sabato 6 febbraio 2016

Il Vangelo della Domenica - 24 gennaio 2016


Un racconto di una modernità unica, do­ve Luca crea una tensione, u­na aspettativa con questo magistrale racconto, che si di­pana come al rallentatore: riavvolse il rotolo, lo riconse­gnò e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. E seguono le prime pa­role ufficiali di Gesù: oggi la parola del profeta si è fatta carne. Gesù si inserisce nel solco dei profeti, li prende e li incarna in sé. E i profeti, da parte lo­ro, lo aiutano a capire se stes­so, chi è davvero, dove è chia­mato ad andare: lo Spirito del Signore mi ha mandato ai po­veri, ai prigionieri, ai ciechi, agli oppressi. Da subito Gesù sgombra tutti i dubbi su ciò che è venuto a fare: è qui per togliere via dall'uomo tutto ciò che ne im­pedisce la fioritura, perché sia chiaro a tutti che cosa è il re­gno di Dio: vita in pienezza, qualcosa che porta gioia, che libera e da luce, che rende la storia un luogo senza più disperati. E si schiera, non è imparzia­le Dio; sta dalla parte degli ul­timi, mai con gli oppressori. Viene come fonte di libere vi­te, e da dove cominciare se non dai prigionieri? Gesù non è venuto per riportare i lon­tani a Dio, ma per portare Dio ai lontani, a uomini e donne senza speranza, per aprirli a tutte le loro immense poten­zialità di vita, di lavoro, di creatività, di relazione, di in­telligenza, di amore.  Il primo sguardo di Gesù non si posa mai sul peccato della persona, il suo primo sguar­do va sempre sulla povertà e sulla fame dell'uomo. Per questo nel Vangelo ricorre più spesso la parola poveri, che non la parola peccatori. Non è moralista il Vangelo, ma creatore di uomini liberi, veg­genti, gioiosi, non più op­pressi. Scriveva padre Van­nucci: «Il cristianesimo non è una morale ma una scon­volgente liberazione». La lie­ta notizia del Vangelo non è l'offerta di una nuova mora­le migliore, più nobile o più benefica delle altre. Buona notizia di Gesù non è neppu­re il perdono dei peccati.

La buona notizia è che Dio mette l'uomo al centro, e di­mentica se stesso per lui, e schiera la sua potenza di li­berazione contro tutte le op­pressioni esterne, contro tut­te le chiusure interne, perché la storia diventi “altra” da quello che è. Un Dio sempre in favore dell'uomo e mai contro l'uomo.
Infatti la parola chiave è “li­berazione”. E senti dentro l'e­splosione di potenzialità pri­ma negate, energia che spin­ge in avanti, che sa di vento, di futuro e di spazi aperti. Nel­la sinagoga di Nazaret è allo­ra l'umanità che si rialza e ri­prende il suo cammino verso il cuore della vita, il cui nome è gioia, libertà e pienezza.

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