo puntato sul Battesimo in quanto è il sacramento che genera la fede nel cuore di chi lo ricevere. Avendolo ricevuto, ci siamo così impegnati a richiamare non solo quel santo giorno, ma anche a riscoprire la fede ricevuta in dono. Molti hanno letto le loro date sui tabelloni messi accanto al nostro fonte battesimale. Molti hanno preso le immagini con la preghiera con la quale chiedere al Padre celeste il rinnovamento della grazia battesimale. I frutti di questo lavoro spirituale li conosce solo il Signore. A noi basta solo la gioia di aver fatto qualcosa di bello e di significativo per i fedeli che amano dirsi cristiani.


AI FIGLI DIO DA’ UN PANE SPECIALE
L’amore di Dio Padre non solo ci fa suoi figli, ma desiderando vederci crescere nella vita divina ricevuta in dono, ci offre un pane tutto particolare: l’Eucarestia. Come un vero padre e una vera madre desiderano che il proprio bambino cresca e sviluppi la vita ricevuta dal loro amore, così fa Dio Padre nei nostri confronti una volta fatti suoi figli. Poiché Dio ci ama di vero ed autentico amore, non ci vuole spiritualmente anchilosati, non ci vuole handicappati, non ci vuole nemmeno eterni bambini, ma figli pienamente realizzati. E così, come per lo sviluppo fisico ci vogliono il pane e tanti altri nutrimenti, così Dio Padre ci offre un pane speciale che porta in sé tutte le ricchezze possibili per la realizzazione piena e perfetta della vita dei suoi figli.


IN QUEL PANE C’E’ TUTTO
Quando parliamo di pane offerto dal Padre ai suoi figli, dobbiamo avere uno sguardo molto ampio. Non si tratta solamente di pensare alla Comunione, ma soprattutto alla Messa dalla quale viene a noi il pane che è il corpo del Signore Gesù. Come pure dobbiamo pensare alla sua presenza nei nostri tabernacoli, che è sempre il suo corpo che rimane tra noi. In una parola il Signore Gesù - a nome e a gloria del Padre - ci offre il suo memoriale che è la Messa, la Comunione e la sua presenza continua tra noi. Come abbiamo detto già diverse volte, il Padre ci offre l’Eucarestia perché celebrandola ci lasciamo coinvolgere nel mistero di salvezza di suo Figlio, ricevendola ci lasciamo potenziare e trasfigurare dalla potenza del corpo di Gesù, e adorandola abbiamo a lasciarci coinvolgere nella dinamica del suo amore. 


UN MOTIVO PARTICOLARE
Come già abbiamo detto all’inizio, Dio Padre desidera che cresciamo spiritualmente come suoi figli. In una parola, abbiamo a diventare santi come lui è santo. Ma dandoci l’Eucarestia egli desidera anche che noi diventiamo a nostra volta segno vivo del suo amore in questa società nella quale siamo chiamati a vivere. Celebrando infatti il suo amore nella Messa, ricevendo il corpo di suo Figlio con la Comunione e lasciandoci amore con l’adorazione, noi siamo chiamati ad essere a nostra volta “Eucarestia”, cioè presenza viva del Signore Gesù, presso tutti coloro che incontriamo, in famiglia, nei caseggiati, negli ambienti di lavoro e della scuola. Tutto questo si realizzerà nella misura in cui vivremo veramente la Messa non solo assistendovi, ma anche se accoglieremo con fede e grande disponibilità il suo Corpo lasciandolo lavorare nella nostra vita, non solo mangiandolo come avviene per un normale pezzo di pane, e se lo adoreremo con frequenza e con tanto amore e non solo guardandolo qualche volta, la nostra vita personale e la nostra stessa comunità parrocchiale diventeranno segni vivi della sua presenza nel nostro quartiere.

SPERIAMO
Diciamo sinceramente che in tutto quanto abbiamo scritto sopra è racchiuso il nostro più vivo desiderio e nutriamo ferma speranza che tutto questo si realizzi per la gloria di Dio, per il bene della nostra comunità parrocchiale e per la nostra personale santificazione. Se questo avverrà daremo anche un aiuto al nostro quartiere. Siamo infatti convinti che il modo migliore per fare evangelizzazione non siano le attività nuove ed originali che possiamo inventare, ma sia rendere Cristo Signore sempre più e sempre meglio presente in noi e in mezzo a noi.

sabato 5 ottobre 2013

La nostra comunità è in festa

 


Tra qualche giorno vivremo la nostra sagra parrocchiale: la sagra di S. Fereolo. Si tratta di una festa caratterizzata da due splendidi volti completamente fusi uno nell’altro. Una comunità parrocchiale ha infatti un volto umano che si vede apertamente, ma ne possiede un altro che, pur non vedendosi, anima e sostiene la sua realtà visibile. Si tratta del volto umano e di quello spirituale. Nella sagra questi due volti si vedono molto bene. Uno si costruisce in Chiesa, l’altro nelle case, nel cortile dell’oratorio e nel quartiere.

