martedì 19 dicembre 2017

Un Natale "... per il mondo"

Celebriamo il Natale nell’anno pastorale in cui il vescovo ci invita alla missione, all’apertura al mondo, all’annuncio del vangelo con una vita coerente. 
“… Per il mondo”: così suona il titolo della lettera pastorale che il vescovo Maurizio ha inviato a tutte le comunità cristiane della diocesi.

Gesù, Figlio di Dio venuto nel mondo
Il Natale del Signore non è privo di riferimenti al tema, a partire dal “festeggiato”: Gesù Cristo è il Figlio di Dio che assume la nostra umanità entrando nel mondo per annunciare che il tempo è compiuto, che Dio è vicino, che la salvezza è operata, che questa è l’occasione della conversione, che tutte le genti sono parte di questo disegno di salvezza e di felicità, nessuno escluso.
Natale è Dio nel mondo e nella storia, è Dio nella nostra umanità più concreta e travagliata. 
La missione della chiesa e dei credenti ha senso solo a partire da questa certezza: che Dio in Gesù Cristo si è fatto carne, è entrato nel tempo e nella storia, ha condiviso in tutto e per tutto la nostra umanità, ha dato la sua vita per noi, per la nostra salvezza.

Gli angeli, primi annunciatori della gioia che è Cristo
Nei vangeli del Natale incontreremo anche quest’anno la figura degli angeli che, a Betlemme, nella notte che ha cambiato il corso della storia, annunciano ai pastori “una grande gioia …”.
L’identità degli angeli è questa: annunciatori. Il loro compito è questo: annunciare.
Ci riconosciamo anche noi come destinatari di questa gioia che è il Dio con noi e al tempo stesso riconosciamo che nella nostra vita, nella storia della nostra fede ci sono stati “angeli” che ci hanno annunciato la gioia del Signore e ci hanno condotti verso Betlemme, verso il Dio bambino.

I “verbi” dei pastori
Se ci risulta difficile identificarci nella figura degli angeli come annunciatori di lieti eventi, ci riuscirà più semplice riconoscerci nella figura dei pastori: persone umili, ordinarie, quotidiane … Al tempo di Gesù, forse, persone poco raccomandabili o che, comunque, non godevano certo la stima della gente “per bene”. Il Signore ripone la sua fiducia nei pastori, primi destinatari dell’annuncio della nascita del Messia da parte degli angeli, ma anche, essi stessi, i primi “annunciatori”. 
Di essi si dice che “andarono, senza indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino”. 
E’ necessario smuoversi, alzarsi, e mettersi in cammino per incontrare il Signore. La fede è un cammino, è decisione che chiede di superare stanchezze, paure, incertezze: “Senza indugio!”.
E quindi si aggiunge che “riferirono ciò che del bambino era stato detto loro”: non si dice che partirono per qualche paese lontano come missionari. I pastori tornarono alla loro quotidianità “raccontando”: se la fede è incontro con il Signore, se la fede è esperienza del Signore Gesù e relazione forte con lui, allora la posso narrare, raccontare.
Incontrare e narrare
Il Natale è la storia di questo incontro tra Dio e l’uomo di ogni tempo, di ogni luogo. E’ la storia di un incontro per cui possiamo dire: egli è qui, è qui come il primo giorno; è qui, nelle pieghe della mia vita ordinaria, complessa, tribolata, ma anche ricca di opportunità, di doni, di gioie quotidiane.
Il nostro mondo, la nostra storia, il nostro quartiere, la nostra casa, ma anche il nostro cuore, hanno bisogno di questo annuncio: non un annuncio “asettico” o “dogmatico” o “intellettualistico”, ma il racconto di una esperienza, di un incontro, che mi ha scaldato il cuore, che me lo ha cambiato.

Auguri!
Vi auguriamo e ci auguriamo che il Natale possa essere celebrato così: un incontro vero con Gesù ma anche un incontro autentico tra di noi, al di là delle vuote formalità che rischiano di lasciare l’amaro in bocca. Un incontro vero, un’esperienza vissuta, da raccontare “… per il mondo”.

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