QUEL VOLTO NASCOSTO
La comunità parrocchiale ha un suo particolarissimo volto che solo con gli occhi della fede si può vedere. Noi invece molto spesso, per non dire sempre, giudichiamo la parrocchia per ciò che vediamo. Consapevoli che ciò che caratterizza una comunità è il suo cuore, che è lo Spirito che la fa muovere, che è lo slancio che la proietta in avanti, cerchiamo, almeno brevemente, di dire qualcosa di questa nostra parrocchia.
Il suo cuore è grande  e cerca di allargarsi sempre di più, cercando di abbracciare sia i vicini, cioè quelli che la frequentano assiduamente, sia quelli che per diversi motivi ne sono lontani o che, pur vivendo in questo nostro quartiere, appartengono ad altre culture o religioni. Basta sostare alla porta della nostra Caritas parrocchiale per vedere che non si fa distinzione nel cercare di dare aiuto e sostegno. Basta guardare le nostre attività sportive, la vita ricreativa del nostro oratorio, e anche lì si vedono ragazzi e giovani di altre terre e di altre religioni.
Se poi guardiamo allo Spirito che la fa muovere, ci accorgiamo che non è il nostro. E’ quello che il Signore ci ha dato e che accogliamo continuamente nei nostri singoli cuori e nel cuore della comunità mediante le diverse celebrazioni che cerchiamo di vivere. Per quanto poi riguarda lo slancio, ci viene tutto dal Signore. Dobbiamo dire che ci proviene dall’ascolto della sua parola, dalla preghiera, e in particolare dall’adorazione. Siamo più che mai convinti che “senza il Signore non possiamo far nulla”. E’ allora, con le nostre ginocchia e con le nostre mani alzate nel silenzio adorante, che ricuperiamo forza e slancio per continuare a credere, a sperare e ad amare nonostante le difficoltà e i problemi che la vita ci offre. Una comunità parrocchiale che prega mette il Signore al primo posto e tutto affida a lui. Abbandonandoci a Lui, gli permettiamo di svolgere lui stesso l’attività pastorale di evangelizzazione. Questo è ciò che facciamo e che vogliamo continuare a fare.

QUEL VOLTO VISIBILE
Al volto nascosto deve corrispondere un volto concreto, visibile, sul quale tutti possono indirizzare i propri occhi. Si tratta della vita dei cristiani presa sia nella loro individualità sia nel loro ritrovarsi in gruppi. Ogni cristiano infatti dal suo modo di pensare, di vivere, manifesta il volto della Chiesa a cui appartiene. Così è dei gruppi, della comunità che si raccoglie per determinate iniziative. Quando si vivono a livello profondo determinati valori evangelici, questi dovrebbero vedersi in modo concreto nelle attività, nelle scelte dei singoli e  della comunità.
Se guardiamo alla nostra comunità parrocchiale noi possiamo vedere le scelte concrete e significative di vita che abbiamo fatto nel servizio ai poveri mediante la Caritas e la volontà di accoglienza verso tutti. La nostra Caritas infatti non vuole essere altro che le mani e il cuore della parrocchia rivolti a chi versa in necessità o vive situazioni di particolare precarietà. Basti vedere tutti i servizi che svolge a favore degli abitanti del quartiere. Li abbiamo elencati sul bollettino di settembre. Se guardiamo poi all’accoglienza, dobbiamo dire che non facciamo nessuna distinzione. Anche questo stile lo possiamo vedere nel servizio della nostra Caritas. Tutti vi possono accedere anche se sono di altre religioni o di culture diverse. Anche nell’attività sportiva vengono accolti ragazzi di ogni religione. In oratorio li vediamo vivere con molta spontaneità la ricreazione con i nostri ragazzi e questi stanno con loro senza nessun problema. Quando andiamo poi per il quartiere per la benedizione delle famiglie, noi sacerdoti bussiamo a tutte le case. Se non accettano la benedizione, instauriamo allora, quando è possibile, un discreto dialogo sulla loro provenienza e circa la loro attuale situazione, e poi porgiamo loro con rispetto il nostro più cordiale saluto.

VOGLIAMO ESSERE COMUNITA’ DEL SIGNORE
E’ questo il nostro intento più vivo. Desideriamo quindi costruire sempre più e qualificare sempre meglio la nostra immagine di Chiesa del Signore Gesù. E’ infatti attraverso questa che lui si rende ancora presente in mezzo al nostro quartiere. L’evangelizzazione si attua solo in questo modo. Le attività ci vogliono, ma se manca la testimonianza,  lui non può far nulla. Cerchiamo allora di svestirci di ciò che è superficiale e soprattutto in contrasto con il Vangelo. Facciamo parlare di Gesù la nostra vita sia personale che comunitaria, sia dei gruppi che delle famiglie.

VIVIAMO ALLORA LA NOSTRA SAGRA
Se siamo comunità del Signore qui nel popoloso quartiere di S. Fereolo, cerchiamo in questo mese, nel quale ci raccogliamo a far festa per la dedicazione della nostra Chiesa parrocchiale, di fare anche un salto di qualità come vita di comunità. Se questo avverrà sarà il regalo più bello che potremo fare al nostro quartiere.